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I piani delle amministrazioni, un esempio di disordine legislativo locale

di Vittorio Italia

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

I piani dei Comuni costituiscono un esempio di singolare disordine legislativo locale. Infatti, questi piani sono importanti per l’attività amministrativa del Comune e per l’attività economica e sociale dei cittadini, ma essi sono scarsamente previsti nelle leggi. La Costituzione (articolo 114 e ss.) ed il vigente Testo unico degli Enti locali del 2000 (articoli 6 e 7) prevedono soltanto gli statuti ed i regolamenti, e non danno una precisa disciplina ai piani.

Le origini dei piani in ambito edilizio ed il loro sviluppo negli Enti locali
Per inquadrare i principali problemi che i piani del Comune fanno sorgere, è opportuno chiarire il significato ed il loro rilievo giuridico. Il piano indica, nel suo significato etimologico, una superficie piana, ed ha avuto origine in Francia, nella prima metà del 1800, in riferimento all’edilizia ed all’urbanistica, con il “piano di allineamento delle città”.
In prosieguo di tempo, esso ha avuto un’evoluzione. In alcuni paesi è stato utilizzato come formula politica per obiettivi di sviluppo economico, ma in generale esso è stato utilizzato in ambito edilizio ed urbanistico ed anche in altri settori. Si pensi, ad es., oltre ai piani regolatori, ai piani del traffico, ai piani sanitari, ai piani di smaltimento dei rifiuti, ai piani di sviluppo (industriale, turistico, ecc.), e molti di questi piani sono deliberati e resi esecutivi senza una reale partecipazione dei cittadini alla loro formazione.

Forma e qualificazione dei piani
Il piano presenta aspetti formali caratteristici, perché le regole del piano si esprimono per lo più attraverso forme diverse dalle parole, e vi sono sovente simboli grafici, disegni in scala, formule matematiche. Esso è comunque un atto amministrativo generale, che contiene norme, cioè regole, ed è uno strumento giuridico flessibile, che può adattarsi a varie situazioni.

Mancanza di una organica disciplina dei piani dei Comuni
L’aspetto critico dei piani dei Comuni è che manca una disciplina organica di questo importante strumento giuridico della vita dei Comuni, ed è necessario disciplinare i rapporti tra i piani e lo statuto ed i regolamenti del Comune, precisandone l’efficacia, i criteri di interpretazione e di impugnabilità.
È singolare che uno strumento così rilevante nella vita economica ed amministrativa del Comune sia carente di una disciplina giuridica. I piani di vari Comuni che lo scrivente ha avuto occasione di esaminare, sono stati redatti in modo disordinato e sono basati sulla fantasia dei singoli professionisti che li hanno elaborati.

Conclusioni
Nel nuovo Testo unico delle Autonomie dovrebbe essere inserita una parte relativa ai piani, perché la potestà normativa del Comune deve basarsi oggi non soltanto sullo statuto e sul regolamento, ma su tre strumenti giuridici: lo statuto, i regolamenti ed i piani.
Questi strumenti normativi devono poter dialogare tra di loro, e devono quindi avere una struttura - se non identica - almeno simile, tale da consentire questo dialogo ed il conseguente bilanciamento.


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