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Dalla Corte dei conti «sì» con limiti all'aumento delle indennità di sindaci e assessori

di Amedeo Di Filippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È possibile aumentare le indennità degli amministratori locali se sono state ridotte in misura maggiore di quanto fissato dalla legge, purché si rispetti l'abbattimento previsto dalla legge 266/2005. Per il calcolo dell'invarianza della spesa si deve fare riferimento all'indennità massima teorica prevista dal Dm 119/2000 e non alla minore indennità erogata in concreto. È quanto afferma la sezione regionale di controllo per il Lazio della Corte dei conti con la deliberazione n. 208 del 21 dicembre.

Il quadro delle regole
La sezione si concentra sul comma 136 della legge Delrio n. 56/2014, riferito a sua volta al comma 135 che ha ridotto il numero degli amministratori nei Comuni sotto i 10mila abitanti, con l'obbligo di rideterminare preventivamente gli oneri connessi con la finalità di assicurare l'invarianza della spesa. Sono esclusi dal computo gli oneri previsti dagli articoli 80 (rimborso oneri per permessi retribuiti) e 86 (oneri assistenziali, previdenziali e assicurativi) del Tuel.
Un sindaco ha chiesto alla sezione Lazio lumi sulle modalità di calcolo delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza, per capire se per l'invarianza della spesa debba farsi riferimento all'indennità massima teorica prevista dal Dm 119/2000, per poi ridurla del 10% in base al comma 54 della legge n. 266/2005, oppure alla minore indennità erogata in concreto dall'ente per propria scelta discrezionale, applicando una decurtazione superiore al 10%.
Chiede conseguentemente di sapere se sia possibile incrementare nuovamente le indennità in modo da ricondurle sino al limite teorico di fascia demografica di cui al Dm del 2000 decurtato del 10% e moltiplicare poi il risultato per il numero degli amministratori, come ridotto dal Dl 138/2011 alla data della sua originaria entrata in vigore, prima della modifica apportata nel 2014.

Le indicazioni della Corte
Posto che il quadro normativo di riferimento è alquanto disorganico e ha generato non pochi problemi di interpretazione, sui quali si sono pronunciate sia le sezioni Riunite che la sezione delle Autonomie della Corte dei conti, i magistrati contabili del Lazio evidenziano che la riduzione discrezionalmente decisa dall'ente non può concorrere a determinare l'«effetto di sterilizzazione permanente del sistema di determinazione delle indennità e dei gettoni di presenza» e non può costituire parametro al quale rapportare la rideterminazione degli oneri finanziari collegati allo status degli amministratori al fine di assicurare invarianza della spesa.
È quindi consentito al Comune riespandere le indennità nei limiti di legge nel caso abbia operato una riduzione maggiore di quella imposta, da cui deriva la possibilità di elevare l'indennità nella misura teorica massima legale, secondo i criteri previsti dall'articolo 82, comma 8, del Tuel, fermo restando l'abbattimento percentuale previsto dalla legge 266/2005.
In caso contrario, affermano i giudici, alle restrizioni legislative che si sono sovrapposte nel tempo si verrebbe a cumulare anche quella autoimposta dal Comune virtuoso, con l'effetto di determinare un vero e proprio congelamento della spesa «rapportato – scrivono nella deliberazione – a un determinato momento storico e perpetrato negli esercizi futuri a prescindere da una nuova conferma della volontà dell'ente sull'autorestrizione che, pur sostenibile negli esercizi in cui è stata adottata, non è detto che resti tale, a livello contabile, negli esercizi futuri».
Chiudono mettendo in evidenza l'effetto paradossale che una diversa interpretazione potrebbe determinare: poiché l'indennità degli assessori e i gettoni di presenza dei consiglieri sono parametrati al quantum spettante al sindaco, qualora si facesse riferimento alla misura concreta percepita da quest'ultimo in base a una diminuzione volontaria, o addirittura pari a zero in caso di rinuncia, ne conseguirebbe l'azzeramento di tutti gli emolumenti, «il che non è ammissibile».


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