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Roma, il Tar boccia i limiti decisi da Marino sull'accesso delle auto a noleggio

di Amedeo Di Filippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Prova a chiudere totalmente al traffico i Fori Imperiali il sindaco di Roma Ignazio Marino, fresco di dimissioni, ma il Tar del Lazio annulla la delibera con cui la sua giunta ha limitato l'accesso al territorio comunale da parte degli esercenti il servizio pubblico non di linea effettuato mediante noleggio con conducente.

La vicenda
Con la sentenza n. 11637 del 13 ottobre, il Tar Lazio ha sancito l'illegittimità della delibera, adottata nel 2014, con cui la giunta di Roma Capitale ha regolato l'accesso del servizio di noleggio con conducente, secondo i dettami dell'articolo 5-bis della legge 21/1992, subordinandolo alla preventiva comunicazione di numerosi dati, tra i quali quelli anagrafici del titolare dell'autorizzazione, la sede del vettore e della relativa rimessa, numero e data di iscrizione al ruolo conducenti, targa dell'autovettura, data, ora e luogo di inizio del servizio e chilometraggio di partenza, dati del committente del servizio. Gli operatori ricorrenti hanno sostenuto che il provvedimento avrebbe provocato una modificazione permanente dell'attività di noleggio, con la fissazione di livelli inadeguati, insufficienti, di scarsa qualità e con la creazione di rendite di posizione per gli operatori territorializzati, forti delle barriere artificiali poste dal Comune.
A seguito della sospensiva accordata dal Tar Lazio, la giunta Marino ha modificato e integrato la delibera impugnata prevedendo modalità semplificate e precisando i confini del territorio interessato. Ma questo non è bastato ai ricorrenti, che hanno contestato ulteriori rilievi critici ed esibito una segnalazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato secondo cui, alla luce del principio di proporzionalità, per garantire una effettiva azione di contrasto all'abusivismo è sufficiente una misura meno restrittiva e non discriminatoria. A seguito di una nuova ordinanza cautelare, si arriva ora a sentenza, che dà ragione ai vettori.

La sentenza
Nella sostanza, il Tar censura la eccessività dei dati richiesti e la complessità della procedura. I dati relativi all'ubicazione del vettore e relativa rimessa e al ruolo dei conducenti, afferma, sono propedeutici al rilascio dell'autorizzazione, talché la richiesta si traduce in una barriera di tipo amministrativo al regolare svolgimento del servizio, senza rivestire utilità alcuna ai fini per cui l'articolo 5-bis prevede la comunicazione. Un evidente difetto di ragionevolezza e proporzionalità poi rivela anche la richiesta dei dati del committente, di nessuna utilità ai fini del controllo, mentre prive di idonea base normativa sono le richieste relative all'indicazione della Camera di commercio presso cui sono iscritti il titolare dell'autorizzazione (o il conducente), ai dati dei collaboratori e dipendenti e ai rapporti con essi intrattenuti dal titolare dell'autorizzazione.
Di dubbia utilità anche i dati degli accessi degli operatori in zone diverse da quelle a traffico limitato o situate in aree semicentrali o periferiche del territorio comunale. Troppo onerose, poi, le modalità della comunicazione, da effettuarsi distintamente per ogni singolo accesso, mentre non vi è alcuna ragione perché le modalità semplificate, pur previste, siano limitate ai soli contratti stipulati con soggetti tenuti all'applicazione del codice dei contratti.
Ulteriore elemento negativo è che le comunicazioni non possono essere effettuate in tempo reale (per esempio attraverso smartphone e tablet) ma richiedono necessariamente l'utilizzo di uno scanner, di una stampante e di un fax.
Modalità che creano notevoli difficoltà agli operatori, soprattutto in relazione alle c.d. prestazioni "a tempo" in cui l'autista rimane a disposizione del cliente che può decidere, in ogni momento, la destinazione che più gli aggrada. Non tenendo conto di quanto previsto dal Codice dell'amministrazione digitale, per cui la comunicazione telematica dovrebbe essere la regola e non l'eccezione nei rapporti con la Pa.


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