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I consiglieri comunali possono impugnare solo gli atti che incidono sull'esercizio del loro mandato

di Tiziana Krasna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La legittimazione al ricorso dei consiglieri comunali di minoranza contro atti del loro comune è da escludere quando tali determinazioni non incidono sull'esercizio del loro mandato, né sul loro status ovvero sulle prerogative del loro ufficio.
Lo ha ribadito con sentenza del 23 luglio 2015 n. 854 la sezione I del Tar Veneto.

Il principio di diritto
Secondo il consolidato e noto orientamento giurisprudenziale, i consiglieri comunali, in quanto tali, non sono legittimati ad agire contro l'Amministrazione di appartenenza, dato che il giudizio amministrativo non è di regola aperto alle controversie tra organi o componenti di organi dello stesso ente, ma è diretto a risolvere controversie intersoggettive.
L'impugnativa di singoli consiglieri può ipotizzarsi soltanto allorché vengano in rilievo atti incidenti in via diretta ed immediata sul diritto all'ufficio dei medesimi e, quindi, su un diritto spettante alla persona investita della carica di consigliere, dovendosi escludere che ogni violazione di forma o di sostanza nell'adozione di una deliberazione, che di per sé può produrre un atto illegittimo impugnabile dai soggetti diretti destinatari o direttamente lesi dal medesimo, si traduca in una automatica lesione dello ius ad officium (ex multis Consiglio Stato, IV, 2 ottobre 2012, n. 5184; V,15 dicembre 2005 n. 7122).
In particolare, la giurisprudenza ha pacificamente e costantemente convenuto che la legittimazione al ricorso da parte di singoli consiglieri comunali si manifesta solo quando i vizi dedotti attengano ai seguenti profili: erronee modalità di convocazione dell'organo consiliare; violazione dell'ordine del giorno, inosservanza del deposito della documentazione necessaria per poter liberamente e consapevolmente deliberare; più in generale, preclusione in tutto o in parte dell'esercizio delle funzioni relative all'incarico rivestito.

Il caso
Nella specie, un consigliere comunale di minoranza impugnava la deliberazione della Giunta del Comune avente ad oggetto l'istituzione del Comitato di Quartiere, con la quale è stato istituito il Comitato di Quartiere, con sede in ciascun Quartiere in cui è suddiviso il territorio comunale ed è stato approvato il Disciplinare dei Comitati di Quartiere; del Disciplinare dei Comitati di Quartiere; nonché di ogni atto annesso, connesso o presupposto.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tar veneto persuade.
Il principio è in effetti consolidato, e risponde a ragioni elementari di semplice logica e buon senso prima ancora che tecnico-giuridico. Diversamente opinando, ne uscirebbe scardinato lo stesso congegno democratico, perché chi volta per volta rimanesse in minoranza sulle singole decisioni potrebbe sempre ritardarne come minimo l'esecuzione ricorrendo al giudice amministrativo.


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