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Responsabili della prevenzione più autonomi grazie al rafforzamento delle relazioni con l'Authority

di Paolo Canaparo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La legge 190/2012 prevede, come noto, la nomina, da parte dell'organo di indirizzo politico, di un responsabile per la prevenzione della corruzione (Rpc) specificatamente destinato al governo di tutto il sistema della prevenzione della corruzione nelle pubbliche amministrazioni centrali e locali. Nella circolare n. 1/2013 del Dipartimento della funzione pubblica sono stati forniti indirizzi circa i requisiti soggettivi del responsabile, le modalità e i criteri di nomina, i compiti e le responsabilità. Per quanto riguarda la figura del responsabile anticorruzione nelle regioni e negli enti locali, rimane fermo quanto previsto in sede di intesa in Conferenza unificata sancita il 24 luglio 2013. La recente determinazione n. 8/2015 dell'Anac ha peraltro eliminato ogni dubbio sulla sussistenza dell'obbligo di nomina del Rpc anche nelle società in controllo pubblico, le quali sono chiamate ad adottare specifiche modifiche statutarie e adeguamenti organizzativi finalizzati a evidenziare il ruolo di verifica e vigilanza del soggetto sull'attuazione delle misure per contrastare la corruzione.

La nomina del responsabile anticorruzione
Dai dati in possesso dell'Anac emerge che la nomina dei Rpc è avvenuta nella totalità di ministeri, agenzie fiscali, regioni, università e camere di commercio. Prossimi alla totalità sono i valori di grandi enti pubblici nazionali, province e aziende sanitarie locali (Asl). Le nomine dei Rpc da parte dei Comuni, pur denotando una crescita significativa rispetto al 31 dicembre 2013 (dal 31 al 54%), si attestano, invece, su livelli ancora bassi, denotando differenziazioni proporzionali alle loro dimensioni in termini popolazione. Se, da un lato, i comuni sopra i 20.000 abitanti vi hanno, infatti, provveduto nella larga maggioranza dei casi, dall'altro lato i Comuni più piccoli, in particolare quelli con meno di 5.000 abitanti, hanno incontrato difficoltà, pur nonostante la previsione semplificatoria che prevede, di norma, il conferimento dell'incarico al segretario.

La scommessa per l'Anac
La più efficace prevenzione amministrativa passa comunque per la definitiva affermazione della figura del Rpc. Da un lato, ciò richiede il rafforzamento delle relazioni tra Anac e Rpc per superare quella situazione, segnalata dagli stessi Rpc, di isolamento all'interno delle amministrazioni, sia sotto il profilo dei rapporti con gli organi di indirizzo politico-amministrativo, spesso disattenti (se non ostili) rispetto alla definizione e all'attuazione di misure di riorganizzazione efficaci, sia sotto il profilo di quelli con la macchina amministrativa, a cominciare dalla dirigenza.
Dall'altro, richiede di garantire al Rpc condizioni di effettiva autonomia funzionale rispetto agli organi di indirizzo politico, che devono essere assicurate nell'esercizio dei compiti di predisposizione dei piani, di scelta delle misure, di vigilanza e controllo. Tale garanzia presuppone il conferimento dell'incarico a un soggetto idoneo, in ragione della complessità e delicatezza dei compiti attribuitigli, nonché il pieno rispetto del meccanismo di revoca dell'incarico amministrativo di vertice o dirigenziale del soggetto cui sia stato conferito l'incarico di responsabile (articolo 15 del Dlgs 39/2013). Tale meccanismo impone che la revoca sia espressamente ed adeguatamente motivata e comunicata all'Anac. Quest'ultima, entro 30 giorni può formulare richiesta di riesame qualora rilevi che la revoca sia correlata alle attività svolte dal responsabile in materia di prevenzione della corruzione. Rimane fermo l'obbligo di rotazione e la revoca dell'incarico nel caso in cui nei confronti del dirigente responsabile della prevenzione siano avviati procedimenti disciplinari o penali (articolo 16, comma 1, lettera l-quater) del Dlgs 165/2001).


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