Home  › Amministratori e organi

Il «giornalino» del Comune evita i limiti delle spese di rappresentanza

di Federica Caponi

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La pubblicazione del periodico comunale, se si rivolge sostanzialmente alla comunità amministrata e mira alla diffusione della conoscenza dei servizi erogati, va correttamente ascritto all'ambito della comunicazione istituzionale e non rientra nella rappresentanza propriamente detta. Tale tipologia di spesa, non avendo finalità promozionali o di persuasione, ma al contrario scopi meramente informativi, non deve essere ricondotta nell'ambito delle spese di rappresentanza. Questo il chiarimento fornito dalla Corte dei conti, sezione controllo Lombardia, con la deliberazione n. 362/2015, nell'ambito del controllo-monitoraggio del prospetto delle spese di rappresentanza sostenute da un Comune.

Spese di rappresentanza e spese istituzionali
Dal punto di vista definitorio, la nozione di spesa di rappresentanza si configura quale voce di costo essenzialmente finalizzata ad accrescere il ruolo, il decoro, il prestigio e la reputazione della singola pubblica amministrazione verso l'esterno. Le relative spese devono assolvere il preciso scopo di consentire all'ente locale di intrattenere rapporti istituzionali e di manifestarsi all'esterno in modo confacente ai propri fini pubblici.
Al contrario, le spese funzionali a promuovere la conoscenza dell'esistenza e delle modalità di fruizione dei servizi pubblici da parte della collettività si sostanziano in obbligazioni tributarie strumentali all'attuazione di una scelta amministrativa inerente all'ambito della comunicazione istituzionale e, dunque, non rientrano nelle spese soggette alla riduzione di cui all'articolo 6 del Dl 78/2010 (che prevede un taglio lineare a regime di oltre l'80% rispetto alla spesa sostenuta nell'anno 2009 per le seguenti tipologie: relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza).

La distinzione negli orientamenti della giurisprudenza
La tesi seguita dai magistrati contabili della Lombardia, relativamente all'esclusione delle spese sostenute da un Comune per la pubblicazione del giornalino dell'ente da quelle soggette ai limiti di cui all'articolo 6, comma 8, del Dl 78/2010, non è condivisa da altre sezioni regionali di controllo, tra cui quella dell'Emilia Romagna.
I magistrati contabili della sezione regionale di controllo dell'Emilia Romagna, infatti, hanno più volte ritenuto che nella nozione di pubblicità debbano essere ricomprese le attività mediante le quali l'ente porta all'esterno della propria struttura notizie, anche riconducibili alle proprie finalità istituzionali, come quelle riguardanti la comunicazione istituzionale o le informazioni funzionali alla promozione dei servizi pubblici e delle modalità di fruizione degli stessi da parte della collettività.
Costituiscono spese di rappresentanza quelle effettuate allo scopo di promuovere l'immagine o l'azione dell'ente pubblico, mediante attività rivolte all'esterno, pertanto, secondo i magistrati contabili dell'Emilia Romagna, «non pare rilevante approfondire la problematica riguardante la riconducibilità delle spese per la pubblicazione di un giornalino comunale alle spese di pubblicità, oppure a quelle di rappresentanza, essendo comunque le due tipologie soggette al medesimo regime vincolistico, di cui al citato art. 6, comma 8» (deliberazione n. 233/2014).

Pubblicazioni: limiti di spesa dettati dalla Corte dei conti
La Corte dei conti ha anche evidenziato che non sempre l'ente locale può legittimamente utilizzare le pubbliche risorse allo scopo di inviare pubblicazioni alla cittadinanza.
Tali pubblicazioni, per essere giudicate legittime, non devono essere finalizzate a propagandare l'immagine dei vertici politici, in quanto in tal caso non costituirebbero legittime spese di rappresentanza, ma integrerebbero un danno all'Erario.
A tal proposito, secondo la consolidata giurisprudenza contabile, le spese di rappresentanza sono legittime laddove questa rispetti le seguenti condizioni:
finalizzata al perseguimento dei fini istituzionali;
destinata ad attività rivolte a proiettare l'amministrazione all'esterno;
connessa a un'esigenza effettiva per l'ente di manifestarsi all'esterno.
Costituisce vizio di legittimità della spesa il suo essere ingiustificata o inutile, poiché frutto di una scelta antieconomica e irrazionale e, pertanto, portatrice di danno erariale (Corte dei Conti, sezione giurisdizionale Toscana, sentenza n. 126/08).


© RIPRODUZIONE RISERVATA