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Ma il «bando» deserto può giustificare la giunta tutta al maschile

di Amedeo Di Filippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'atto di nomina degli assessori è nullo se non sono rispettate le "quote rosa", ma devono essere tenute in debita considerazione le esigenze di interesse pubblico connesse alla stabilità dell'amministrazione comunale. La sezione di Catanzaro del Tar Calabria aggiunge con l'ordinanza n. 462/2015un ulteriore tassello al composito puzzle relativo alla presenza delle donne nelle giunte locali.

Il principio
Sulla questione è intervenuto il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4626 del 5 ottobre, che ha confermato l'annullamento – disposto dalla stessa sezione di Catanzaro con la sentenza n. 651/2015 – del provvedimento sindacale di rinnovo della giunta in cui non era stata garantita l'adeguata presenza di donne. Entrambe le pronunce fanno riferimento al comma 137 della legge Delrio n. 56/2014, secondo cui nelle giunte dei Comuni con popolazione superiore a 3mila abitanti nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%, con arrotondamento aritmetico. Secondo il Tar Calabria, la norma ha una valenza cogente e precettiva e deve essere rispettata nel momento in cui il sindaco intervenga a modificare per qualsiasi ragione la composizione della giunta. Negli stessi termini si pronunciano i giudici di Palazzo Spada, chiamati in causa dagli assessori estromessi dalla giunta a seguito della sentenza di primo grado, secondo i quali gli atti trovano nel comma 137 un ineludibile parametro di legittimità, non essendo ragionevole una sua interpretazione che leghi la sua concreta vigenza alla data delle elezioni ovvero che condizioni unicamente le nomine assessorili all'indomani delle elezioni.

La nuova pronuncia
Conl'ordinanza n. 462/2015 il Tar calabrese si pronuncia sul ricorso presentato per l'annullamento dell'atto con cui il sindaco ha proposto a un soggetto di accettare la nomina alla carica di assessore. Respinge la domanda di sospensione, tenuto conto che il Comune ha avviato una specifica indagine conoscitiva per accertare la disponibilità di candidate di sesso femminile. L'ordinanza presenta almeno tre singolarità interessanti. La prima è che – forse per la prima volta in un giudizio – il dato riferito al numero degli abitanti del comune, utile a chiarire se il caso ricade nella sfera di applicazione del comma 137 della Legge 56/2014, è attinto da Wikipedia. Altra specificità è che il Tar si pronuncia su un «avviso pubblico recante l'indagine conoscitiva, tesa ad individuare personalità femminili», una vera e propria procedura ad evidenza pubblica tramite cui il primo cittadino ha cercato nella società civile una candidatura al femminile. Avviso regolarmente affisso all'albo pretorio del Comune, in base al quale il sindaco ha poi nominato l'assessore.

Le condizioni
Nel merito, il Tar condivide le argomentazioni svolte nel ricorso, anche alla luce della sentenza n. 4626/2015, ma non riscontra il periculum in mora e respinge la richiesta di sospensiva, «tenuto altresì conto delle esigenze di interesse pubblico connesse alla stabilità dell'amministrazione comunale». Raccomanda al Comune – ed è la terza singolarità – di tenere presente l'istanza presentata dalla ricorrente in caso di eventuali "rimpasti" – altro termine sdoganato – e/o modifiche nella composizione della giunta, fermo restando l'obbligo di procedere, per "mettersi in regola" con le prescrizioni del comma 137, a un'ulteriore indagine conoscitiva, da avviare con avviso pubblico. Indagine per la quale è necessaria, secondo i giudici, l'affissione all'albo pretorio, la cui durata deve essere di almeno 15 giorni anteriori rispetto all'atto di nomina del nuovo assessore, «in modo da garantire un congruo e sufficiente spatium temporis per la presentazione delle candidature femminili».


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