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Richieste di accesso «esplorative», il diritto alla trasparenza non può «complicare» il compito della Pa

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con sentenza 12 gennaio 2016 n. 68, la IV sezione del Consiglio di Statoha ribadito che se non può in linea di principio pretendersi che, in sede di accesso agli atti, vengano indicati dall’interessato specifici dati (quali il numero di protocollo e la data di formazione di un atto) non in suo possesso, deve in ogni caso rilevarsi come l'Amministrazione, in detta sede, sia tenuta a produrre documenti individuati in modo sufficientemente preciso e circoscritto, e non anche a compiere attività di ricerca ed elaborazione degli stessi.
Ciò al fine di coniugare il diritto alla trasparenza con l'esigenza di non pregiudicare, attraverso un improprio esercizio del diritto di accesso, il buon andamento dell'Amministrazione, riversando sulla stessa l'onere di reperire documentazione inerente un determinato segmento di attività.
Richieste generiche, infatti, sottoporrebbero l'Amministrazione a ricerche incompatibili sia con la funzionalità, sia con l'economicità e la tempestività dell'azione amministrativa.
In altri termini, a prescindere dalla specifica indicazione della data e del numero di protocollo attribuito agli atti richiesti, non v’è dubbio che con l’esercizio del diritto di accesso non si possa costringere l'Amministrazione ad attività di ricerca ed elaborazione dati. L’istanza, quindi, non può essere generica, eccessivamente estesa o riferita ad atti non specificamente individuati.

Il caso
Un utente autostradale proponeva ricorso per vedersi risarcire i danni subiti nell’evento nevoso del febbraio 2012, avendo a suo dire la concessionaria omesso di approntare le misure idonee alla messa in sicurezza della strada. Nel corso del giudizio l’Anas, chiedeva alla concessionaria di fornire i chiarimenti del caso, e la società formulava di conseguenza le proprie deduzioni. Con successiva istanza, l'utente richiedeva quindi alla Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di poter prendere visione ed estrarre copia di tutta la documentazione inerente l’attività istruttoria formalizzata con la nota Anas anzidetta. L’istanza veniva però rigettata, sul presupposto che la stessa fosse preordinata ad un controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione ed avendo la controinteressata (ossia la concessionaria della strada cui l’attività istruttoria era riferita) espresso il proprio diniego all’accesso non sussistendo, ad avviso di quest’ultima, alcun interesse giuridicamente tutelato in testa al richiedente.
L’utente autostradale proponeva allora ricorso dinanzi al Giudice amministrativo.

Argomenti, spunti e considerazioni
L'efficienza della PA non è un aspetto di secondo piano.
Tendenzialmente, la trasparenza finisce infatti con l'imporsi sull'efficienza. Ma c'è un limite.
Il limite è nel punto dove l'interesse alla trasparenza di uno rischia di mettere in crisi il dovere primario dell'Amministrazione, che è e resta quello di erogare servizi. A tutti.
Per questo non si può consentire ad una richiesta di accesso generica di costringere la Pa a compiere attività di ricerca ed elaborazione di dati e documenti.
La IV Sezione del Consiglio di Stato lo spiega bene, con le parole giuste, chiarendo che ciò si impone al fine di coniugare il diritto alla trasparenza con l'esigenza di non pregiudicare, attraverso un improprio esercizio del diritto di accesso, il buon andamento dell'Amministrazione, riversando sulla stessa l'onere di reperire documentazione inerente un determinato segmento di attività.
E questo tanto più vale in tempi in cui la coperta (in punto di risorse disponibili) si è fatta corta. Richieste generiche, infatti, sottoporrebbero l'Amministrazione a ricerche incompatibili sia con la funzionalità dei plessi, sia con l'economicità e la tempestività dell'azione amministrativa. Il punto è - sempre più evidentemente - quello.


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