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Il Viminale taglia 23 prefetture, per i sindacati intervento «sbagliato e intempestivo»

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il ministero dell'Interno annuncia il taglio di 23 prefetture e i sindacati si mobilitano per martedì 22 settembre con assemblee in contemporanea in tutte le sedi a rischio chiusura «invitando parlamentari e politici locali e sensibilizzando organi di informazione, opinione pubblica e cittadini». Per le tre sigle l'intervento è «sbagliato e intempestivo e anticipa addirittura i decreti delegati della Riforma Madia».
La riduzione delle prefetture da 103 a 80 è contenuta in uno schema di decreto che riorganizza il ministero e che è stato inviato il 9 settembre dal governo alle organizzazioni sindacali. «In un momento di massima emergenza – affermano Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa - in materia di gestione dell'immigrazione e della sicurezza, il governo pensa di chiudere 23 Prefetture. Un arretramento inaccettabile dello Stato dal territorio, che rischia di lasciare nel caos cittadini e lavoratori».

Le sedi tagliate
Durissima la critica dei sindacati allo schema di decreto del Presidente della Repubblica messo a punto dal ministero dell'Interno che prevede la soppressione delle seguenti prefetture entro il 31 dicembre 2016, con conseguenti accorpamenti: Teramo (accorpata a L'Aquila), Chieti (accorpata a Pescara), Vibo Valentia (accorpata a Catanzaro), Benevento (Avellino), Piacenza (Parma), Pordenone (Udine), Rieti (Viterbo), Savona (Imperia), Sondrio (Bergamo), Lecco (Como), Cremona (Mantova), Lodi (Pavia), Fermo (Ascoli Piceno), Isernia (Campobasso), Asti (Alessandria), Verbano-Cusio-Ossola (Novara), Biella (Vercelli), Oristano (nuoro), Enna (Caltanissetta), Massa-Carrara (Lucca), Prato (Pistoia), Rovigo (Padova), Belluno (Treviso).

Incertezza per i dipendenti
«A dispetto degli annunci - si legge nella nota congiunta dei sindacati - nei fatti questo governo adotta misure di vero e proprio ridimensionamento dei presidi di legalità e sicurezza sul territorio. Disinteressandosi completamente dei lavoratori delle Prefetture, dei quali nello schema di Dpr non si parla minimamente, ma soprattutto dei cittadini e delle comunità locali, che saranno lasciati più soli».
Di fronte a tale quadro, annunciano Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa, «risponderemo con forza: la riorganizzazione dei servizi sul territorio non si fa smantellando lo Stato e lasciando nell'incertezza il personale che serve a garantire coesione sociale, integrazione e convivenza civile».


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