Home  › Amministratori e organi

Partecipate, così le verifiche analitiche sulla gestione obbligatori nei Comuni sopra i 15mila abitanti

di Michele Nico

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Gli interventi normativi degli ultimi anni hanno senza dubbio generato profondi cambiamenti nella dinamica dei rapporti tra enti locali e società partecipate, incrementando significativamente oneri, controlli e responsabilità a carico del socio pubblico. Si è trattato di manovre per lo più avulse da un disegno organico di riforma, e adottate dal legislatore soprattutto al fine di ridurre la spesa pubblica, sia esercitando un'azione di contrasto al fenomeno dell'esternalizzazione dei servizi locali, sia delimitando le partecipazioni degli enti pubblici a quelle strettamente necessarie per il perseguimento delle loro finalità istituzionali.

L'evoluzione normativa
In tale quadro normativo emergono, in particolare, gli obblighi di ricognizione societaria previsti dall'articolo 3, commi 27 e seguenti, della legge 244/2007, l'obbligo di verifica dell'affidamento di servizi pubblici in rapporto ai principi comunitari ex articolo 34, commi 20-22 del Dl 179/2012 convertito dalla legge 221/2012 e, più recentemente, il processo di razionalizzazione delle partecipate introdotto dall'articolo 1, comma 611, della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015).
Sullo sfondo di questi interventi, lo scenario dei rapporti tra la Pa e gli organismi partecipati è divenuto sempre più complesso, di modo che il socio pubblico ha ormai assunto la titolarità di incombenze e compiti di controllo estremamente impegnativi, non di rado suscettibili di ingenerare forme inedite di responsabilità erariale, specie nell'ipotesi di una vigilanza non adeguata e/o di un'assenza di azioni correttive sulla gestione degli organismi in perdita.
Il punto di svolta nei rapporti tra enti locali e società partecipate – con effetti incisivi e durevoli per l'azione amministrativa – risale al Dl 174/2012 convertito dalla legge 213/2012, il quale ha disciplinato in forma particolareggiata le modalità di controllo che gli enti di maggiori dimensioni devono istituire, per l'esercizio delle incombenze connesse alla veste giuridica di socio pubblico.

I controlli
Nello specifico – ed entro una più ampia manovra diretta a rafforzare i controlli interni – l'articolo 3 del sopra citato Dl ha inserito ex novo l'articolo 147-quater del Tuel, interamente dedicato ai controlli sulle società partecipate non quotate. In base a tale disposto, gli enti locali debbono provvedere a:
a) definire gli obiettivi gestionali a cui devono tendere le relative partecipate, secondo parametri qualitativi e quantitativi;
b) organizzare un sistema informativo per rilevare i rapporti finanziari tra l'ente e le società, la situazione contabile, gestionale e organizzativa delle società medesime, i contratti di servizio, la qualità dei servizi e il rispetto dei vincoli di finanza pubblica;
c) effettuare il monitoraggio periodico sull'andamento delle partecipate, analizzando gli scostamenti rispetto agli obiettivi e individuando, volta per volta, le azioni correttive del caso;
d) garantire che i risultati complessivi della gestione dell'ente e delle partecipate siano rilevati mediante il bilancio consolidato.
Il legislatore ha previsto un'estensione progressiva del perimetro di applicazione della norma in parola, stabilendo che inizialmente l'obbligo dei nuovi controlli gravi soltanto sugli enti locali con popolazione superiore ai 100mila abitanti, e vincoli poi a partire dall'anno 2014 gli enti al di sopra dei 50mila abitanti, nonché dal 1° gennaio 2015 gli enti sopra i 15mila abitanti.

La realtà italiana
È il caso di osservare che l'Italia conta 8057 Comuni per la maggior parte costituiti da un'esigua popolazione, visto che solo 147 di essi superano la soglia di 50mila abitanti, tra cui 80 capoluoghi di provincia (mentre altri 37 capoluoghi hanno una popolazione inferiore a 50.000 abitanti).
Rispetto al totale degli enti, sono circa 500 i Comuni che superano invece i 15.000 abitanti, per cui si può stimare, se pure in via approssimativa, che oltre due terzi di questi si collochino nella fascia demografica tenuta ad applicare per la prima volta nel 2015 il disposto dell'articolo 147-quater.


© RIPRODUZIONE RISERVATA