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A ottobre l'aggiornamento del piano nazionale anticorruzione

di Paolo Canaparo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il primo piano nazionale anticorruzione (Pna) è stato approvato dalla precedente Civit/Anac nel settembre del 2013, su proposta del Dipartimento della funzione pubblica. La scelta dell'Anac è stata quella di non procedere all'aggiornamento 2014 (che avrebbe influito sugli eventuali aggiornamenti dei Piani triennali per la prevenzione della corruzione (Ptpc) da approvare entro il 31 gennaio 2015), per intervenire, invece, entro il prossimo ottobre 2015, con indicazioni più puntuali alle amministrazioni per l'implementazione dei piani triennali per la prevenzione della corruzione entro gennaio 2016. Sì è preferito utilizzare parte del 2015 per una lettura delle pianificazioni adottate dalle diverse amministrazioni, in modo da comprendere l'effettivo stato di applicazione delle norme e le criticità e, su questa base, fornire direttive più efficaci.
Le prime analisi dei piani triennali, condotte su oltre 1.300 amministrazioni, evidenziano d'altronde un risultato in chiaroscuro; un livello pressoché generalizzato di adozione e pubblicazione dei Ptpc (il 90% delle Pa ha, infatti, adottato il Ptpc e tra queste, più del 50% ha aggiornato il documento nell'ultima annualità) avvertito, però, come un adempimento burocratico. La qualità dei documenti, infatti, in termini di metodo, sostenibilità ed efficacia è, in molti casi, insufficiente. Il risultato può spiegarsi in gran parte con la novità della disciplina anticorruzione, con la varietà delle amministrazioni e del livello di competenze presenti nelle medesime ma anche con la scarsa preparazione che non ha consentito di comprendere l'importanza dell'adempimento.

L'assenza della analisi di contesto
In particolare, i Ptpc fanno registrare, nella maggior parte dei casi analizzati dall'Anac (più dell'80%), l'assenza di un'analisi del contesto esterno in cui opera l'amministrazione. In altri termini, i Ptpc mancano generalmente di un'analisi dei fattori che possono incidere in misura rilevante sul fenomeno corruttivo (come, ad esempio, variabili culturali, criminologiche, sociali e economiche del territorio). Per contro, l'analisi del contesto interno (e in particolare la mappatura dei processi organizzativi) è stata formalmente realizzata da quasi tutte le amministrazioni analizzate dall'Anac (circa il 90%), ma con livelli qualitativi molto differenti, sia con riferimento alle aree di rischio obbligatorie (in circa il 30% dei casi analizzati, è stata riscontrata un'insufficiente qualità nella mappatura dei processi organizzativi, in circa il 50% dei casi analizzati, la mappatura dei processi è stata sufficiente e solo nel 10% dei casi analizzati, la mappatura dei processi è stata dettagliata e puntuale), sia in relazione all'individuazione di ulteriori aree di rischio (in circa l'80% dei casi analizzati, le amministrazioni non hanno specificato aree ulteriori o hanno semplicemente integrato marginalmente le aree obbligatorie previste per legge, nel restante 20% dei casi analizzati, sono state specificate aree ulteriori, ma solo raramente l'integrazione è stata condotta in maniera puntuale e dettagliata). L'analisi organizzativa risulta, in generale, condizionata dall'assenza di un coinvolgimento di attori esterni e dal limitato coinvolgimento degli interni.

Le criticità delle strategie di prevenzione
La scarsa qualità nell'analisi del rischio si riflette, poi, sulla qualità della programmazione delle misure di prevenzione, aspetto che risulta critico sotto un profilo metodologico oltre a non essere conforme con quanto previsto dall'articolo 1, comma 5, lettera a), della legge 190/2012. Le amministrazioni sembrano peraltro non ragionare in maniera integrata nella programmazione delle misure di prevenzione e di quelle relative alla trasparenza. Le responsabilità organizzative che discendono dai Ptpc non sembrano collegarsi con i sistemi di misurazione e valutazione delle performance, e ciò rischia di allentare il sistema di responsabilizzazione interna. Infine, manca una generalizzata sensibilizzazione interna ed esterna.

Programmazione delle misure di prevenzione e monitoraggio del Ptpc
In generale, l'Anac ha riscontrato un approccio «passivo», orientato a trasporre nei Ptpc le misure obbligatorie previste dalla normativa o elencate nel Pna, senza nemmeno compiere lo sforzo di definire gli interventi organizzativi necessari per dare attuazione a tali misure. Anche l'individuazione di misure ulteriori sembra piuttosto limitata, e questo suggerisce che i Piani triennali sono strumenti ancora standardizzati che sembrano adattarsi poco agli specifici contesti organizzativi. Quanto, infine, alla previsione nel Ptpc di adeguati strumenti di monitoraggio del Piano triennale questa risulta assente o carente in più del 60% dei casi e ciò costituisce un ulteriore elemento che mina l'efficacia potenziale delle strategie di prevenzione della corruzione.

La strategia del nuovo Piano nazionale
I risultati rassegnati fanno emergere l'esigenza di incrementare gli sforzi a tutti i livelli affinché i Ptpc siano utilizzati in maniera corretta, responsabilizzando i diversi attori in termini di definizione e, soprattutto, di attuazione delle misure di prevenzione. A tal fine, il prossimo aggiornamento 2015 del Pna si rivela cruciale. In particolare il nuovo documento dell'Autorità dovrà, da un lato, semplificare gli indirizzi, differenziandoli per comparti di amministrazioni, tenendo in debito conto la dimensione organizzativa, e, dall'altro, dare indicazioni non solo relativamente alla fase di programmazione, ma anche a quella di rendicontazione ed attuazione delle misure. Ciò al fine di agevolare un salto di qualità nella costruzione da parte di ciascuna amministrazione dei presidi di difesa contro gli episodi di corruttela.


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