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Il «disagio» e «l'allarme sociale» non bastano per il foglio di via

di Vittorio Italia

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È illegittimo il foglio di via obbligatorio che il Questore ha emesso nei confronti di una persona indigente e invalida con problemi psichici, che viveva saltuariamente e bivaccava all'interno di un presidio ospedaliero (Tar Marche, sezione 1, sentenza 21 dicembre 2015, n. 916).

La vicenda
Il fatto che ha dato origine a questa controversia ha riguardato la vita - per molti profili triste e penosa - di una persona indigente, senza mezzi di sostentamento e malata mentalmente. Questa persona, senza alloggio, si era ridotta a vivere saltuariamente nel presidio ospedaliero dove era stata all'inizio curata, dormiva su un giaciglio di fortuna, e - così recita la sentenza - bivaccava dentro l'ospedale. Questo comportamento era indubbiamente fastidioso per gli altri degenti e per il personale ospedaliero, e integrava probabilmente anche i reati di invasione di terreni ed edifici. Questi fatti si erano ripetuti nel tempo e a questa persona era stata già irrogato nel 2014 un foglio di via obbligatorio.
Nel 2015 il Questore ha emanato un altro foglio di via obbligatorio, che è stato impugnato davanti al Tar, che ha accolto il ricorso.

La decisione
La sentenza, dopo avere indicato nella narrativa di fatto la grave situazione di questa sventurata persona, ha esaminato il problema sotto il profilo giuridico e ha valutato i presupposti necessari per il foglio di via obbligatorio, e che devono riguardare:
1) persone che sono ritenute abitualmente dedite a traffici delittuosi;
2) coloro che vivono abitualmente, anche in parte, con proventi di attività delittuose;
3) coloro che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubblica.
I giudici del Tar hanno ritenuto che, anche se i comportamenti di questa persona provocavano «disagio e allarme sociale», non si riscontravano in essi quei presupposti che giustificavano il foglio di via.
Essi hanno anche argomentato che il foglio di via avrebbe allontanato questa persona dal capoluogo dove, almeno, vi erano delle strutture di cura.
Il foglio di via è stato perciò ritenuto illegittimo ed è stato annullato.

La valutazione della sentenza
La sentenza è corretta e ha applicato le leggi vigenti e traspare, tra le righe della motivazione della sentenza, un senso di pietà per le condizioni di vita di questa sventurata persona.
Vi è però un altro punto sul quale si deve fermare l'attenzione. Sulla base delle leggi vigenti, i giudici hanno esattamente annullato il foglio di via, ma in tal modo la pesante situazione del bivacco all'interno del presidio ospedaliero, è rimasta immutata, e sono stati vanificati gli interventi del Questore, probabilmente sollecitato dalle stesse Autorità ospedaliere.
Il cuore del problema è che le leggi vigenti non tengono conto dei problemi che vi sono dietro un foglio di via, e della necessità che per queste sventurate persone «povere e malate» si trovino delle soluzioni almeno provvisorie.
Conviene rammentare che in passato era previsto il domicilio di soccorso (Rd 30 dicembre 1923, n. 284), che consentiva un soccorso per le persone povere che erano nate e avevano dimorato in un Comune per due anni, e i Comuni avevano l'obbligo di rimborsare le spese di assistenza e ospedalità.
L'istituto del domicilio di soccorso non risulta più vigente, ed è stato sostituito da varie leggi sul servizio sanitario nazionale e sull'assistenza, ma sono rimaste insolute molte situazioni, come quella rivelata dalla sentenza.
Il problema dovrà quindi essere risolto dal legislatore, perché i giudici non possono fare altro che applicare le leggi, alle quali (e soltanto a esse) sono soggetti.

Le conseguenze per gli altri enti ospedalieri e Comuni
La sentenza deve essere presa in considerazione dagli altri Enti ospedalieri nonché dai Comuni e dalle Regioni, e appare opportuno che il legislatore statale o regionale, consideri l'opportunità della reviviscenza dell'antico istituto del domicilio di soccorso, adattato alle esigenze del nostro tempo, che consentiva di dare almeno una risposta parziale e provvisoria a situazioni gravi e dolorose.


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