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Iscrizione a ruolo dell'appello con «velina»: improcedibilità o nullità sanabile?

di Stefano Di Falco

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La questione giurisprudenziale ancora esistente su improcedibilità o nullità sanabile dell'appello iscritto a ruolo con la velina dell'atto di citazione, ossia con una copia conforme al suo originale, ma privo della relata di notificazione, è stata rimessa alle sezioni unite della Cassazione con l'ordinanza depositata lo scorso 18 dicembre n. 25529 della seconda sezione.
Eventualità che, almeno fino all'introduzione della possibilità per gli avvocati o di procedere alla notifica in via autonoma previa autorizzazione del consiglio dell'Ordine di appartenenza (articolo 1 della legge 21 gennaio 1994 n. 53), cioé a mezzo posta elettronica certificata (articolo 3 bis della legge 53/1994), non si verificava di rado, soprattutto quado le parti processuali destinatarie dell'atto introduttivo fossero plurime e variamente dislocate, stante la dilatazione dei tempi dovuta al passaggio della citazione tra più ufficiali giudiziari, secondo la rispettiva competenza territoriale e la restituzione della stessa solo all'esito del completamento della procedura di consegna e discarico dell'atto nel registro cronologico (articolo 137 in poi del codice di procedura civile).

Forme e termini della costituzione dell'appellante
La costituzione in appello, in base all'articolo 347 del codice di procedura civile, deve rispettare stesse forme e termini per i procedimenti davanti al Tribunale, sicché la disciplina di riferimento è l'articolo 165 Cpc: «L'attore, entro dieci giorni dalla notificazione della citazione al convenuto, ovvero entro cinque giorni nel caso di abbreviazione dei termini a norma del secondo comma dell'articolo 163 bis c.p.c., deve costituirsi in giudizio a mezzo del procuratore, o personalmente nei casi consentiti dalla legge, depositando in Cancelleria la nota d'iscrizione a ruolo e il proprio fascicolo contenente l'originale della citazione … Se la citazione è notificata a più persone, l'originale della citazione deve essere inserito nel fascicolo entro dieci giorni dall'ultima notificazione».

Il dies a quo in caso di pluralità di convenuti
Quanto al giorno iniziale dal quale il termine comincia a decorrere, in caso di destinazione dell'atto introduttivo a più destinatari, la giurisprudenza di legittimità è ormai pacifica nel ritenere che esso coincida con la data della prima notifica e non dall'ultima, poiché più rispondente alla lettera del primo comma dell'articolo 347 e alla ratio del suo secondo comma giacché, per un verso, l'inserimento dell'originale nel fascicolo presuppone l'avvenuta costituzione dell'attore e, per altro verso, la previsione espressa di tale facoltà sarebbe stata ultronea se il primo comma avesse voluto disporre che il termine per l'iscrizione a ruolo decorresse dalla data dell'ultima consegna a uno dei convenuti (per tutte: Corte di Cassazione, 16 luglio 1997 n. 6481 e 24 agosto 2007 n. 17958).

L'iscrizione a ruolo con la«velina» in primo grado e in appello
Tale orientamento pretorio, tuttavia, da un lato apre implicitamente alla possibilità per l'attore che non sia rientrato nella materiale disponibilità dell'originale dell'atto introduttivo entro i dieci giorni dalla prima notifica di costituirsi iscrivendo a ruolo la causa, depositando nel proprio fascicolo una copia conforme dello stesso e, dall'altro, alla problematica questione di quali siano gli effetti sul processo nel caso di tardivo o mancato deposito dell'originale, soprattutto qualora si siano costituiti tutti i convenuti, e, ancor prima, di quale sia il termine finale per questo adempimento.
Effetti la cui disciplina in appello sembra divergere, atteso che: mentre per il giudizio innanzi al Tribunale l'articolo 171 Cpc testualmente dispone che in caso di tardiva costituzione trovano applicazione il primo ed il secondo comma dell'articolo 307 (cioè, in estrema sintesi, la cancellazione della causa dal ruolo con possibilità quindi di riassumerla); per il processo di secondo grado l'articolo 348 Cpc, nella versione novellata dalla legge 26 novembre 1990 n. 353, non prevede più la fissazione di una nuova udienza in sanatoria, né richiama l'articolo 171 Cpc, affermando, viceversa, che «l'appello è dichiarato improcedibile, anche d'ufficio, se l'appellante non si costituisce in termini».

Due orientamenti estremi
Secondo il primo, più tollerante (Corte di Cassazione 30 aprile 2008 n. 10903 e 29 marzo 2007 n. 7776), ai fini della procedibilità del gravame sarebbe irrilevante la circostanza che al momento della costituzione l'appellante abbia depositato non l'originale notificato (poi versato nel fascicolo nelle more del processo), ma una copia conforme dello stesso, ciò traducendosi in una mera irregolarità formale priva di effetti pregiudizievoli per il contraddittorio, soprattutto qualora tutte le parti convenute si siano costituite, secondo l'immanente principio sanante del raggiungimento dello scopo (articolo 156, comma 3, Cpc).
Per una diversa e più rigida impostazione, invece, «il deposito dell'atto di citazione in appello privo della notifica alla controparte, all'atto della costituzione in giudizio, determina l'improcedibilità del gravame ex art. 348 cod.proc.civ., essendo privo di effetti sananti l'eventuale deposito tardivo dell'atto notificato in prima udienza, oltre il termine perentorio stabilito dalla legge» (Corte di Cassazione, 1 luglio 2008 n. 18009 e 4 gennaio 2010 n. 10).

E la tesi mediana
Una terza teoria, mediana, propone un'interpretazione letterale dell'articolo 348, comma 1, Cpc, restringendo, pertanto, le ipotesi di improcedibilità a quelle tassative indicate e, quindi, al solo mancato rispetto dei termini per la costituzione dell'appellante e non pure alle modalità cui atterrebbe il deposito della velina in luogo dell'originale dell'atto introduttivo notificato, e che si sostanzierebbero in nullità sanabili in sintonia con il canone del raggiungimento dello scopo (Corte di Cassazione 8 maggio 2012 n. 6912 e 21 giugno 2013, n. 15715).
Nell'ambito della tesi mediana, poi, si sono formati due ulteriori orientamenti circa il termine per il deposito dell'originale dell'atto di citazione in appello notificato, perché a fronte di quanti ritengono l'onere eseguibile senza limiti, altri sostengono che l'incombenza vada assolta entro la prima udienza di trattazione (in termini: Corte di Cassazione 29 luglio 2009 n. 17666; 11 giugno 2014 n. 13208 e 16 dicembre 2014, n. 26437).
L'ordinanza di rimessione
In tale congerie interpretativa, dunque, l'ordinanza n. 25529/2015, rileva la necessità dell'intervento delle Sezioni unite cui rimette la duplice questione: sia della sanzione applicabile al tardivo deposito dell'originale dell'atto introduttivo del giudizio d'appello, notificato, ossia quella dell'improcedibilità o della nullità sanabile, sia, in tale ultimo caso, se il termine finale da ritenere utile per l'adempimento vada individuato nella prima udienza di trattazione, nel prosieguo del processo ovvero detta incombenza possa addirittura essere considerata superflua in caso di costituzione dell'appellato, in quanto dimostrativa dell'avvenuto raggiungimento dello scopo dell'atto (eventualità, quest'ultima, che la sezione remittente propone per prima, non risultando finora prospettata dalla giurisprudenza, potendo così implicitamente ritenersi che essa protenda per la tesi mediana).


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