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Anci, oggi a Roma anche i Sindaci contro le mafie

di Alessandro Vitiello

Anche i Sindaci, con tanto di fascia tricolore in evidenza, oggi sono a Roma per partecipare alla manifestazione contro le mafie organizzata dal Pd locale nell'anniversario dell'assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, uno dei primi servitori dello Stato eliminati fisicamente dalla criminalità organizzata. Tanti i primi cittadini che da tutto il Paese hanno risposto all'appello lanciato la scorsa settimana dal presidente dell'Anci, e Sindaco di Torino, Piero Fassino.
«È quanto mai necessario – aveva detto Fassino qualche giorno fa - scendere in piazza per dare voce a tutti i cittadini onesti e testimoniare che il Paese è vivo e vitale e vuole ancora una volta dimostrare la propria energia e rabbia contro la corruzione, la prepotenza e le mafie».
L'invito a partecipare è stato inviato anche ad altri rappresentanti delle istituzioni come i presidenti di Regione di ogni appartenenza politica, alle forze sociali ed economiche, alle associazioni e organizzazioni di liberi cittadini «perché bisogna dire con forza – ha continuato il Sindaco di Torino - che l'Italia insieme può sconfiggere l'illegalità per dare più vigore al processo di crescita e sconfiggere un ostacolo che penalizza aree di questo straordinario Paese».
La manifestazione, tra l'altro, è stata organizzata in piazza Don Bosco, nel quartiere Tuscolano, luogo al centro delle polemiche dopo lo spettacolare funerale del boss Vittorio Casamonica.

Le intimidazioni al Sindaco di Cassano allo Ionio
Proprio ieri il Sindaco di Cassano allo Ionio, Gianni Papasso, ha denunciato ai carabinieri di avere ricevuto un sms di minacce sulla propria utenza telefonica utilizzata in qualità di sindaco. Nel messaggio c'è scritto: «Non pensare alla solidarietà degli altri perché quando scendi da cavallo ne avrai bisogno per te». Il messaggio è stato inviato da una cabina telefonica di Sibari.
«Il messaggio intimidatorio - ha detto Papasso - è arrivato a due giorni dalla solidarietà manifestata al collega di Albidona, Salvatore Aurelio, e aver partecipato a un incontro pubblico sulla legalità e la solidarietà durante il quale ho condannato pubblicamente quanto accaduto incitando i valori della legalità. Sicuramente l'ignoto mittente non ha gradito il mio intervento ed evidentemente non apprezza nemmeno il mio lavoro a favore del rispetto delle regole e delle leggi del nostro Paese e a tal proposito posso affermare a gran voce che andrò avanti nell'esercizio delle mie funzioni senza lasciarmi intimorire da simili atti e continuerò sul solco tracciato sino ad ora sempre portando avanti i valori della legalità».


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