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Conferenza di servizi, per Palazzo Spada basta il parere e non la presenza dell'ente

di Pippo Sciscioli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Più snella e più funzionale. Sembra questo il monito che il Consiglio di Stato, con l'ultima decisione in materia (sentenza n. 3971/15), lancia alle pubbliche amministrazioni quando ricorrono alla conferenza di servizi per trovare una soluzione congiunta che interessa più enti sulla stessa problematica. Per questo non è sempre e comunque necessario che l'Ente convocato partecipi fisicamente con un suo rappresentante alla seduta della conferenza di servizi, istruttoria o decisoria che sia, perchè è sufficiente la trasmissione di un suo parere motivato. Con l'avvertenza, poi, che se contrario all'istanza o al progetto presentato, dovrà anche indicare le ragioni e le possibilità concrete per il superamento delle criticità manifestate.

La fattispecie affrontata
La decisione di Palazzo Spada, nel risolvere un contenzioso fra Regione Molise e ministero per i Beni Culturali per la realizzazione di alcuni impianti fotovoltaici in quel territorio, ha il sapore di una pronuncia valida per tutti i casi di progetti complessi, a cominciare da quelli presentati ai sensi dell'articolo 8 del Dpr 160/2010 agli uffici Suap (sportello unico per le attività produttive) dei Comuni in materia di impianti produttivi da realizzarsi in variante agli strumenti urbanistici comunali. Progetti che richiedono l'assenso congiunto di più enti, a cominicare da Comune fino ad Asl, Vigili del Fuoco, Regione, atteso che i procedimenti di formazione e modifica del Prg si definiscono «complessi» per l'obbligatorio parere regionale. In questi casi, perciò, come prevede l'articolo 14 della legge 241/1990, il Comune indice la conferenza di servizi "decisoria" al fine di «acquisire intese, concerti, nulla osta o assensi comunque denominati di altre amministrazioni pubbliche», con la conseguenza, prevista dall'articolo 14 ter, comma 7, della stessa legge, che «si considera acquisito l'assenso dell'amministrazione, ivi comprese quelle preposte alla tutela della salute e della pubblica incolumità, alla tutela paessaggistico-territoriale e alla tutela ambientale, esclusi i provvedimenti in materia di VIA, VAS e AIA, il cui rappresentante, all'esito dei lavori della conferenza, non abbia espresso definitivamente la volontà dell'amministrazione rappresentata».
A questo punto si è posto, in molti casi, il dilemma se la Pa convocata debba sempre e comunque partecipare alla conferenza di servizi con la presenza fisica di un suo organo o se sia sufficiente l'invio di un suo parere scritto e motivato. Cosa che è accaduta nella vicenda che ha visto contrapposti Mibac e Regione con la seconda che, in assenza del primo in conferenza di servizi e non ritenendo ammissibili i pareri resi al di fuori della stessa, aveva autorizzato il progetto presentato. L'arcano è stato chiarito dal Consiglio di Stato che ha dato ragione al Mibac, che aveva impugnato davanti al giudice amministrativo l'autorizzaizone regionale, ritenendo che "...come già affermato dalla sezione con orientamento consolidato e dal quale non sussistono ragioni per discostarsi, sia nel caso della conferenza istruttoria che di quella decisoria la presenza dell'autorità preposta alla tutela del vincolo in sede di conferenza di servizi può essere assicurata non necessariamente dalla presenza fisica del suo rappresentante ma anche dalla trasmissione di note scritte (cfr. Cons. di Stato, sez. IV, n. 2443/2013). La giurisprudenza ha anche indicato le ragioni di questo orientamento nel fatto che il modello procedimentale in esame ha natura soltanto di strumento organizzativo a fini acceleratori della procedura e non configura l'esistenza di un organo collegiale".

Il principio applicato
La sentenza perciò fissa il principio inequivocabile per cui la conferenza di servizi può svolgersi anche "in base alla carte" e senza la presenza fisica degli organi coinvolti, che forse dialogando fra loro nello stesso lasso spazio-temporale e in contraddittorio potrebbero più facilmente giungere ad una risoluzione condivisa e definitiva della pratica sottoposta, con risparmio di tempo e maggiore certezza per tutti.
Infatti, anche alla luce di queste motivazioni, si spiega la delega conferita dal Parlamento al Governo con l'articolo 2 della legge n. 124 del 7 agosto scorso (Legge Madia) per ridurre i casi in cui la conferenza di servizi è obbligatoria e semplificare i vari tipi della stessa, rivedere la disciplina del calcolo delle presenze e delle maggioranze per assicurare la celerità dei lavori, nonchè la semplificazione del funzionamento prevedendo «che si consideri comunque acquisito l'assenso delle amministrazioni, ivi comprese quelle preposte alla tutela della salute, del patrimonio storico-artistico e dell'ambiente che, entro il termine dei lavori della conferenza, non si siano espresse nelle forme di legge».


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