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Niente commissariamento se il sindaco è ineleggibile

di Solveig Cogliani

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Le cause di ineleggibilità – che sono elementi ostativi al solo esercizio dell’elettorato passivo e, quindi, certamente comportanti un minore allarme sociale rispetto alla incandidabilità - non possono integrare una causa di invalidità in grado di trasmettersi alle operazioni successive, ma producono il solo effetto della decadenza di chi è ineleggibile.
È quanto afferma il Tar Campania, Napoli, sezione II, 23 novembre 2015, n. 5432.

Il caso
Il Tar campano ha respinto la tesi di parte ricorrente, secondo la quale nel caso di elezione a sindaco di soggetto ineleggibile non sarebbe applicabile l’articolo 53, comma 1, Dlgs n. 267 del 2000 (in base al quale il consiglio e la giunta rimangono in carica sino all’elezione del nuovo consiglio e del nuovo sindaco) con la conseguenza che nella specie il Prefetto avrebbe dovuto nominare un commissario che assumesse le funzioni di tutti gli organi del Comune sino alle nuove elezioni.
Afferma il Tar, al contrario, che, sia in caso di ineleggibilità sia in caso di incandidabilità, vi è luogo solo a surrogazione della persona non eleggibile o non candidabile, e ciò in quanto la sanzione di decadenza o di nullità della carica è stabilita solo relativamente alla posizione del candidato.
Il sistema, infatti, secondo i Giudici campani, è finalizzato a garantire il preminente interesse pubblico alla stabilità degli organi elettivi, la volontà degli elettori e la certezza dei risultati elettorali, nonché a conservare l’efficacia degli atti del procedimento elettorale non direttamente incisi dall’elezione della persona incandidabile ed a ripristinare la situazione di legalità vulnerata (in terminis, Consiglio di Stato, n. 3673 del 2012).

Ineleggibilità ed incompatibilità
Il Dlgs 18 agosto 2000, n. 267 ha riprodotto sostanzialmente la normativa sulla ineleggibilità degli Amministratori degli enti locali, in precedenza contenuta principalmente nella legge 23 aprile 1981, n. 154. È principio consolidato che le cause limitative del diritto, garantito costituzionalmente, all'elettorato passivo sono norme di «stretta interpretazione».

Abusiva partecipazione alle elezioni: conseguenze
Appare particolarmente interessante, con riferimento al caso che occupa, la sentenza del Consiglio di Stato richiamata dalla stesso giudice napoletano. Con riguardo a un caso di incandidabilità, il giudice d’appello ha avuto modo, infatti, di soffermarsi sull’ampiezza dell’invalidità determinata dall’abusiva partecipazione alla competizione di un candidato, affermando che gli effetti dell’illegittima elezione di un soggetto risultano espressamente contemplati e definiti dall’ordinamento. L’articolo 58 del Dpr n. 267 del 2000 stabilisce, infatti, che l’elezione di un soggetto incandidabile è nulla, aggiungendo che l’organo che ha deliberato la convalida dell’elezione è tenuto a revocarla. Tale disposizione postula indefettibilmente la validità della costituzione dell’organo elettivo, in quanto titolare della competenza assegnatagli dalla norma ed esclude, al contempo, qualsivoglia dubbio circa la configurabilità della nullità di alcune espressioni di voto o delle intere elezioni, posto che, se si ammettesse questa possibilità, la disposizione risulterebbe priva di senso.


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