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Con la relazione annuale responsabili anticorruzione sotto la lente

di Paolo Canaparo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Grazie alla relazione annuale, che va predisposta entro il prossimo 15 gennaio (si veda l'articolo sul Quotidiano degli enti locali e della Pa di ieri), l'Anac può verificare la nomina del responsabile per la prevenzione della corruzione negli enti di diritto privato in controllo pubblico, anche in forma societaria, nonché in quelli pubblici economici, in base a quanto previsto dall'articolo 1, comma 7, della legge 190/2012.
La nomina è stata prescritta dall'Autorità con la determinazione 17 giugno 2015 n. 8, che insisteva sulla tempestiva esecuzione dell'adempimento proprio in ragione della successiva redazione della relazione annuale (nel caso in cui non fosse stata individuata tale figura, la redazione spetta all'organo di indirizzo).
Per rendere vincolante tale nomina, richiamata anche dal comunicato del presidente del 25 novembre 2015, l'Autorità ha prescritto l'adozione, preferibilmente attraverso modifiche statutarie, ma eventualmente anche in altre forme, degli opportuni adeguamenti organizzativi che, in ogni caso, devono contenere una chiara indicazione in ordine al soggetto che dovrà svolgere le funzioni.
Al Rpc, comunque, vanno riconosciuti poteri di vigilanza sull'attuazione effettiva delle misure, nonché di proposta delle integrazioni e delle modifiche ritenute più opportune. La sua nomina deve avvenire da parte dell'organo di indirizzo della società, consiglio di amministrazione o altro organo con funzioni equivalenti. I dati relativi alla nomina, poi, devono poi essere trasmessi all'Anac con il modulo disponibile sul sito dell'Autorità nella pagina dedicata ai servizi on line. Anche gli atti di revoca dell'incarico devono essere motivati e comunicati all'Anac, che entro 30 giorni può formulare una richiesta di riesame qualora rilevi che la decisione sia correlata alle attività svolte dal Rpc in base all'articolo 15 del Dlgs 39/2013.

L'affidamento
Considerata l'esigenza di garantire che il sistema di prevenzione non si traduca in un mero adempimento formale e che invece sia calibrato, dettagliato come un modello organizzativo vero e proprio e in grado di rispecchiare le specificità dell'ente di riferimento, l'Autorità ha ritenuto che le funzioni di responsabile della prevenzione della corruzione debbano essere affidate a uno dei dirigenti della società o dell'ente.
Questa opzione interpretativa si evince anche da quanto previsto nell'articolo 1, comma 8, della legge 190/2012, il quale vieta che la principale tra le attività del Rpc, ossia l'elaborazione del piano, possa essere affidata a soggetti estranei all'amministrazione. Per tali motivi, il responsabile non può essere un soggetto esterno. Nell'effettuare la scelta, la società o l'ente deve comunque vagliare l'eventuale esistenza di situazioni di conflitto di interesse ed evitare, per quanto possibile, la designazione di dirigenti responsabili di quei settori individuati all'interno fra quelli con aree a maggior rischio corruttivo. La scelta dovrà ricadere su un dirigente che abbia dimostrato nel tempo un comportamento integerrimo.

Le modalità di svolgimento dell'incarico
In ogni caso, considerata la stretta connessione tra le misure adottate in base al Dlgs 231/2001 e quelle previste dalla legge 190/2012, le funzioni del responsabile dovranno essere svolte in costante coordinamento con quelle dell'organismo di vigilanza.
Dall'espletamento dell'incarico non può derivare l'attribuzione di alcun compenso aggiuntivo, fatto salvo il solo riconoscimento, laddove sia configurabile, di eventuali retribuzioni di risultato legate all'effettivo conseguimento di precisi obiettivi predeterminati in sede di previsioni delle misure organizzative per la prevenzione della corruzione. Inalterato il regime di responsabilità dei dirigenti e dei dipendenti proprio di ciascuna tipologia di ente, nel provvedimento di conferimento dell'incarico sono individuate le conseguenze derivanti dall'inadempimento degli obblighi connessi e sono declinati gli eventuali profili di responsabilità disciplinare e dirigenziale, quest'ultima ove applicabile.
In particolare, occorre che siano specificate le conseguenze derivanti dall'omessa vigilanza sul funzionamento e sull'osservanza delle misure organizzative per la prevenzione della corruzione, nonché dall'omesso controllo in caso di ripetute violazioni delle misure previste, in considerazione di quanto disposto dall'articolo 1, commi 12 e 14, della legge 190/2012. È compito delle amministrazioni controllanti vigilare sull'adozione delle misure di prevenzione della corruzione e sulla nomina del Rpc da parte delle società controllate. A tal fine le amministrazioni prevedono misure specifiche, anche organizzative, all'interno dei propri piani di prevenzione della corruzione.


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