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Accesso all'esposto del vicino, il rifiuto illegittimo del Comune non va risarcito

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il diniego di accesso all’esposto del privato che abbia innescato un’attività di polizia amministrativa può essere illegittimo. Lo afferma con sentenza del 9 settembre 2015, n. 391, la sezione I del Tar Friuli Venezia Giulia.
L'esistenza di un contrasto giurisprudenziale sulla possibilità di conoscere atti di soggetti privati di impulso all’attivazione da parte dell’amministrazione dei poteri di indagine o repressivi che le competono, perlatro, impedisce di configurare come colpevole l’azione del Comune e, in assenza dell’elemento soggettivo, non sono integrati gli estremi della responsabilità aquiliana e con essa dell’obbligo di risarcire il danno.
Si veda anche il Quotidiano degli Enti locali e della Pa dell’8 settembre.

Il contrasto giurisprudenziale
Riguardo al contrasto giurisprudenziale cui si è accennato, va rammentato che, ad avviso della giurisprudenza del Consiglio di Stato (sezione VI, sent. n. 5779/2014), la compiuta conoscenza dei fatti e delle allegazioni contestati risulta assicurata dal verbale di accertamento all’esito dell’attività di verifica innescata dall’esposto, sicché non vi è un reale collegamento causale tra l’esposto stesso ed il verbale di accertamento, ma solo tra la verifica ispettiva attivata ed il provvedimento finale.
Tuttavia, è riscontrabile un orientamento giurisprudenziale minoritario (ex multis, Tar Brescia sez. II, sentenza 20 novembre 2014, n. 1251), secondo il quale il privato che subisce un procedimento di controllo vanta un interesse qualificato a conoscere tutti i documenti utilizzati per l'esercizio del potere, inclusi, di regola, gli esposti e le denunce che hanno attivato l'azione dell'autorità. In quest’ottica, l'esposto, una volta pervenuto nella sfera di conoscenza dell'Amministrazione, costituirebbe un documento che assume rilievo procedimentale come presupposto di un'attività ispettiva o di un intervento in autotutela, fuoriuscendo dalla sfera del denunciante. Da escludere, sempre in base a questo secondo orientamento, che l’autore dell’esposto possa opporre esigenze di tutela della riservatezza, non essendo configurabile in simili casi un diritto all'anonimato.

Il caso
Nella specie, la persona sospettata di aver realizzato un abuso edilizia aveva chiesto all’Ente comunale l’accesso alla segnalazione di un privato cittadino e del verbale del conseguente sopralluogo effettuato presso il cantiere dalla Polizia municipale, e che l’Amministrazione si era opposta alla sola ostensione dell’atto del privato perché erano in corso indagini di Polizia giudiziaria, tanto è vero che aveva invitato l’interessato a chiedere l’autorizzazione alla competente Procura della Repubblica.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tar Friuli Venezia Giulia è interessante per diverse ragioni.
Da un lato, perché dà atto dell’esistenza di un contrasto giurisprudenziale sull’ostensibilità degli esposti di privati cittadini che pone problemi di ordine sistemico. L’alternativa, infatti, è fra un sistema nel quale tutto si gioca sulla capacità e credibilità dell’azione di Polizia amministrativa (che deve essere rigorosa e discreta allo stesso tempo) oppure uno nel quale si accetta di correre il rischio di tensioni sociali e, in ultima analisi, di favorire (involontariamente) perfino rappresaglie fra cittadini.
Dall’altro lato, perché conferma che il principio della “scusabilità” dell’errore (ad es., in caso di giurisprudenza oscillante o addirittura di contrasti aperti fra Corti giudicanti) è ancora vivo e vegeto. Ed è appena il caso di aggiungere che si tratta di un elementare principio di civiltà giuridica.


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