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Primo step: definire gli obiettivi standard

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Sul fronte dei rapporti con le società partecipate l'avvento del 2015 ha comportato un notevole impegno per gli enti locali, specie in relazione all'attività propedeutica e alla conseguente stesura dei piani di razionalizzazione da approvarsi entro il 31 marzo scorso, secondo quanto prescritto dall'articolo 1, comma 611 e seguenti della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015). In concomitanza con l'istruttoria per il disimpegno di tali adempimenti, dal 1° gennaio di quest'anno le amministrazioni situate nella fascia da 15mila a 50mila abitanti, e titolari di partecipazioni societarie, si sono ritrovate per la prima volta alle prese con il sistema di controlli analitici della gestione, nei termini prescritti dall'articolo 147-quater del Tuel.

Le criticità
In una congiuntura così fitta di incombenze, è comprensibile che molti di tali enti minori si scoprano in ritardo sulla tabella di marcia, e si stiano ancor oggi interrogando sulle concrete modalità di attuazione del citato disposto del testo unico nei relativi ordinamenti locali.
Per muovere i primi passi in questo ambito istituzionale occorre tenere presente che il principale obiettivo perseguito dal legislatore con l'introduzione della norma de qua è l'istituzione di un sottosistema di controlli interni che sia realmente in grado di garantire un monitoraggio periodico sull'andamento delle partecipate, nonché di analizzare gli scostamenti rispetto agli obiettivi assegnati, in vista delle azioni correttive sulla gestione che risultino necessarie per evitare possibili squilibri economico-finanziari rilevanti per socio pubblico.
Si consideri inoltre che, secondo lo stesso articolo 147-quater, i controlli prescritti vengono esercitati dalle «strutture proprie dell'ente locale, che ne sono responsabili».
La locuzione fa ritenere che i compiti di controllo debbano essere necessariamente svolti dagli uffici dell'ente e non possano essere oggetto né di processo di esternalizzazione, né di qualsivoglia delega a soggetti terzi, trattandosi di funzioni irrinunciabili ex lege per l'esercizio dell'azione amministrativa propria della Pa.
L'amministrazione deve perciò definire direttamente e in via preventiva gli obiettivi gestionali a cui deve tendere ogni società partecipata secondo idonei standard qualitativi e quantitativi, nonché organizzare un sistema informativo finalizzato a rilevare i rapporti finanziari tra l'ente proprietario e la società, la situazione contabile, gestionale e organizzativa delle società stessa, i contratti di servizio, la qualità dei servizi, il rispetto delle norme di legge sui vincoli di finanza pubblica.

Lo strumento regolamentare
È la prima volta che il legislatore si preoccupa di definire in maniera così dettagliata la disciplina dei rapporti che l'ente deve instaurare con le relative partecipate, e non ci si può nascondere che l'impegno richiesto dal dettato normativo presuppone competenze specialistiche di alto profilo, non sempre presenti nella macrostruttura dell'ente locale, specie se di esigue dimensioni. Tale impegno, in ogni caso, deve confluire nell'apposito regolamento da adottarsi a cura del consiglio entro tre mesi dalla decorrenza degli obblighi di controllo, con onere di comunicazione al prefetto e alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti (articolo 3, comma 2, del Dl 174/2012).
Lo strumento regolamentare è uno snodo importante per l'attuazione della normativa, dacché esso deve declinare in concreto il sub-sistema dei controlli, individuando sistemi informativi differenziati in relazione al grado di controllo esercitato sulle partecipate.
C'è da dire che non sempre è agevole per l'ente ottenere dalle società di minoranza dati e informazioni ulteriori rispetto ai documenti sottoposti all'esame assembleare, di modo che per tali società potrebbe essere opportuno limitare il monitoraggio alla disamina del bilancio, riservando maggiori approfondimenti in caso di riscontrate perdite d'esercizio e/o di anomalie gestionali, magari anticipando l'esigenza, in caso di perdite reiterate, di sottoporre all'organo consiliare la verifica aggiornata dei presupposti che hanno a suo tempo consentito il mantenimento della partecipazione, ai sensi dell'articolo 3, comma 27, della legge 244/2007.
Nei confronti delle società controllate è invece doveroso un monitoraggio periodico che non esamini soltanto i risultati a consuntivo, ma consideri pure la programmazione, nonché le previsioni economico-finanziarie e patrimoniali, in una logica di condivisione delle scelte strategiche tra il Cda e il socio pubblico.
A questo fine potranno essere impiegati gli strumenti che elaborano le società munite di un efficace controllo di gestione, opportunamente integrati con le ulteriori informazioni e dati richiesti dalla normativa, ovvero:
a) il piano pluriennale degli investimenti;
b) il budget annuale di previsione;
c) la relazione semestrale sull'andamento gestionale, economico e finanziario con evidenziato l'andamento prospettico a fine esercizio;
d) bilancio d'esercizio e consolidato.


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