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Per i regolamenti serve una revisione contro le contraddizioni

di Vittorio Italia

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

I regolamenti dei Comuni sono le regole normative deliberate dai Consigli comunali, e dovrebbero essere come “le piccole leggi del Comune”. Ma non è così. Infatti, essi avrebbero dovuto essere non semplici regolamenti di esecuzione delle leggi, ma regolamenti “autonomi”, e quindi avrebbero dovuto contenere norme diverse, cioè norme speciali derogatorie, proprio per salvaguardare l’autonomia di ogni Comune, le sue caratteristiche e le sue specialità, storiche, economiche, sociali, ecc.
Tutto ciò non è avvenuto, per le seguenti ragioni.

La vigente disciplina dei regolamenti comunali
In primo luogo, vi è stato un difetto iniziale nelle norme che hanno disciplinato questi regolamenti. L’articolo 7 del Tuel prevede che i Comuni, “nelle materie di propria competenza”, adottano regolamenti, ed in particolare “per l’organizzazione ed il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, e per il funzionamento degli organi e per l’esercizio delle funzioni”. Quindi, da un lato, i Comuni hanno potestà regolamentare su tutte queste materie, ma dall’altro lato è stabilito che i limiti dei Regolamenti sono costituiti dal “rispetto” dello statuto e “dei princìpi fissati dalle leggi”, e non è chiaro in quali leggi si possono individuare questi princìpi che avrebbero dovuto essere “fissati”, e non è chiaro se si tratti di leggi statali o anche regionali.

Il contenuto e la forma degli attuali regolamenti dei Comuni
In secondo luogo, i Comuni hanno ancora molti regolamenti che risalgono ad anni addietro e che non sono stati aggiornati. Ciò vale specialmente per i regolamenti dei Comuni agricoli e per i problemi di igiene e sanità. Molti di questi regolamenti sono superati, rimangono nei cassetti di qualche ufficio del Comune, e sono quindi inutili.
Ma non è tutto.
I regolamenti, anche quelli più recenti, sono redatti secondo uno stile ottocentesco (spesso sono “ricopiati” da precedenti regolamenti di altri Comuni), e tutto ciò fa sorgere complessi problemi di interpretazione.

Le leggi dello Stato e le leggi delle Regioni ed i regolamenti dei Comuni
In terzo luogo, le vigenti leggi dello Stato considerano ancora i regolamenti comunali come regolamenti di esecuzione. L’articolo 4 delle Disposizioni sulla legge in generale del 1942 prescrive che “i regolamenti non possono contenere norme “contrarie” alle disposizioni delle leggi”, ed è in preparazione una legge che prevede il ‘Regolamento edilizio unico’ per tutti i Comuni. Vi sono certamente delle ragioni per procedere all’unificazione dei regolamenti edilizi, ma ciò significa che vi è una compressione od un’eliminazione della potestà regolamentare comunale.
Anche le Regioni hanno legiferato in danno della potestà regolamentare comunale: ad esempio, la Regione Lombardia (legge 12/2005) ha eliminato la potestà regolamentare dei Comuni, sostituendo i regolamenti edilizi dei Comuni situati nel territorio di questa Regione con dei “piani”, che sono subordinati ai “piani regionali”.

Necessità di una revisione della potestà regolamentare dei Comuni
La materia dei regolamenti comunali deve perciò essere riveduta, e si deve superare un’altra contraddizione.
Da un lato, l’articolo 117, comma 6, della vigente Costituzione stabilisce che: “I Comuni (…) hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”, e valorizza - anche su un piano costituzionale - i regolamenti comunali.
Dall’altro lato, però, le leggi, statali ed anche regionali, tendono a limitare ed in taluni casi ad annullare la potestà regolamentare dei Comuni. La potestà normativa regolamentare comunale deve quindi essere impostata su nuove basi, per evitare che si ripeta la censurabile situazione, precedente ed attuale, di un grande numero di regolamenti comunali, che sono sconosciuti ai cittadini, superati nel contenuto, di difficile interpretazione e di scarsa applicazione.


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