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Elezioni: la preferenza è valida solo indicando il cognome del candidato

di Giovanni La Banca

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È da considerarsi nullo il voto di preferenza espresso tramite l'indicazione del solo nome del candidato prescelto, dal momento che la preferenza deve essere manifestata con l'indicazione del cognome del candidato, in quanto solo quest’ultimo costituisce elemento distintivo per affidare la preferenza del candidato consigliere (Tar Campania, sezione 2, sentenza 24 settembre 2015, n. 4604).
Stante il principio di salvaguardia della validità del voto, la preferenza può liberamente esprimersi anche attraverso l'indicazione del solo cognome del candidato consigliere: invero, la manifestazione del voto è validamente espressa a prescindere dalla eventuale omessa o erronea indicazione da parte dell'elettore del nome di battesimo.
La comminatoria legislativa di nullità del voto va interpretata in maniera fortemente restrittiva, in considerazione del principio del cosiddetto favor voti, giacchè sono sanzionati con la nullità del voto i segni che corrispondono in modo inoppugnabile ed univoco alla volontà dell'elettore di far riconoscere il proprio suffragio.
In ogni caso, l'indicazione errata del nome di battesimo del candidato non costituisce segno della volontà delle lettore di farsi riconoscere.

Il caso dei piccoli Comuni
Se l'elettore ha segnato più di un contrassegno di lista, ma ha scritto una o più preferenze per candidati appartenenti a una soltanto di tali liste, il voto è attribuito alla lista cui appartengono i candidati indicati.
Tale disposizione, originariamente individuata per le elezioni per comuni con popolazione superiore a 15000 abitanti, si applica pure al nuovo sistema di votazione nei comuni con popolazione inferiore a detto limite, che è stato sempre contraddistinto da un voto per il candidato sindaco con il segno sul simbolo di lista ed indicazione di una preferenza per i candidati consiglieri.
Tale sistema elettorale maggioritario serve ad attribuire stabilità di governo all'ente locale e induce l'elettore a ponderare la scelta della forza politica cui affidare l'amministrazione dell'ente stesso.
Pertanto, è da ritenere sempre valido il voto con cui l'elettore indichi, senza dubbio, il candidato sindaco prescelto e il di lui contrassegno (ossia quello con cui sia espressa la preferenza al candidato sindaco), perché inequivocabilmente lascia individuare la forza politica cui esso si riferisce.
Ciò avviene anche nel caso in cui l'elettore, dopo aver votato per il candidato sindaco e per la lista a lui collegata, esprima pure una preferenza per un candidato consigliere appartenente a una lista non collegata.
Al contrario, invece, la preferenza assegnata a quest'ultima è nulla, per l'evidente ragione di non poter legittimamente considerare sullo stesso piano giuridico i due tipi di voto. Non può, al contrario, essere presa in considerazione, la scheda recante segno di croce sul simbolo di una lista accanto al nome del candidato sindaco, seguito, nello stesso riquadro dal nome di un candidato consigliere della lista concorrente.

Altre cause di nullità
Sono sanzionati con la nullità del voto i segni che corrispondono in modo inoppugnabile e univoco alla volontà dell'elettore di far riconoscere il proprio suffragio.
In tale ottica, è legittimo l'annullamento di una scheda elettorale, nella quale l'elettore ha espresso la preferenza con una penna, anziché con la matita copiativa fornita dall'ufficio elettorale di sezione, in quanto l'uso di uno strumento diverso da quest'ultima costituisce un idoneo segno di riconoscimento dell'elettore.


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