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Lo scambio di dati personali fra amministrazioni va comunicato ai diretti interessati

di Machina Grifeo Francesco

La privacy dei cittadini irrompe nelle scambio di dati, peraltro sempre più frequente, tra le amministrazioni pubbliche. Con la sentenza del 1° ottobre 2015, nella causa C-201/14, la Corte Ue ha, infatti, stabilito che gli interessati devono esserne «preventivamente informati», perché così richiesto dalla direttiva 95/46/CE sul trattamento dei dati.

Il caso
L'amministrazione tributaria rumena ha trasmesso le dichiarazioni dei redditi di una serie di cittadini, lavoratori autonomi, alla Cassa nazionale malattia, che successivamente ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali arretrati. Da qui il ricorso dei lavoratori alla locale Corte di appello in quanto i dati personali sarebbero stati utilizzati a fini diversi da quelli per cui erano stati inizialmente comunicati all'amministrazione tributaria, e senza che gli interessati ne fossero stati informati.

La decisione
Interpellata, la Corte di giustizia ha chiarito che l'obbligo di «trattamento leale» dei dati personali richiede che un'amministrazione informi i titolari della loro trasmissione a un'altra amministrazione che poi li tratterà in qualità di destinatario. E che la direttiva stabilisce esplicitamente che ogni eventuale restrizione all'obbligo d'informazione venga adottata con disposizione legislativa.
Ora, prosegue la sentenza, la legge rumena che prevede la trasmissione dei dati personali alle Casse malattia non dispensa il responsabile del trattamento dall'obbligo di informare. La legge, infatti, non definisce né le informazioni trasmissibili né le modalità di trasmissione, le quali figurano unicamente in un protocollo bilaterale tra l'Amministrazione tributaria e la Cassa nazionale.
Con riferimento al «trattamento» dei dati trasmessi, poi, la direttiva dispone che il responsabile informi le persone interessate «della sua identità, delle finalità del trattamento e di ogni altro elemento necessario per garantirne un uso leale», fra cui: la categoria di dati interessati e l'esistenza di un diritto di accesso e di rettifica.
In definitiva, concludono i giudici, «il diritto dell'Unione osta alla trasmissione e al trattamento di dati personali tra due amministrazioni pubbliche di uno Stato membro se le persone interessate non ne vengono preventivamente informate». Dunque, il trattamento da parte della Cassa malattia è avvenuto in modo non legittimo.


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