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Centro storico, il Sindaco può vietare l'acceso ai Suv

di Mauro Calabrese

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I Sindaci possono legittimamente scoraggiare l’utilizzo dei Suv nei centri storici delle città, anche adottando specifici divieti alla circolazione per tale categoria di mezzi all’interno delle Ztl, richiamando le superiori esigenze di salvaguardia della sicurezza della circolazione e dell’integrità della pavimentazione di strade e marciapiedi.

La decisione del Consiglio di Stato
Riassumendo i principi sviluppati dalla giurisprudenza amministrativa costante in merito alla legittimità dei provvedimenti comunali limitativi della circolazione veicolare all'interno dei centri abitati, il Consiglio di Stato, sezione V, con la sentenza n. 5191 del 13 novembre 2015, si è pronunciato in merito alle ordinanze del sindaco della città di Firenze contro la circolazione dei Suv (sport utility vehicle) nella Ztl.
Nel ribadire che tali provvedimenti amministrativi sono espressione di scelte ampiamente discrezionali, comprendenti molteplici soluzioni possibili, in quanto tali, incidenti su valori costituzionali contrapposti che necessitano di essere contemperati, nel rispetto dei criteri di ragionevolezza, i giudici di Palazzo Spada hanno riconosciuto la legittimità delle disposizioni limitative dell’accesso dei cosiddetti “fuoristrada da città” all’interno del centro storico di una città antica e patrimonio culturale come Firenze.

L’ordinanza d’urgenza
Il provvedimento adottato dal sindaco di Firenze riguarda la tipologia di veicoli, comunemente denominati “fuoristrada da città”, i quali, pur essendo immatricolati come autovetture, sono caratterizzati da una massa notevolmente superiore alle comuni vetture da città e, di conseguenza, dotati di ruote con diametro, compreso lo pneumatico, superiori a 73 cm.La motivazione rassegnata nel provvedimento, quindi, riscontra che le strade e i marciapiedi del centro storico, date le loro “dimensioni particolarmente ridotte”, in virtù della loro antichità, sono “assolutamente inidonei a sopportare il transito e la sosta” dei Suv, nonché le grosse dimensioni degli pneumatici di questi veicoli faciliterebbero “manovre vietate e scorrette”, provocando “oltre al pericolo e intralcio alla circolazione dei pedoni, anche danneggiamenti alla pavimentazione”.

Il fatto
Confermando la pronuncia di primo grado del Tar Toscana, il Collegio ha respinto, pertanto, il ricorso che vedeva riunite le principali case produttrici, o importatrici, di autoveicoli, contro l’ordinanza recante la disciplina generale della zona a traffico limitato cittadina e contro l’ordinanza del Sindaco di limitazione all’accesso nei confronti dei Suv che, con decorrenza dal 1 gennaio 2005, disponeva di non rinnovare alla scadenza, o di non rilasciare, i permessi per l’accesso alla Zona per le autovetture aventi diametro delle ruote superiore a 730 cm., pur con le eccezioni riguardanti i residenti, nonché per le auto ricoverate in rimesse e aree private.Le principali case automobilistiche, lamentando una violazione della libertà di concorrenza e l’incidenza sulle scelte di mercato dei consumatori, contestavano innanzitutto la competenza del Sindaco in materia riservata, dal Codice della Strada, allo Stato, nonché la carenza dei requisiti, previsti dagli articoli 6 e 7 del medesimo Codice, per l’adozione delle misure di gestione e regolazione della circolazione stradale.In particolare, lamentano i ricorrenti, l’ordinanza violerebbe il disposto del comma 1, lett. b), dell’articolo 7, in quanto non riferito a una specifica categoria di veicoli, individuata solamente dal dato della circonferenza delle ruote; inoltre, non sarebbe aderente al dettato del comma 4, lett. b), dell’articolo 6, per via del carattere permanente, e non temporaneo, del provvedimento di limitazione, riguardante, altresì, l’intera area della Ztl, senza individuare una determinata categoria di utenti.

Il Codice della Strada
Per i Giudici amministrativi, al contrario, i richiamati articoli 6 e 7 del Dlgs n. 285/1992 assegnano una specifica potestà di intervento in materia di “Regolamentazione della circolazione nei centri abitati” da parte del Sindaco, nella sua qualità di organo comunale, piuttosto che nella sua veste complementare di organo di Governo, in quanto ente proprietario della strada, nel rispetto del riparto di competenze tra Sindaco e Giunta, tipici organi di governo locale, assegnando alla competenza dell’organo politico le misure di maggiore impatto sull’intera collettività locale.In particolare, legittimando l’intervento del Sindaco nel caso deciso, il citato articolo 7, al suo comma 9, pur riservando alla Giunta il compito di “delimitare le aree pedonali e le zone a traffico limitato tenendo conto degli effetti del traffico sulla sicurezza della circolazione, sulla salute, sull'ordine pubblico, sul patrimonio ambientale e culturale e sul territorio”, riconosce un potere di intervento d’urgenza a favore del Sindaco, ancorché di modifica o integrazione della deliberazione della Giunta.Le norme citate, impongono all’amministrazione di fare riferimento a parametri oggettivi, univoci e concretamente identificabili, riflettenti obiettive caratteristiche dei veicoli, così da individuare la specifica categoria destinataria del provvedimento in modo coerente con gli specifici interessi pubblici da tutelare.

Le scelte discrezionali
Così ricostruita la normativa, i Giudici ritengono legittimo il provvedimento impugnato, in quanto adeguatamente giustificato e motivato tanto dalle evidenziate esigenze di tutela del peculiare patrimonio artistico-culturale, compresa “l’origine storicamente antica” propria anche delle strade e dei marciapiedi, suscettibili di danneggiamento, quanto dalle esigenze della circolazione urbana su strade dalle “caratteristiche strutturali”, di “dimensioni particolarmente ridotte”, certamente sensibile al transito di veicoli connotati da una ragguardevole “massa” oltre che dalle grosse dimensioni delle loro ruote.Pur non adottando, quale parametro, il dato della larghezza dei veicoli, in rapporto a quella delle strade, il Collegio riconosce l’esistenza di una tendenziale corrispondenza tra il dato della massa e quello della diametro delle ruote, così che al crescere della dimensione delle ruote normalmente si correla un maggiore ingombro e peso del veicolo nella sua interezza.

La soluzione
In conclusione, la sentenza considera rispettato ancora il disposto dell’articolo 6, comma 4, lett. b) del Codice della Strada, che consente limitazioni sia “di carattere temporaneo” che “permanente”, non impedendo all’Amministrazione di considerare anche un ambito spaziale più ampio, purché oggettivamente delimitato, quale appunto quello di una Ztl, poiché il fine ultimo prefisso è certamente quello di intervenire sulla regolamentazione della circolazione stradale nel centro storico, in ragione delle esigenze pubbliche, non tanto quello di sanzionare comportamenti individuali, come la sosta sul marciapiede, tema menzionato solo genericamente e considerato in una dimensione puramente collettiva e indifferenziata.Pertanto, se anche la finalità di “scoraggiare l’utilizzo di questi veicoli”, come testualmente recita l’ordinanza del Sindaco, può, indirettamente, avere effetti sul mercato degli acquisti e quindi alla concorrenza tra le case produttrici di veicoli, deve essere ritenuto legittimo il perseguimento delle esigenze del Comune alla fluidità della circolazione e alla tutela delle strade e del patrimonio storico-artistico del centro cittadino.


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