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Rifiuti, regolamento comunale legittimo anche se non prevede l'autosmaltimento

di Massimiliano Atelli

È infondata la domanda di annullamento dell'atto regolamentare comunale nella parte in cui non prevede la facoltà di procedere all'autosmaltimento diretto o indiretto dei rifiuti prodotti dalla propria struttura come invece consentito dall'articolo 15 della Direttiva 19 novembre 2008/98/CE e dall'articolo 16 del Dlgs 3 dicembre 2010 n. 205.
Lo ha deciso il Tar Sardegna, sezione II, con le sentenze del 17 luglio 2015 n. 947e n. 949.

Il principio di diritto
I giudici amministrativi sardi hanno premesso che, in base all'articolo 15 della Direttiva del Parlamento europeo 19 novembre 2008/98, ogni Stato membro deve approntare le "misure necessarie per garantire che ogni produttore iniziale o altro detentore di rifiuti provveda personalmente al loro trattamento…"; in tal modo già il legislatore comunitario aveva elevato l'autosmaltimento a uno degli strumenti ordinari a disposizione di ogni produttore di rifiuti al fine di procedere al loro trattamento (del quale lo smaltimento costituisce una delle possibili forme, in alternativa, ad esempio, al recupero).
Per dare attuazione a tale obbligo comunitario, il legislatore italiano ha emanato il Dlgs 3 dicembre 2010 n. 205, con cui - incidendo su vari aspetti del Dlgs n. 152/2006 - ne ha tra l'altro modificato l'articolo 188, il quale attualmente prevede, al comma 1, che "Il produttore iniziale o altro detentore di rifiuti provvedono direttamente al loro trattamento, oppure li consegnano ad un intermediario, ad un commerciante, ad un ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti, o ad un soggetto pubblico o privato addetto alla raccolta dei rifiuti, in conformità agli articoli 177 e 179".
Si è operata, quindi, una diretta e testuale "trasfusione" della norma comunitaria nell'ordinamento nazionale, per cui anche quest'ultimo qualifica ormai l'autosmaltimento come una delle forme normalmente consentite al produttore di rifiuti ai fini del loro trattamento.
Rispetto a tale disciplina la Corte di Giustizia, con sentenza della Sezione VI in data 18.12.2014 (causa C-551/13), ha precisato:
1) che il diritto dell'Unione e la direttiva n. 2008/98 devono essere interpretati nel senso che essi ostano a una normativa nazionale che trasponga una disposizione di tale direttiva, ma entri in vigore subordinatamente all'adozione di un atto interno successivo, qualora detta entrata in vigore intervenga dopo la scadenza del termine di trasposizione fissato dalla medesima direttiva;
2) che il combinato disposto della stessa direttiva deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che non preveda la possibilità per un produttore o un detentore di rifiuti, di provvedere personalmente allo smaltimento, con conseguente esonero dal pagamento di una tassa comunale per lo smaltimento, purché detta normativa sia conforme ai requisiti del principio di proporzionalità.
Atteso che nella specie la controversia atteneva al regolamento Tari per il 2014, il Tar Sardegna ha precisato che al tempo la normativa di recepimento non era ancora entrata in vigore per la mancata adozione della normativa di attuazione recante le modalità tecniche e i termini di entrata in vigore della nuova disciplina, di talché alla data di adozione del regolamento impugnato, non si configurava alcun contrasto della delibera impugnata con il Dlgs n. 205/2010.
Né la prescrizione regolamentare impugnata, fondata sul cosiddetto diritto di privativa pubblica (che conferisce al Comune una sorta di monopolio di diritto tale da imporre all'utente l'obbligo di corrispondere la tariffa anche quando lui stesso proceda allo smaltimento) si poneva ex se in contrasto con l'ordinamento comunitario, come risulta dal principio riportato al punto 2, che non impone alla normativa interna di consentire necessariamente l'autosmaltimento, purché la tassa per il servizio smaltimento dei rifiuti sia "conforme al principio di proporzionalità" (si veda sentenza Corte Giustizia 18.12.2014 n.551).

Il caso
Nella specie, la parte ricorrente invocava l'annullamento dell'atto regolamentare comunale nella parte in cui non prevedeva la facoltà di procedere all'autosmaltimento diretto o indiretto dei rifiuti prodotti dalla propria struttura come invece consentito dall'articolo 15 della Direttiva 19 novembre 2008/98/CE e dall'articolo 16 del Dlgs 3 dicembre 2010 n.205.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tar sardo persuade. E' vero infatti che anche per l'ordinamento nazionale l'autosmaltimento è una delle forme normalmente consentite al produttore di rifiuti ai fini del loro trattamento. Ed è anzi vero, di contro, che il diritto dell'Unione e la direttiva n. 2008/98 devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale che non preveda la possibilità per un produttore o un detentore di rifiuti, di provvedere personalmente allo smaltimento, con conseguente esonero dal pagamento di una tassa comunale per lo smaltimento, purché detta normativa sia conforme ai requisiti del principio di proporzionalità.
Al riguardo, è utile richiamare quanto chiarito dalla sentenza Corte Giustizia 18.12.2014 n.551: "…Tuttavia, benché le autorità nazionali competenti in materia dispongano, per tali ragioni, di un ampio margine di discrezionalità per la determinazione delle modalità di calcolo di una tassa come quella oggetto del procedimento principale, la tassa così stabilita non deve eccedere quanto necessario per raggiungere l'obiettivo perseguito (in tal senso, sentenza Futura Immobiliare e a., EU:C:2009:479, punto 55).
Nel caso di specie spetta quindi al giudice del rinvio verificare, sulla base degli elementi di fatto e di diritto portati al suo esame, se la Tarsu non comporti che a un produttore di rifiuti iniziale o a un detentore di rifiuti, il quale provveda personalmente al loro smaltimento, siano imputati costi manifestamente sproporzionati rispetto alla quantità o al tipo dei rifiuti prodotti e/o conferiti nel sistema di gestione dei rifiuti.
Di conseguenza, alla seconda parte della questione sollevata occorre rispondere che l'articolo 15, paragrafo 1, della direttiva 2008/98, in combinato disposto con gli articoli 4 e 13 della stessa, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che non preveda la possibilità, per un produttore iniziale di rifiuti o un detentore di rifiuti, di provvedere personalmente al loro smaltimento, con conseguente esonero dal pagamento di una tassa comunale per lo smaltimento dei rifiuti, purché detta normativa sia conforme ai requisiti del principio di proporzionalità.".


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