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Partecipate: dal 1° gennaio 2015 compenso amministratori omnicomprensivo

di Giovanni G.A. Dato

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Per le società controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni pubbliche, che nel 2011 abbiano conteggiato un fatturato da prestazione di servizi a favore di Pa superiore al 90% del totale, l’articolo 4, comma 4, del Dl 95/2012 (come modificato dall’articolo 16 del Dl 90/2014) prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2015 il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori non possa superare l’80% del costo complessivamente sostenuto nel 2013. Il comma 5, poi, estende l’applicazione di questo tetto alle società a totale partecipazione pubblica diretta o indiretta.
In precedenza, l’articolo 1, comma 725, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, aveva introdotto il limite in forza del quale nelle società a totale partecipazione di Comuni o Province, il compenso lordo annuale, onnicomprensivo, attribuito al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione, non può essere superiore per il presidente al 70 per cento e per i componenti al 60 per cento delle indennità spettanti, rispettivamente, al Sindaco e al Presidente della Provincia ai sensi dell’articolo 82 del Testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; resta ferma la possibilità di prevedere indennità di risultato solo nel caso di produzione di utili e in misura comunque non superiore al doppio del compenso onnicomprensivo di cui al primo periodo. Successivamente, l’articolo 6, comma 6, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, aveva previsto la decurtazione del 10 per cento di tali compensi.
Come chiarito dalla giurisprudenza, diverso è l’ambito delle due discipline: infatti la legge n. 296/2006 introduce un limite al compenso del singolo amministratore (presidente o componente di c.d.a.) di società partecipate da Comuni e Province, mentre il Dl n. 95/2012 pone un limite ai costi complessivamente sostenuti dalle Amministrazioni pubbliche per gli amministratori delle società controllate, o interamente partecipate, riferendolo alla spesa storica sostenuta per l’intero organo di amministrazione nel 2013. Di conseguenza entrambe le norme devono essere applicate nella logica complessiva di progressivo contenimento dei costi degli organismi partecipati dagli Enti locali.
Quattro recenti deliberazioni di Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti si sono soffermate sulla ricostruzione di alcuni aspetti controversi della disciplina richiamata.

La non derogabilità della previsione
Con deliberazione n. 119/2015/PAR del 10 luglio 2015, la Sezione regionale di controllo per l’Emilia Romagna della Corte dei conti - a fronte di una richiesta di parere circa la possibilità di non applicare la riduzione, anche in considerazione delle competenze professionali di alto livello richieste agli stessi amministratori - ha osservato che, sebbene i “tagli lineari” nella loro concreta applicazione finiscano per penalizzare gli enti i quali hanno avuto una precedente gestione virtuosa, il vincolo ex articolo 4, comma 4, del Dl n. 95/2012, dev’essere interpretato come tassativo (si veda l’articolo pubblicato sul Quotidiano degli enti locali e Pa del 17 luglio 2015). Ne consegue che la previsione in esame dev’essere applicata anche alle società già oggetto di misure di contenimento degli emolumenti in parola; ciò, inoltre, senza poter tenere conto delle competenze professionali concretamente richieste per la gestione dell’incarico.

La omnicomprensività del limite
Secondo la deliberazione 13 luglio 2015, n. 50/2015/PAR della Sezione del controllo per la Regione Sardegna della Corte dei conti - espressasi su una richiesta di parere circa la attribuibilità dell’indennità di risultato anche in eccedenza - il limite dell’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nel 2013 si applica al trattamento economico complessivamente considerato, comprensivo del compenso fisso e dell’eventuale indennità da corrispondere sulla base degli utili realizzati. Pertanto, l’indennità di risultato può essere riconosciuta, nei limiti di cui all’art. 1, comma 725, della legge n. 296/2006, solo se l’onere complessivo, così determinato, a carico dell’ente non superi l’80 per cento di quello sostenuto nel 2013 (così anche la precedente deliberazione 4 marzo 2015, n. 88/2015/PAR della Sezione regionale di controllo per la Regione Piemonte della Corte dei conti, la quale ha aggiunto che il limite di spesa in parola non può essere superato neppure in presenza di aumentate competenze della società partecipata).

Il concetto di “costo sostenuto
Secondo la deliberazione 8 luglio 2015, n. 107/2015/PAR della Sezione regionale di controllo per la Regione Piemontedella Corte dei conti, il concetto di “costo sostenutoex articolo 4, comma 4, del Dl n. 95/2012 deve intendersi nel senso di comprendere i soli compensi percepiti dagli amministratori aventi diritto a tale retribuzione. E’ ben vero che tale interpretazione, in presenza di consiglieri di amministrazione non aventi diritto al compenso, potrebbe offrire una base di calcolo, su cui operare la riduzione, già particolarmente contenuta; tale ipotesi, tuttavia, non pare contrastare con l’intenzione del legislatore di perseguire la contrazione dei costi degli apparati di strutture latamente pubblicistiche, incentivando la nomina di amministratori non aventi diritto al compenso. Inoltre, l’inciso “ivi compresa la remunerazione di quelli investiti di particolari cariche” deve comprendere qualunque ulteriore incarico assegnato agli amministratori societari per il quale venga corrisposto un autonomo compenso (deve pur sempre trattarsi di incarichi riferibili alla gestione societaria in senso lato).


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