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Sì all'accesso agli atti per verificare possibili interferenze fra progetti alternativi di opere pubbliche

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con la sentenza n. 480 del 4 novembre 2015, la I Sezione del Tar Friuli Venezia Giulia, ha ribadito il consolidato orientamento in materia di accesso agli atti, osservando fra l’altro che l’oggetto della domanda di accesso deve essere circoscritto mediante la puntuale indicazione degli atti di cui si chiede l’ostensione, risultando inammissibili istanze con finalità meramente esplorative (cfr., Tar Campania–Napoli, Sez. VI, sentenza n. 3018/2015) e che anche l’accesso all’informazione ambientale ex articolo 3, comma 1 Dlgs n. 195/2005, che pure è facilitato rispetto a quello generale ex articolo 22 L. n. 241/1990, necessita comunque che l’istanza non sia formulata in termini estremamente generici, ma al contrario che sia sufficientemente circostanziata (cfr., Cds, Sez. III, sentenza n. 4636/2015).

Il caso
Nella specie, un’impresa presentatrice di un progetto per la costruzione e messa in esercizio di un terminale di ricezione, stoccaggio, rigassificazione e distribuzione di gas naturale liquefatto (Gpl) di piccola taglia da realizzarsi nel porto di un Comune, impugnava un diniego su istanza di accesso della documentazione relativa al progetto “autostrade del mare” e al relativo progetto di stazione marittima comprensiva degli afferenti lavori di costruzioni di accosti e ormeggi, nonché delle delibere e verbali del Cda in subiecta materia dell’Azienda speciale per il medesimo porto, oltreché della documentazione relativa alla rimozione dei rifiuti abbandonati nella cassa di colmata del porto stesso. In fase istruttoria della procedura di Via, era emerso come il proprio progetto interferisse con quello sviluppato dalla Azienda speciale finalizzato a realizzare in quello stesso ambito la stazione marittima funzionale alla cosiddetta autostrada del mare. Di qui la richiesta di accedere agli atti del progetto concorrente, al fine di verificare l’esatta portata delle possibili interferenze.

Argomenti, spunti e considerazioni
La sentenza del Tar Friuli Venezia Giulia persuade. Come è ben evidenziato nella decisione, dalla documentazione versata in atti risultava con chiarezza l’esistenza di un interesse serio, effettivo e attuale della società ricorrente a conoscere il progetto alternativo dell’Azienda speciale per il Porto.
Ancorché negata da parte resistente, hanno puntualizzato i giudici amministrativi di primo grado, la possibile interferenza fra le opere di cui si discute era chiaramente prospettata nel carteggio intercorso fra Regione, ministero dell’Ambiente e Azienda speciale.
Su queste basi, condivisibilmente il Tar Friuli Venezia Giulia ha concluso che, fondatamente, la ricorrente ha chiesto l’ostensione di quei documenti che possono orientare le proprie future scelte imprenditoriali.
Peraltro, ha puntualizzato la sentenza, l’accesso deve essere limitato a quanto strettamente necessario a comprendere se i due progetti interferiscono tra loro e, in caso positivo, quale sia la misura di tale interferenza.
Il punto affermato è chiaro: la possibile interferenza fra progetti alternativi, non ipotetica ma riconosciuta come in qualche modo possibile nel carteggio fra amministrazioni, è ragione sufficiente per legittimare all’accesso nei confronti dell’amministrazione fautrice del progetto alternativo. Un accesso, questo, che potremmo chiamare “di verifica”, e quindi a fortiori da limitare allo stretto necessario.


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