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Salve le 23 Prefetture a rischio, il Governo si impegna a ritirare il decreto

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Governo frena sulla chiusura di 23 prefetture: un emendamento alla legge di stabilità riscriverà la norma dettata dal Dl 95/2015 (la spending review di Monti) che ha imposto la riduzione degli uffici. «Il ministero dell'Interno ritirerà lo schema di Dpr con l'elenco delle 23 sedi da sopprimere», hanno annunciato Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa dopo aver ricevuto venerdì mattina la nota ufficiale dal Viminale. Considerato quindi l'impegno messo nero su bianco dall'esecutivo, i sindacati hanno revocato la manifestazione nazionale prevista per l'11 dicembre prossimo. «Ora verificheremo che il governo dia attuazione a quanto comunicato ufficialmente», spiegano le tre sigle.

La mobilitazione
«Grazie alla grande mobilitazione dei lavoratori, il Governo farà marcia indietro su un provvedimento sbagliato che rischiava di cancellare presidi essenziali di sicurezza, legalità e tutela sociale in tanti territori», commentano con soddisfazione le federazioni del pubblico impiego di Cgil Cisl e Uil «impegnate da mesi a difesa dei cittadini e dei 1.300 lavoratori dei 23 uffici territoriali del governo che l'esecutivo minacciava di chiudere: Teramo, Chieti, Vibo Valentia, Benevento, Piacenza, Pordenone, Rieti, Savona, Sondrio, Lecco, Cremona, Lodi, Fermo, Isernia, Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Oristano, Enna, Massa-Carrara, Prato, Rovigo, Asti e Belluno».
Il 30 settembre scorso i sindacati avevano presentato al sottosegretario all'Interno, Giampiero Bocci, un dossier che evidenziava i rischi del taglio delle prefetture e che anticipava «addirittura i decreti delegati della Riforma Madia». Chi si occuperà dell'emergenza dei flussi migratori o degli interventi per le calamità naturali si chiedevano le tre sigle che consideravano «inaccettabile» l'arretramento dello Stato dai territori.
Nell'ultimo mese poi si è aggiunta una ulteriore e grave emergenza quella del terrorismo. «Intere comunità locali avrebbero visto lo Stato arretrare, proprio nel momento di maggior bisogno, rischiando di rimanere scoperte di fronte alle emergenze e agli allarmi legati alla minaccia terroristica e alle esigenze di integrazione e coesione sociale connesse ai flussi migratori». Dopo lo stop annunciato dal Governo i sindacati continueranno comunque la loro azione. «Ci batteremo per una riorganizzazione seria degli uffici territoriali: per garantire più sicurezza e più protezione servono investimenti, innovazione e valorizzazione delle professionalità».


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