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Il Comune deve garantire la destinazione e l'uso delle strade pubbliche

di Paola Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In quanto proprietario delle strade va condannato il Comune che non provvede a garantirne la destinazione pubblica e il pacifico utilizzo da parte dei cittadini. Così il Tar campano, con la sentenza n. 4280/15, stigmatizza come inadempimento il silenzio serbato da un ente locale di fronte all'istanza presentata dagli utenti per le insidie di manovra e percorrenza di un tratto stradale cittadino e per l'ulteriore difficoltà ad accedere al fabbricato dove abitano.

Il caso
I ricorrenti invitavano l'amministrazione comunale a installare sul marciapiede antistante l'ingresso alla propria abitazione dei paletti dissuasori della sosta oppure l'apposita segnaletica orizzontale con divieto di sosta nel tratto di via antistante il portone del fabbricato al fine di impedire la sosta indiscriminata, che ostacolava le manovre dall'edificio e l'arrivo di mezzi di soccorso ed emergenza. Tanto che in un'occasione uno dei condomini non aveva potuto recarsi al pronto soccorso a causa della «sosta ostruttiva di veicoli privati». Il sopralluogo della Polizia municipale verificava la sussistenza del problema e il Comando richiedeva al Comune la posa dei paletti dissuasori della sosta o, in alternativa, l'apposizione di segnaletica verticale di divieto di sosta. Dal perdurante silenzio e inerzia del Comune è scattata la richiesta al Tar di condanna dell'amministrazione comunale alla conclusione del procedimento e di nomina di un commissario ad acta.

La decisione
Nel caso specifico il Tar precisa che «Non può dubitarsi che l'amministrazione abbia un obbligo di vigilanza sulle strade di cui è proprietaria (oltre che sulle relative pertinenze, come i marciapiedi destinati al transito dei pedoni), dei quali deve garantire la destinazione pubblica ed il pacifico utilizzo da parte degli utenti, nel rispetto delle disposizioni del codice della strada ex Dlgs 285/1992 e del regolamento esecutivo ed attuativo di cui al D.P.R. n. 495/1992.». In base a tale disciplina, al Comune compete l'adozione delle misure che garantiscano ai cittadini il loro diritto al libero accesso all'edificio abitativo con mezzi di locomozione. Bacchettato dai giudici l'ente locale dovrà provvedere a superare il proprio inadempimento con specifiche soluzioni che altrimenti verranno esguite in base alle decisioni del commissario ad acta.
Così la sentenza condanna il Comune a pronunciarsi espressamente sull'istanza dei privati con un provvedimento motivato entro e non oltre giorni 30 dalla comunicazione o, se anteriore, dalla notificazione della presente sentenza.
Inoltre, conclude il dispositivo della sentenza «in caso di perdurante inerzia si nomina sin d'ora commissario ad acta il Sig. Prefetto di Napoli – con facoltà di delega ad un funzionario del proprio ufficio – il quale provvederà, previa presentazione di apposita istanza di parte ricorrente (da notificare al Comune), entro i successivi 30 giorni.».


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