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Il conflitto di interessi degli amministratori locali vale anche per l'adozione dei regolamenti

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con sentenza 28 luglio 2015, n. 3705, la Sezione V del Consiglio di Statoha chiarito che, nel disciplinare l’obbligo di astensione degli amministratori l’articolo 78, comma 2, Tuel, per i casi in cui essi o loro parenti siano potenzialmente interessati a delibere dell’organo di cui fanno parte, prevede che questo dovere è configurabile anche nei riguardi dei «provvedimenti normativi o di carattere generale», purché «sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell'amministratore o di parenti». La norma è di contenuto identico a quella di cui all’articolo 19, comma 1, legge 3 agosto 1999, n. 265, vigente al momento dell’approvazione del regolamento di cui trattasi e poi abrogata dall’articolo 274 Tuel.

Il caso
Nella specie, un’impresa esercente attività di produzione di tessili, impugnava gli atti della procedura di assegnazione di aree comprese nel piano per gli insediamenti produttivi, in base all’articolo 27 della legge n. 865/1971 (“Programmi e coordinamento dell'edilizia residenziale pubblica”), di un Comune, deducendo vizi vari di legittimità.
Fra le altre, veniva contestata circostanza di carattere sintomatico della posizione conflittuale di un Consigliere, partecipe all’approvazione di un atto contenente un criterio che, apprezzato ex ante, effettivamente si presta alla precostituzione della preferenza (anche se non anche all’acquisizione alla mano pubblica delle aree a prezzi di mercato, stante l’obbligo del proprietario di accettare l’indennità di espropriazione offerta dall’Amministrazione) da parte di chi, informato dall’Amministratore insider, ha acquisito un diritto anche solo di carattere obbligatorio sulle aree del piano al momento della relativa approvazione; preferenza che, come poi risultato a posteriori, è stata determinante dell’esito dell’assegnazione delle stesse, favorendo tra l’altro la società della figlia.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Consiglio di Stato persuade, e si appalesa di particolare importanza anche perché supera l’assunto del Giudice di prime cure, il quale aveva nella specie sentenziato che il conflitto di interessi non sarebbe configurabile in caso di regolamenti.
È interessante notare come i Giudici di Palazzo Spada abbiano ritenuto evidente la correlazione immediata e diretta tra l’atto normativo e l’interesse antagonista a quelli di imparzialità e parità di trattamento che l’Amministratore dovrebbe perseguire in virtù del suo ufficio, precisando che il Tar aveva sì escluso il conflitto di interessi in ragione del fatto che, al momento dell’approvazione del regolamento, ‘non sussisteva un rapporto di attuale cointeressenza’ tra il Consigliere e la figlia, ma che l’assunto non è tuttavia evidentemente condivisibile perché il conflitto deriva del legame parentale del consigliere, tipizzato dall’articolo 78, comma 2, Tuel.


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