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Piccoli Comuni, i sindaci alla Camera «disegnano» la riforma delle gestioni associate

di Matteo Valerio (*)

Nella provincia di Pesaro Urbino, le attuali norme sull'obbligatorietà delle gestioni associate produrrebbero «un quadro nebuloso e spezzettato nella governance territoriale dei 59 Comuni che la costituiscono: 44 di essi verrebbero obbligati a gestire in forma associata le funzioni, senza garanzia di maggiore efficacia amministrativa, mentre 15 Comuni resterebbero nelle attuali condizioni, indebolendosi». Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e vicepresidente dell'Anci, ha illustrato con questo esempio alla Commissione Affari costituzionali della Camera gli imminenti effetti della norma che il prossimo 31 dicembre potrebbe obbligare i piccoli Comuni a unirsi nella gestione associata delle funzioni. Con lo stesso esempio, poi, lancia la proposta Anci di autoriforma dei Comuni che, se venisse accolta, «genererebbe invece, sempre nella provincia di Pesaro-Urbino, solo sette aree vaste, contigue e omogenee, rafforzando il potere di governance dei territori» (si vedano le slides illustrative dell'Anci).

La proposta dell'Anci
Per completare il mosaico delle riforme, sostiene l'Anci, mancano due tasselli fondamentali, quello delle Regioni e quello dei Comuni. Ed ecco la formula che l'Associazione propone a Governo e Parlamento: «I Comuni devono essere resi più uniti e più forti. Le gestioni associate – spiega Ricci - costituiscono una opportunità da cogliere da parte di tutti i Comuni, non solo quelli piccoli, incentivando le unioni e le fusioni. Il criterio demografico va sostituito con quello di bacino adeguato e omogeneo individuato dalle assemblee dei Sindaci congiuntamente alle funzioni da associare e premiando le realtà più virtuose».
Questa proposta, se venisse accolta, «darebbe vita a governi del territorio più efficienti ed efficaci nella gestione di servizi e funzioni comunali, ottenendo anche economie di scala nel periodo medio. È un'iniziativa da adottare quanto prima – è convinto Ricci - pena il rischio di ritrovarci di fronte a un pacchetto parziale di riforme che, dopo aver definito il nuovo Senato, gli enti di area vasta, le Città metropolitane e lo svuotamento delle Province, perde efficacia a causa della mancata ridefinizione degli assetti di governance delle Regioni e dei Comuni».

La sospensione del termine
Per operare nel senso suggerito dall'Anci, spiega ancora Ricci, «è innanzitutto necessario sospendere il termine che impone ai piccoli Comuni la gestione associata delle funzioni entro il prossimo 31 dicembre, ma non nel senso di un'ulteriore proroga. La sospensione è volta a impostare un percorso più ampio e organico di riforma, investendo le autonomie locali della responsabilità di individuare, in ciascuna area vasta ed entro pochi mesi, i bacini adeguati e omogenei per caratteristiche morfologiche e socio-economiche. Quei bacini omogenei diventerebbero così le nuove Unioni di Comuni e potrebbero scegliere se gestire le funzioni in modo associato oppure, ove ricorrano le condizioni, avviare anche percorsi di fusione». L'Anci è fortemente impegnata in tal senso nel corso dell'iter della legge di stabilità.

La cooperazione tra tutti i Comuni
«Siamo convinti – afferma Ricci – che incentivare la cooperazione tra tutti i Comuni costituisca la via migliore per riorganizzare in termini più efficienti l'intero sistema. Siamo altrettanto persuasi del fatto che l'attuale impostazione delle norme, che prevedono obbligatorietà delle gestioni associate con criteri che non tengono conto delle realtà territoriali e solo per i piccoli Comuni, non sarebbe efficace e anzi produrrebbe effetti contrari a quelli sperati. Con l'istituzione dei bacini adeguati e omogenei e delle Unioni, potremmo avere un reale e complessivo ridisegno del sistema locale, ovvero Comuni più forti, dopo lo svuotamento delle funzioni delle Province».
Il disegno proposto dall'Anci «dovrebbe prevedere dunque, per favorire le Unioni nei bacini omogenei, un passaggio di semplificazione normativa e un programma di incentivi di tipo economico finanziario, nonché un successivo confronto sulle modalità di gestione associata delle funzioni, in modo da renderle il più possibile utili all'amministrazione efficiente dei territori».

La riduzione delle Regioni
In questo quadro, spiega infine Ricci, «riteniamo che si debba andare anche verso il dimezzamento delle Regioni, rendendo le stesse Regioni protagoniste di questo cambiamento. Le attuali dimensioni di quelle italiane, a nostro parere, sono assolutamente insufficienti per garantire la competitività dei territori con le altre Regioni europee. Inoltre va definito in modo chiaro che le funzioni di legislazione e pianificazione devono essere interamente attribuite alle Regioni mentre la gestione dei servizi, ad eccezione della Sanità, va fatta confluire senza ambiguità sui territori».

MANIFESTO APPROVATO DALLA XV CONFERENZA NAZIONALE ANCI PICCOLI COMUNI - CAGLIARI LUGLIO 2015

(*) Ufficio stampa Anci


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