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Obblighi di trasparenza all'incrocio fra pubblicità e vincoli di trasparenza

di Paolo Canaparo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Come ha messo in evidenza il Presidente dell'Anac nel suo intervento alla Camera dei deputati per la presentazione della relazione al Parlamento per l'anno 2014, l'implementazione nelle attività pubbliche della trasparenza, anche secondo gli studi internazionali più accreditati, è l'argine principale alla corruzione; gli affari illeciti preferiscono il buio e non amano la luce della trasparenza. Il Dlgs 33/2013, testo unico in tema di trasparenza delle pubbliche amministrazioni, va certamente nella giusta direzione sia pure con qualche limite, che ne impone un «tagliando», ora previsto con la specifica delega di cui all'articolo 7 della riforma delle pubbliche amministrazioni. L'Anac ha rilevato, nel complesso, un livello di pubblicazione dei dati molto elevato e quasi prossimo alla totalità delle amministrazioni. Tale valutazione positiva si scontra, però, con la scarsa attenzione alla qualità e alla completezza dei dati da parte di alcune pubbliche amministrazioni. Molti peraltro i dubbi interpretativi sulle norme che costituiscono un permanente ostacolo alla effettività del regime, per cui appare indispensabile una rivisitazione di alcuni obblighi di pubblicazione per chiarirne l'esatta portata, sia con riferimento ai contenuti, sia ai soggetti tenuti a rispettarli.

Il carattere indifferenziato degli obblighi di pubblicità
Le criticità riscontrate attengono peraltro anche al carattere indifferenziato degli obblighi di pubblicità. Essi si applicano, infatti, con analogo contenuto, ad enti e realtà profondamente diversi tra loro, senza distinguerne la portata in ragione del grado di esposizione degli enti al rischio di corruzione, dell'ambito di esercizio della relativa azione o, comunque, delle risorse pubbliche assegnate, della cui gestione l'ente debba quindi rispondere. La differenziazione degli obblighi di trasparenza in ragione delle diverse amministrazioni ed enti renderebbe la disciplina della trasparenza più coerente con la struttura organizzativa e le funzioni proprie di ogni comparto delle amministrazioni.

La sovrapposizione tra obblighi di pubblicazione e comunicazione
Emerge altresì la necessità di operare una revisione del Dlgs 33/2013 finalizzata ad evitare sovrapposizioni tra obblighi di pubblicazione e di comunicazione posti in capo ad amministrazioni ed enti. Spesso per diversi dati alla pubblicazione obbligatoria si affianca un concomitante obbligo di loro comunicazione ad una o ad altre amministrazioni (in particolare il Dpf e il Mef). I dati in questioni riguardano, in particolare, il personale, gli organi di indirizzo politico-amministrativo, le consulenze e gli incarichi, la contrattazione integrativa, i bilanci, gli investimenti per opere pubbliche, le procedure di gara, gli enti e le società partecipate, il patrimonio immobiliare.
Sempre in un'ottica di semplificazione si potrebbero introdurre, ad esempio, soglie che escludano dall'obbligo di pubblicazione gli incarichi di collaborazione o consulenza e gli affidamenti di lavori servizi e forniture di modesta entità. Analogamente si potrebbe incrementare il limite dei 1.000 euro previsto dagli articoli 26 e 27 del Dlgs 33/2013 per la pubblicazione degli atti di concessione di ogni vantaggio economico attribuito a imprese, persone ed enti per un importo.

Trasparenza e tutela della riservatezza
Al fine di contemperare le esigenze di trasparenza con la tutela del diritto alla riservatezza e alla tutela dei dati personali, ad avviso dell'Anac il regime applicabile alle informazioni oggetto di pubblicazione e diffusione via web potrebbe essere articolato e graduato anche con riferimento al periodo di pubblicazione, alle modalità di conservazione, alla indicizzazione dei contenuti da parte dei motori di ricerca esterni. Quanto alle modalità di conservazione, il decreto prevede che i dati, le informazioni e i documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria siano pubblicati per cinque anni e comunque fino a che gli atti producono effetti e confluiscono, successivamente, all'interno di distinte sezioni del sito di archivio. Per limitare l'onerosità di conservare per un tempo illimitato una quantità considerevole e crescente di dati, si potrebbe consentire alle amministrazioni e agli enti di individuare tempi diversificati per il mantenimento della diffusione dei dati, sia in ragione delle diverse categorie sia delle finalità della pubblicazione. A maggior tutela della riservatezza che alcuni obblighi comportano, andrebbe anche valutata la possibilità di sostituire taluni di questi obblighi di diffusione integrale con la pubblicazione online in forma riepilogativa, ferma restando l'ostensibilità dei relativi documenti, anche in forma completa, a chi ne faccia richiesta.

Diritto di accesso generalizzato
Il necessario adeguamento del quadro dispositivo del Dlgs n. 33, ormai a più di due anni dalla sua adozione, è peraltro accompagnato dal riconoscimento espresso di un diritto di accesso generalizzato, assunto tra i criteri e principi direttivi della delega dell'articolo 7 della cosiddetta legge Madia. Un diritto, riconosciuto a chiunque (senza le limitazioni soggettive previste dall'accesso ai documenti a fini di tutela di cui alla legge 241/1990), di accedere a tutte le informazioni detenute dalle Pa e dai soggetti che esercitano funzioni e servizi pubblici. L'adesione al modello Foia consentirebbe di superare l'attuale impasse, per cui l'unico modo per rendere le informazioni conoscibili da chiunque consiste nel disporne (per legge) la diffusione via web (e simmetricamente ogni alleggerimento degli obblighi di diffusione corrisponde alla riduzione del perimetro del diritto a conoscere).


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