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Convegno Ifel: i Comuni che servono all'Italia

di Giuseppe Pellicanò

L'autonomia degli enti locali è tra le vittime «collaterali» delle politiche di risanamento dei conti pubblici che hanno attraversato il sistema economico europeo negli ultimi 10 anni. Una vera economia di guerra, secondo la definizione dell'economista Massimo Bordignon, che ha centralizzato le decisioni di spesa e sacrificato radicalmente l'autonomia finanziaria e politica di Comuni e Regioni. Per ricostruire gli equilibri tra i diversi livelli di governo serve un disegno organico degli interventi normativi, anche attraverso un time out del percorso delle riforme. La considerazione ha fatto da filo conduttore ad un convegno promosso dall'Ifel presso l'istituto Sturzo di Roma, a cui hanno partecipato tra gli altri il presidente della Commissione Finanze della Camera, Maurizio Bernardo, e il presidente emerito della Consulta, Franco Gallo.
«Ora che siamo nell'immediato dopoguerra, il nostro compito è quello di ricostruire le relazioni tra i diversi livelli di governo fortemente intaccate dalla crisi economica rimettendo sui giusti binari il rapporto tra autonomia e responsabilità», ha evidenziato il direttore della Fondazione Ifel, Pierciro Galeone aprendo il convegno.
«Negli ultimi anni i progetti di riforme istituzionali si sono scontrati ovunque in Europa con le politiche di risanamento finanziario». Anche se questo contrasto si «è palesato in modo più profondo in Italia dove le manovre hanno avuto un fortissimo impatto sull'equilibrio tra i vari livelli di governo».

I dati della crisi
A disegnare i contorni finanziari della crisi che atrofizza l'autonomia comunale è stato il responsabile del Dipartimento Finanza locale di Ifel, Andrea Ferri. «Dai dati del quinquennio 2010-2014, emerge un attacco sistematico alla capacità operativa dei Comuni, che hanno visto una riduzione complessiva delle risorse di quasi il 20%», ha ricordato. «Tutto questo ha comportato una riduzione drammatica degli investimenti – meno 38 per cento – ma anche di spese tradizionalmente rigide come quella del personale, diminuita del 15%».

Possibili prospettive
Ma come si esce da questo profondo squilibrio tra i livelli di governo? Ferri ha la sua ricetta: «Anche nelle condizioni di restrizione finanziaria, forse alle spalle, vanno trovati strumenti per esercitare l'autonomia e la responsabilità dei Comuni». Quindi, nel «campo della finanza alleggerire i vincoli di patto per liberare gli investimenti». Mentre «sotto il profilo dell'assetto tributario locale, si torni alla sua caratteristica di sistema ancorato alle scelte politico-amministrative dei singoli Comuni. Bisogna evitare – argomenta il responsabile Ifel - la commistione tra Stato, compensazione e gettito diretto che rende illeggibile l'autonomia tributaria e ‘precarizza' il quadro delle responsabilità dei livelli di governo».
«Ora che la crisi sembra cedere il passo ai primi tangibili segnali di ripresa, ci si chiede se il nostro sistema autonomistico potrà nuovamente contare su spazi di responsabilità e di spesa non integralmente subordinati ai vincoli imposti dalla stato centrale», afferma da parte sua Guido Castelli, presidente della Fondazione, sindaco di Ascoli Piceno e delegato Anci alla finanza locale. Che sottolinea: «Non è scontato che ciò accada anche in ragione degli interventi normativi, in qualche caso di rango costituzionale (basti pensare alla L. 243/2012 sul pareggio di bilancio), che hanno stabilizzato il regime vincolistico a carico delle autonomie locali».
Secondo il delegato Anci, passata la crisi di guerra che ha squassato gli equilibri dei governi locali, «il ‘dopoguerra' non si annuncia facile per il mondo delle autonomie». Da qui la sua proposta: «è necessario, in definitiva, un time out che consenta di restituire organicità e efficacia all'insieme di interventi che il legislatore nazionale è chiamato ad attuare. Tutto questo appare imprescindibile – chiosa Castelli - per attrezzare il paese ad affrontare la sfida della modernizzazione e del definitivo superamento della crisi».


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