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Piccoli Comuni, Anci e Viminale insieme per una riforma complessiva

di Emiliano Falconio (*)

I piccoli Comuni da oggi hanno un'agenda propria, condivisa dall'Anci e dal ministero dell'Interno, che porterà nei primi mesi del prossimo anno all'avvio di una riforma complessiva dell'intero comparto (si vedano i documenti con il focuse il quadrosui piccoli Comuni). È questo l'esito dell'incontro di ieri pomeriggio tra Associazione dei Comuni e ministero dell'Interno, convenuti sulla necessità di superare definitivamente un passato di leggi di corto orizzonte e di proroghe, per guardare invece alla riorganizzazione dei piccoli Comuni, riconosciuti come colonna vertebrale del nostro Paese. Il prossimo passo, su cui il Viminale concorda, sarà ora portare nel cosiddetto decreto Milleproroghe lo slittamento (circa sei mesi) della disposizione del Dl n. 78 che obbliga i piccoli alle gestioni associate entro la fine dell'anno. Da quel momento si lavorerà a porre le basi per un lavoro complessivo di riscrittura della governance locale che coinvolgerà tutti i Comuni, grandi e piccoli, in una riorganizzazione che ha l'obiettivo di rafforzarli.
«Con l'incontro di ieri si è mantenuto fede all'impegno che il ministro Alfano ha assunto durante l'ultima assemblea Anci di Torino e si avvia un percorso che porterà ad un abito su misura per i piccoli Comuni per ridare funzionalità, flessibilità e autonomia ad enti che amministrano più del 50% del territorio italiano». Così il presidente del Consiglio Nazionale Anci Enzo Bianco che ha guidato la delegazione dei sindaci composta dal primo cittadino di Pesaro Matteo Ricci, dal vicepresidente Roberto Pella, dal delegato ai piccoli Comuni Massimo Castelli, dal coordinatore Unioni di Comuni Dimitri Tasso, e dal segretario generale Anci Veronica Nicotra.

Il quadro della situazione
«L'urbanizzazione di massa - ha detto Bianco - è un fenomeno che va accompagnato da una maggiore attenzione alle piccole realtà territoriali per arrivare a un giusto equilibrio istituzionale che difenda i territori». «Sui piccoli Comuni – ha continuato – servono maggiori margini di flessibilità su tutta una serie di questioni, penso alle centrali uniche di committenza o alle gestioni associate, che devono vedere una loro formalizzazione in una Conferenza Stato-Città dedicata». «Quando ero parlamentare – ha quindi ricordato il presidente del Consiglio Nazionale Anci – ho sostenuto con forza la necessità che la Carta delle autonomie sia riscritta per dare organicità e funzionalità alle norme che interessano i Comuni, dando loro un ‘vestito' adatto a seconda della loro dimensione. Anche il disegno di legge può essere una strada percorribile. Come Anci le proposte le abbiamo, mi auguro che su quelle si converga per arrivare a un disegno complessivo e virtuoso».

La proposta Anci
Ad illustrare la proposta Anci (si vedano i documenti con le proposte di semplificazionee disospensione dei termini per le gestioni associate) è stato il vicepresidente e sindaco di Pesaro Matteo Ricci che, ricordando il «processo di riforme in atto che Anci condivide» ha rimarcato come a questo manchino dei punti, ad esempio quello sulle Regioni su cui prima o poi si dovrà tornare. «Ma se ora parliamo di Comuni – ha detto – è giusto che si rafforzino giacché si è deciso di svuotare le vecchie Province. Se non facciamo questo rischiamo di indebolire la governance nei territori». Da qui la proposta Anci che, ha argomentato Ricci «vuole mettere insieme tutti i Comuni, non solo i piccoli. Il 31 dicembre cade l'obbligo di mettere insieme le funzioni. Noi non chiediamo l'ennesima deroga ma un criterio differente cha parta da bacini omogenei. Stabiliamo insieme una data che può essere il 30 giugno del prossimo anno e in questo arco di tempo si lasci ai sindaci decidere quali sono i bacini omogenei a prescindere dalle dimensioni per arrivare a un riassetto complessivo del governo territoriale. Se non facciamo questo – ha quindi concluso – rischiamo di lasciare sole città medie e Città metropolitane ed è provato che le Unioni funzionano anche meglio dove c'è un centro grande che funge da traino e punto di riferimento».
Da parte sua il segretario generale Anci, Veronica Nicotra, ha ricordato che proprio da una «lettura intelligente e dal monitoraggio del ministero dell'Interno viene evidenziato che l'empasse normativa in cui versano i piccoli Comuni dice che l'unione obbligatoria dei servizi non funziona in molte parti del Paese». «È chiaro – ha rimarcato il segretario generale Anci – che questa situazione blocca il processo invece di portarlo avanti, così come è chiaro che l'obbligatorietà per legge è servita a far metabolizzare la necessità di unire i Comuni per renderli più forti. Ora però facciamo scegliere ai sindaci il come, valorizziamo la Delrio dando un ruolo anche ai consigli metropolitani e puntiamo verso una operazione rivoluzionaria a cui lavoriamo da tempo».


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