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A Milano pressing di Renzi sulla ricandidatura di Pisapia

di Sara Monaci

Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, ieri ha di nuovo puntualizzato che non intende ricandidarsi alle amministrative del 2016, rimanendo dunque sulla posizione già annunciata lo scorso aprile. E però si fanno sempre più insistenti le richieste di rimanere per garantire la vittoria del centrosinistra, o, più precisamente, della stessa coalizione che ha caratterizzato il movimento "arancione" e determinando la vittoria nel 2011. Una coalizione ampia che va dal Pd ai movimenti civici arrivando a Sel e, oggi, alla sinistra guidata da Pippo Civati. Lui per ora declina l'invito ma non sfugge alle responsabilità: «Non mi voglio rottamare, voglio continuare a lavorare per il centrosinistra unito a Milano e nel Paese e non scappo da Milano», ha detto ieri sera alla Festa nazionale del Pd. Le richieste a Pisapia arrivano sia da alcuni ambienti politici milanesi, che hanno a cuore il mantenimento di questo "schema di gioco", che da una parte del Pd romano, ed è evidente il primo cittadino è molto attento a questo tipo di visione politica. L'asse sotterraneo che si è creato nelle ultime settimane tra il premier Matteo Renzi e il sindaco Pisapia non è tuttavia dovuto ad una stessa visione politica sulla coalizione. Non è un mistero che Renzi non tema un definitivo allontanamento dall'ex compagno Civati e dal suo nuovo movimento «Possiamo».

L'obiettivo
Per Renzi la questione centrale è garantire la vittoria del Pd a Milano, città che in questi anni ha acquisito importanza sul piano nazionale, soprattutto con l'Expo. E anche questo tema è caro a Pisapia: nemmeno l'attuale sindaco vuole rischiare una sconfitta, che, sebbene non riguarderebbe lui direttamente in caso di mancata candidatura, segnerebbero comunque una sconfitta del suo quinquennio politico. Insomma: né Renzi né Pisapia si possono permettere di perdere Milano. Quindi: chi può garantire la vittoria? Per il momento non ci sono candidati forti in grado di eliminare dubbi. Intanto all'orizzonte, nel centrosinistra, ci sono le primarie, ritenute superflue solo nel caso in cui Pisapia intenda ricandidarsi. Probabilmente si terranno a gennaio. Per ora i candidati certi a questo primo appuntamento sono Emanuele Fiano, parlamentare di esperienza politica, e l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino. Il primo, parlerebbe di più all'area moderata del Pd e al mondo della borghesia; il secondo, sostenuto anche da Sel e Rifondazione comunista, trova maggiore sostegno nel mondo dei centri sociali e della sinistra radicale, oltre che nelle periferie.

Le ipotesi in gioco
In questo momento, con una campagna elettorale appena iniziata, nessuno dei due sembrerebbe garantire la vittoria del centrosinistra, se ovviamente nel centrodestra si decidesse di giocare su un candidato forte (come potrebbe essere Paolo Del Debbio, che prima ha detto forse, poi no, ma poi chissà, e che evidentemente valuterà anche il peso politico dell'avversario). Questo ragionamento sta serpeggiando a Palazzo Marino, ed è per questo che anche i più stretti consiglieri del sindaco stanno riflettendo sull'opportunità di un Pisapia bis - l'unico nome, al momento, in grado di dare certezze al centrosinistra. Il papa straniero, come il commissario unico di Expo Giuseppe Sala, piace ad una parte dei democratici (più a Roma che a Milano) perché ovviamente è un manager che ha saputo gestire un grande evento e che potrebbe incontrare il gradimento della borghesia cittadina, ancora in grado di spostare voti. Ma la riflessione, nel capoluogo lombardo, è quella legata alla tenuta della coalizione: con Sala la sinistra radicale non intende più far parte della coalizione di centrosinistra, minacciando la rottura dell'esperimento inaugurato da Pisapia. Inoltre il manager dovrebbe essere impegnato, almeno fino a dicembre, ai vertici di Expo spa: troppo tardi per iniziare una campagna elettorale. Ecco quindi che si tornerebbe lì, a Pisapia.


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