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Quote rosa senza deroghe per la politica locale

di Solveig Cogliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il principio di pari opportunità è un precetto di immediata applicabilità, poiché dà attuazione ai principi costituzionali e all’articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, sicchè anche in assenza di precise indicazioni numeriche – come è con riferimento alla composizione delle Giunte provinciali – non può pervenirsi ad una sostanziale elusione del predetto precetto per mezzo di provvedimenti puramente formali come la nomina di un solo assessore di sesso femminile. È quanto afferma il Tar Reggio Calabria, con la sentenza del 26 gennaio 2016, n. 70.

Il caso della Giunta provinciale di Reggio Calabria
Vengono all’esame del Tar di Reggio Calabria i decreti del Presidente della Giunta provinciale con cui si provvedeva, a seguito delle dimissioni di un membro della Giunta provinciale, alla sua sostituzione ed alla nomina di un nuovo assessore, tutti di sesso maschile rispettivamente nel 2012 e nel 2013; infine, del decreto del 2015 con cui si procedeva ad attribuire un nuovo incarico assessorile ad una (sola) donna.

La decisione del Tar
Il Tribunale, dopo aver ricostruito il quadro normativo di riferimento – articoli 6, comma 3 e 46, comma 1, Dlgs n. 267 del 2000, nonché articolo 1, comma 137, legge 56 del 2014 – evidenzia la presenza di un complesso di previsioni che, in quanto attuative dei fondamentali precetti di cui agli articoli 3 e 51 Cost., promuovono un deciso superamento di quegli orientamenti che hanno ritenuto insindacabile (in assenza di norma statutaria specifica sulla necessità di una quota di riserva) il provvedimento di nomina di una Giunta provinciale con un solo assessore di sesso femminile.
Infatti, secondo i Giudici del Tar di Reggio Calabria, in assenza di un preciso criterio percentuale riferibile alla composizione di genere all’interno della Giunta provinciale (diversamente dal rapporto percentuale che ad esempio caratterizza, in base alla legge n. 56 del 2014, la composizione della Giunta dei Comuni  con popolazione superiore ai 3.000 abitanti), la presenza di un solo rappresentante del genere di minoranza non è satisfattiva del criterio di pari opportunità, poiché ha valenza meramente simbolica e non già direttamente concludente al fine di garantire il soddisfacimento dell’interesse ad una reale e congrua rappresentanza in seno agli organismi elettivi e di governo degli Enti locali.
Infine, ha precisato il Tar Reggio Calabria, nella specie esaminata non si tratta di dare applicazione retroattiva ad una norma di legge, bensì di individuare la regola iuris di composizione e di funzionamento dell’organo collegiale, in ragione dell’immanenza e con essa dell’immediata applicabilità di disposizioni aventi primario referente costituzionale e volte a garantire la presenza di genere negli organismi rappresentativi degli Enti locali.

I precetti costituzionali
È significativo il richiamo, contenuto nella sentenza in esame, ai valori costituzionali immanenti. A differenza della norma fondamentale come imposizione, si individua, dunque, una Costituzione come “ricognizione obbligante dei valori politici in campo”, accompagnata “dal mutuo consenso al rispetto di tutte le posizioni riconosciute”.
Si è di fatto andato affermando – con riguardo in particolare ai diritti sociali - che il ‘profilo individuale’ di tali diritti li rende immediatamente tutelabili e depotenzia l’argomentazione relativa alla necessaria interpositio legislatoris. La lettura dei diritti sociali riconosciuti in Costituzione unitamente ai primi quattro articoli della stessa Carta conduce a ritenere che essi siano diritti costituzionali inviolabili.


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