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Nella riforma delle partecipate l'incognita sulla revoca per giusta causa degli amministratori «infedeli»

di Marco Susanna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'intero impianto del nuovo Testo unico sulle partecipateè improntato alle norme del Codice civile sulle società di capitali, limitando questo riferimento alle sole Spa ed Srl (Titolo V del Libro V) che saranno le uniche forme giuridiche possibili per le partecipate pubbliche. In questo contesto viene prevista anche la responsabilità degli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate.

Le responsabilità
L'articolo 12 dello schema di testo unico, infatti, prevede che gli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate siano soggetti alle azioni civili di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali, salvo il danno erariale (si veda da ultimo Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 15 febbraio). Lo stesso articolo non prevede, però, alcuna conseguenza in capo all'amministratore che si rendesse responsabile civilmente nei confronti di società, creditori sociali, soci e terzi (articoli 2392 e seguenti del Codice civile). Al riguardo l'articolo 2393 del Codice civile, al comma 5, prevede che la deliberazione dell'azione sociale di responsabilità comporta la revoca dall'ufficio degli amministratori contro cui è proposta, purché sia presa con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. In questo caso, o meglio col voto favorevole del 20% del capitale sociale, l'assemblea provvede alla sostituzione degli amministratori. Infine, l'azione sociale può essere oggetto di rinuncia o transazione. In tema di società a responsabilità limitata, l'articolo 2476, comma 3 del Codice civile prevede che l'azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa da ciascun socio, il quale può anche chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi, e fatta salva diversa disposizione dell'atto costitutivo, l'azione di responsabilità contro gli amministratori può essere oggetto di rinuncia o transazione da parte della società. Il nuovo Testo unico, inoltre, non abroga il comma 554 della legge 147/2013, dove si stabilisce che a decorrere dall'esercizio 2015 per le società a partecipazione di maggioranza, diretta e indiretta, delle pubbliche amministrazioni locali titolari di affidamento diretto da parte di soggetti pubblici per una quota superiore all'80 per cento del valore della produzione, il risultato economico negativo per due anni consecutivi rappresenta giusta causa ai fini della revoca degli amministratori, salvo il caso in cui vi sia un piano di risanamento coerente preventivamente approvato dall'ente controllante.

I possibili chiarimenti
Il fatto che non venga abrogato implica sicuramente la permanenza della norma, ma appare palese in una lettura di insieme che gli amministratori che hanno causato un danno in capo alla società potrebbero continuare a restare al loro posto, e forse a continuare a far danni in una società che presenta sicuramente caratteri peculiari rispetto a una società non partecipata da un socio pubblico. Sarebbe quindi opportuno inserire nell'articolo 12 una norma che preveda in caso di responsabilità una giusta causa di revoca automatica dell'organo di amministrazione, così anche per gli organi di controllo, anche in caso di transazione. In quest'ottica, per velocizzare l'iter, si potrebbe pensare anche ad una norma che preveda la revoca proprio sulla base delle indicazioni dell'articolo 2409 del Codice civile, più volte richiamato nel Testo unico. Andrebbe previsto che, se vi è fondato sospetto di gravi irregolarità nella gestione da parte degli amministratori, tali da poter arrecare danno alla società o a una o più società controllate, i soci, i creditori e i terzi possano denunciare i fatti al tribunale con ricorso notificato anche alla società. Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, potrebbe ordinare l'ispezione dell'amministrazione della società a spese dei richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione di una cauzione. Se le violazioni denunciate sussistono, il tribunale disporrebbe la convocazione dell'assemblea per le conseguenti deliberazioni con revoca per giusta causa dell'amministratore, fermo restando l'esperimento dell'azione di responsabilità. In questo modo l'iter sarebbe ancora più celere e preventivo rispetto all'accertamento di responsabilità. Chiaramente sarebbe necessario decidere sull'opportunità che il provvedimento del tribunale sia reclamabile o meno, e in un sistema garantista la prima soluzione è preferibile. Infine, questa clausola si pone in linea con l'articolo 18, comma 1, lettera c) della legge delega, che riferisce sulla precisa definizione del regime di responsabilità degli organi di gestione e di controllo delle società partecipate. A questo proposito, la legge delega prevede la definizione del regime di responsabilità anche dei dipendenti delle società partecipate, aspetto non disciplinato e forse tralasciato in attesa della conclusione dei lavori.


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