osservatorio anci-ifel

Piccoli Comuni e gestioni associate: sospensione termini necessaria

di Daniele Formiconi (*)

La gestione associata delle funzioni fondamentali dei Comuni, tramite unione o convenzione, va incentivata, razionalizzata e semplificata se si vogliono realizzare con efficacia ed efficienza quei processi di miglioramento dei servizi erogati ai cittadini, in un disegno organico di riordino complessivo della governance locale.

Le proposte di Anci
Ciò che propone Anci è, in primis, la sospensione dei termini previsti dal Dl 78/2010 per l'esercizio associato delle funzioni dei piccoli Comuni, a oggi fissati al 31 dicembre 2015 dal Dl 192/2014. Proprio per tracciare un percorso normativo semplificato che faciliti i Comuni nell'adempimento delle gestioni associate, occorre rivedere l'impianto normativo vigente in considerazione delle criticità riscontrate dai territori nell'ultimo quinquennio, così da poter attivare un quadro normativo più incentivante e agevolato. A tal fine, la proposta in materia da parte di Anci riguarda, in sintesi, la previsione di ambiti adeguati ed omogenei individuati dagli amministratori locali per l'esercizio delle funzioni fondamentali, individuazione che viene affidata, partendo dal "basso" ovvero dai territori interessati, alle assemblee dei Sindaci delle ex-Province e ai Consigli delle Città metropolitane. Si supererebbero così i vincoli burocratici basati, ad esempio, sulla dimensione demografica che non hanno prodotto fino a oggi i risultati previsti, a vantaggio invece del coinvolgimento anche dei Comuni con più di 5 mila abitanti nei processi di aggregazione. Anci propone di prorogare almeno per il triennio 2017-2019, ma meglio ancora se fosse stabilizzato, il contributo attualmente di 30 milioni di euro sia per le unioni che per le fusioni, previsto inizialmente per il solo triennio 2014-2016, introducendo disposizioni che riconoscano premialità crescenti per i Comuni più virtuosi. L'incentivazione prevista, inoltre, per i Comuni che delegano tutte le funzioni alle Unioni riguarda la possibilità di deliberare la rinuncia alla predisposizione del bilancio di previsione a livello comunale.

La spesa di personale
Sempre per incentivare il ricorso alle gestioni associate, Anci ha altresì presentato un emendamento che trasforma in facoltà l'obbligo di conteggiare la spesa di personale in modo unitario e che chiarisce, nel contempo, la possibilità per i Comuni di cedere anche parzialmente le proprie capacità assunzionali all'unione di Comuni di cui fanno parte.
Le difficoltà connesse all'esclusione dal nuovo saldo di bilancio dei comuni istituiti a seguito di fusione, pur proposta dall'Anci, potrebbero essere superate dalla riserva di un congruo ammontare di maggiori spazi finanziari, finalizzato a proseguire i programmi di realizzazione delle opere pubbliche, che spesso hanno costituito una forte base motivazionale del processo di fusione. Tali spazi, da stabilizzare nel tempo, sostituirebbero validamente l'esclusione dal Patto di stabilità di cui le fusioni hanno goduto fino al 2015. Un dispositivo analogo riguarda i comuni con popolazione fino a mille abitanti, che rientrano ora nell'obbligo del rispetto del saldo finale di competenza.

Patto di stabilità
Infine, per i piccoli Comuni di montagna finora soggetti al Patto di stabilità viene proposta la posposizione del pagamento delle quote di mutuo scadenti tra il 2016 e il 2017, in ragione dei particolari oneri derivanti dalle condizioni territoriali di svolgimento dei compiti istituzionali e dalle esigenze di presidio del dissesto idrogeologico.
Su queste proposte Anci sta chiedendo risposte legislative già nell'iter della legge di Stabilità in questi giorni all'esame della Commissione Bilancio della Camera.

(*) Responsabile Area affari istituzionali, personale e relazioni sindacali piccoli comuni, unioni, associazionismo, fidelizzazione comuni associati Anci


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