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Sospeso dal servizio il militare rinviato a giudizio per peculato

di Ulderico Izzo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il rinvio a giudizio di un sottufficiale di ruolo dell'aeronautica militare, per il reato di concorso in peculato aggravato e continuato, è fortemente pregiudizievole per i valori che contraddistinguono lo status del militare e si pone in contrasto con i doveri di rettitudine morale richiesti all'appartenente alle Forze armate. La gravità e il disvalore dei fatti contestati dal giudice penale sono tali da rendere incompatibile la sua permanenza in servizio con l'interesse dell'Amministrazione della Difesa alla tutela del proprio prestigio e della propria immagine, nonché con l'interesse pubblico di evitare qualsiasi pregiudizio alla regolarità del servizio e al corretto svolgimento delle attività istituzionali svolte dalla medesima. La Pa è legittimata ad agire sospendendo, ai sensi dell'articolo 916 del codice dell'ordinamento militare, in via facoltativa e precauzionale, il militare sottoposto a procedimento penale. È quanto emerge dalla sentenza n. 477/2016 del Consiglio di Stato.

Il fatto
Un maresciallo dell'aeronautica militare viene rinviato a giudizio per il reato di concorso in peculato continuato e aggravato e, per l'effetto, l'Amministrazione della Difesa, avvalendosi della facoltà prevista dall'articolo 916 del codice dell'ordinamento militare sospende in via precauzionale dal servizio. Il provvedimento di sospensione cautelare, adottato dal Ministro della difesa, viene impugnato dinanzi al giudice amministrativo, il quale sia in primo grado, che in appello, conferma la legittimità dell'operato della Pa.

La decisione
La pronuncia in rassegna pone in evidenza come la Pa ha esercitato in modo corretto e legittimo il potere di sospensione facoltativa dall'impiego del militare, potere caratterizzato, come più volte affermato dalla giurisprudenza amministrativa, da un'elevata discrezionalità in ordine alla valutazione della gravità dei fatti contestati in ambito penale e in ordine alle ragioni di opportunità connesse alla permanenza in servizio del militare colpito dall'ordinanza di rinvio a giudizio.

Il peso del reato
Le caratteristiche del potere discrezionale pongono una riflessione sia sul tipo di reato contestato, sia sulla sospensione facoltativa, la quale in base alla norma, può darsi luogo se dal reato può derivare la perdita del grado. Il peculato, come descritto dall'articolo 314 del Cp, è, in sostanza, un'appropriazione indebita commessa da un soggetto munito di qualità pubblica, il quale avendo il possesso o la disponibilità di una somma di danaro o di cosa altrui, si comporta come se fosse il vero proprietario ovvero sia comporta verso la cosa da proprietario esercitando atti di dominio incompatibili con il titolo per cui si possiede o si dispone. Il possesso e la disponibilità debbono trovarsi in capo all'agente per ragione del suo ufficio o servizio, cioè debbono avere con questi un nesso che non è di semplice occasione o concomitanza. Il peculato, inoltre, è un reato doloso, nel senso che il soggetto agisce con la volontà e la consapevolezza di appropriarsi di una cosa non sua, la cui sanzione, anche per effetto delle modifiche apportate dalla legge Severino, consiste nella reclusione da 4 anni a 10 anni e sei mesi.
L'ordinamento militare, in presenza di una condanna del genere prevede che al militare si applichi la sanzione accessoria della degradazione, che priva il condannato della qualità di militare e della capacità di prestare servizio.
L'aver esercitato il potere discrezionale, manifestato tramite la sospensione facoltativa, ha tutelato la Pa in quanto l'istituto della sospensione, che non è una sanzione disciplinare, ha una funzione di tutela del datore di lavoro, il quale ritiene che la permanenza in servizio provochi pregiudizio alla sua credibilità. Per un graduato dell'aeronautica militare, quindi, il rinvio a giudizio per il reato di "concorso in peculato continuato e aggravato", è, oggettivamente, un fatto di particolare gravità, di per sé idoneo a giustificare la sospensione facoltativa dal servizio.
In presenza di una fattispecie del genere, l'Amministrazione della Difesa, non poteva comportarsi diversamente; difatti il potere discrezionale è divenuto vincolato, nel senso che si rendeva necessario allontanare il militare dal servizio e il provvedimento di sospensione non è neanche subordinato alla preventiva comunicazione di avvio del procedimento, data la natura cautelare della misura.


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