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Comuni insieme e più forti nella strategia nazionale sulle aree interne

di Francesco Monaco (*)

Una delle principali novità della politica di coesione del ciclo 2014-2020 contenuta nell'Accordo di Partenariato (AdP) che l'Italia ha siglato con l'Ue è la definizione di una strategia nazionale per le sue "aree interne" (Snai).
Si tratta di un intervento che interessa poco meno di un quarto della popolazione italiana, che vive in circa tre quinti del territorio nazionale.

Soggetti, progetti e risorse
Snai sarà sperimentata in più di 900 Comuni, per lo più di ridotte dimensioni, collocati in tutte le ripartizioni territoriali del Paese, gravati da problemi di forte caduta demografica (alcuni fino alla soglia limite del 35%) e lontani dai centri di offerta dei servizi essenziali (istruzione, sanità, mobilità). Con tassi di disagio economico e sociale che è conseguenza e causa, al contempo, dello spopolamento. Si avvicinano invece al miliardo di euro le risorse finanziarie dedicate, mobilitate da ben due leggi di stabilità (2014-2015) e dai Por Fesr, Fse e Feasr di tutte le regioni italiane (tranne la provincia autonoma di Bolzano, che ha ritenuto di defilarsi). Snai, qualificata progetto cardine anche dal Piano Nazionale di Riforma, non cade certamente nel vuoto. Il tentativo di rilancio delle "aree interne" è praticato - ormai da anni - in molte parti dell'Italia, sebbene esso appaia disordinato e diffuso a macchia di leopardo. Le numerose iniziative in campo stanno producendo risultati interessanti in termini di recupero demografico, sviluppo del turismo e della produzione, rilancio delle attività agricole, riqualificazione di scuole, infrastrutturazione digitale, valorizzazione di risorse paesaggistiche e culturali. Tuttavia esse appaiono scollegate da una visione organica, da un quadro di riferimento capace di individuare problemi comuni e sperimentare soluzioni condivise. Si tratta insomma di "puntualismo" virtuoso, progetti molte volte di qualità svincolati da una visione d'insieme: soprattutto, non c'è consapevolezza del fatto che politiche ordinarie fondamentali, come quelle che si praticheranno nei prossimi mesi con il "patto per la salute" (presidio e continuità territoriale dell'assistenza, presa in carico malati cronici, medicina d'iniziativa, eccetera) o con la legge sulla "buona scuola" (riorganizzazione e riqualificazione plessi, riduzione tourn over docenti, organico funzionale, superamento digital divide, eccetera), così importanti per le "aree interne", potranno avere effetti decisivi nel rilancio di questi territori, a condizione che vengano orientate secondo una prospettiva di coordinamento strategico e non siano invece "rilasciate" sul territorio con i soli strumenti tradizionali della programmazione (bandi, avvisi, graduatorie, manifestazioni di interesse). I quali strumenti producono i loro effetti, quando li producono, in modo scoordinato e casuale. Snai offre dunque l'opportunità di costruire una cornice unificante a tutto questo, muovendo da azioni private e pubbliche già in corso e coordinandole con le politiche nazionali settoriali in via di definizione, affinché si possa dare forza, efficacia e visione ai diversi interventi di potenziamento dei servizi pubblico e di riavvio dello sviluppo economico. I Comuni interessati - recita l'AdP - «costituiscono l'unità di base del processo di decisione politica» che sta alla base di Snai «ed in forma di aggregazione di comuni contigui, sistemi locali intercomunali, sono partner privilegiati per la definizione della strategia di sviluppo d'area e per la realizzazione dei progetti di sviluppo». Dunque i Comuni, protagonisti indiscussi, che non agiscono più da soli, ma uniti; esaminano i problemi (disponibile una batteria di 100 indicatori), ragionano sulle proprie potenzialità (dicendo loro quel che serve), prendono in mano il destino delle loro popolazioni.

Forme di gestione
Ma come si realizza questa unità di intenti e cosa fare? La risposta Snai è precisa: i comuni "interni" dovranno realizzare forme appropriate di gestione associata di funzioni (fondamentali) e servizi che siano «funzionali al raggiungimento dei risultati di lungo periodo degli interventi collegati alla strategia e tali da allineare pienamente la loro azione ordinaria con i progetti di sviluppo locali finanziati»; dovranno superare localismi non più giustificati e ritrosie a cooperare in progetti di sviluppo di dimensione sovracomunale; «dovranno provare di essere in grado di guardare oltre i propri confini,». È questo un punto qualificante di Snai: la gestione associata di funzioni e servizi è assunta quale pre-requisito essenziale della strategia di sviluppo: l'intervento parte se questa condizione è verificata. Non sarà più sufficiente lavorare ad aggregazioni temporanee costruite «su e per progetti\programmi di sviluppo», tipica di gran parte degli interventi di sviluppo locale promossi ed "evaporati" nel nostro Paese almeno a partire dalla stagione della "programmazione negoziata" (patti territoriali, contratti d'area) e, successivamente, riportati a vita effimera con le formule della politica di coesione comunitaria (Pit, Pisu, Pist, Gal, eccetera). Fra i Comuni interessati è' invece necessario realizzare alleanze stabili, aggregazioni permanenti nel tempo, costruite su un disegno di gestione ordinaria di funzioni fondamentali e servizi locali. L'esigenza sottostante è di pervenire ad un diverso assetto nell'erogazioni di servizi pubblici e di organizzazione della Pa, che possa coniugare efficienza ed efficacia e consentire universalità e migliore qualità. Gestire funzioni e servizi in forma associata significa lavorare di fatto alla costruzione di una piattaforma territoriale unica, capace di superare confini amministrativi e limitazioni di competenze ed offrire dimensioni adeguate per far sprigionare dalle attività di gestione "economie di scala" (dove possibile) o punti di equilibrio e sostenibilità più avanzati (fino a copertura totale della domanda) nell'erogazione di servizi e beni pubblici. È evidente che gestione obbligatoria ex lege e pre-requisito della strategia siano fenomeni connessi. Impossibile richiedere ai Comuni di trattare suddetta materia senza tener conto del quadro normativo ed ordinamentale vigente. Tuttavia, i due fenomeni devono essere tenuti concettualmente separati. Per i comuni sottoposti ad obbligo, l'assolvimento significherà anche possesso del pre-requisito e viceversa. La gestione obbligatoria ex lege procederà sui binari degli adempimenti tracciati, per tipologie dimensionali degli enti e ambiti geografici, dalla normativa nazionale e regionale (per la parte di relativa competenza), e nei tempi fissati dal legislatore. Il pre-requisito Snai per i Comuni non sottoposti ad obbligo, invece – nel more che il quadro ordinamentale si assesti ed in coerenza con questo-, avanzerà invece in via volontaristica ed autonoma: i Comuni interessati - nel rispetto della normativa in vigore - procederanno ad associare funzioni e servizi, secondo le esigenze unitarie richieste dalla strategia e nei tempi definiti dalle relative procedure di attuazione. Una bella sfida per le amministrazioni locali, che si può vincere.

(*) Responsabile Area politiche di coesione territoriale Anci


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