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La denuncia anonima non fa scattare il diritto di accesso

di Vittorio Italia

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con la sentenza n. 784 del 26 agosto 2015, il Tar dell’ Emilia Romagna, Bologna, Sezioni Unite, ha deciso che «legittimamente un Comune ha negato la richiesta del proprietario di un immobile di accedere ad una denuncia anonima, che sollecitava un sopralluogo a quest’ immobile, poi effettuato dalla Polizia municipale».

Il fatto
Il fatto che ha dato origine alla controversia ed alla sentenza può essere così riassunto. In un Comune è pervenuta agli Uffici una denuncia anonima, nella quale si sollecitava un controllo all’ immobile di proprietà del Sig. X, per verificare la conformità dello stato dei luoghi rispetto alla normativa edilizia. L’ Amministrazione ha attivato la Polizia municipale, che ha effettuato il sopralluogo. Il Sig. X, dopo il sopralluogo, ha  presentato al Comune una richiesta di accesso, per conoscere il testo della denuncia ed il nome dell’ autore della denuncia. Decorsi 30 giorni senza avere la risposta dell’ Amministrazione, il Sig. X ha proposto ricorso al Tar, che lo ha respinto.

La sentenza
I Giudici del Tar hanno così argomentato:
1) L’ attività ispettiva è scaturita da una denuncia anonima, che era stata inviata anche a molte Autorità pubbliche, compresa la Procura della Repubblica;
2) La conoscenza della fonte all’ origine di un controllo di polizia non risponde ad alcun interesse di colui che subisce l’ attività ispettiva, perché le conseguenze dannose per l’ interessato possono nascere solo dall’ esito del controllo;
3) Nessun vantaggio può scaturire per la difesa degli interessi del ricorrente dalla conoscenza dell’ autore della denuncia;
4) Oltre a tutto, quest’ ultima circostanza sarebbe impossibile, perché la denuncia è stata presentata in forma anonima.

Valutazione della sentenza
La sentenza è corretta, ed ha puntualmente argomentato sulla mancanza di vantaggi per il richiedente ai fini della sua difesa in giudizio, e sull’ impossibilità di conoscere il nominativo dell’ autore dell’ esposto, dato che la denuncia era anonima.
In contrario a quanto esposto si potrebbe obiettare che l’accesso all’ esposto poteva consentire al richiedente di individuare, dalla calligrafia (nell’ ipotesi che l’esposto fosse manoscritto), o dallo stile, o da riferimenti a fatti ed avvenimenti,  degli elementi utili per risalire – in via presuntiva – all’ autore della denuncia.
Ma l’ obiezione non sarebbe determinante. Infatti, anche in questo caso il richiedente non avrebbe avuto alcun vantaggio ai fini della difesa della sua posizione giuridica. Infatti, se il sopralluogo riscontrava delle violazioni edilizie, il danno provocato al proprietario derivava dall’ abuso edilizio che era stato commesso, e non dalla denuncia, e la conoscenza o meno dell’ autore non aumentava né diminuiva la responsabilità del proprietario.  In secondo luogo, se il sopralluogo riscontrava delle violazioni edilizie, il proprietario non poteva citare in giudizio il presunto autore della denuncia per chiedere un eventuale risarcimento per aver commesso “atti emulativi” ( cioè quegli atti che – ai sensi dell’articolo 833 del Codice civile – non hanno altro scopo “che quello di nuocere e recare molestia ad altri”), e ciò sia per l’ incertezza relativa all’ autore di questa denuncia, sia perché la denuncia che chiedeva un controllo sulla situazione edilizia non aveva soltanto lo scopo di “nuocere e di recare molestia” al proprietario.

Conseguenze per gli altri Comuni
La sentenza è di particolare rilievo anche per gli altri Comuni, che - nell’ ipotesi di richieste di accesso ad esposti o a denunce anonime - potranno prendere esempio dalle motivazioni di questa decisione.


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