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Comune virtuoso sanzionabile per ritardato invio del certificato di gestione

di Giovanni G.A. Dato

Un Comune proponeva ricorso davanti al giudice amministrativo di prime cure chiedendo l’annullamento del decreto con il quale il Prefetto competente aveva applicato al medesimo ente locale una sanzione pari all’1% delle entrate (risultanti al certificato di bilancio del penultimo esercizio a quello in cui viene rilevato il mancato rispetto del limite minimo di copertura dei servizi) sul presupposto del ritardato invio del certificato di gestione ex articolo 243, comma 2, del Tuel.

La prospettazione difensiva
Secondo l’ente locale ricorrente, il provvedimento sanzionatorio in questione era legittimamente applicabile (solo) ai Comuni in condizioni strutturalmente deficitarie che, pur essendo a ciò tenuti, non rispettano i livelli minimi di copertura dei costi di gestione o che non danno dimostrazione di tale rispetto trasmettendo la prevista certificazione, essendo la norma preordinata a colpire un ente locale che si trova in una condizione precaria o di predissesto. Tale sanzione - sempre secondo la prospettazione difensiva - non poteva essere comminata a carico di un ente sano dal punto di vista finanziario (e non strutturalmente deficitario, rispettando i parametri di cui al decreto).
Secondo il Tar Calabria, Catanzaro, sez. I, sentenza 27 giugno 2015, n. 1142il ricorso proposto non merita di essere accolto: l’articolo 243 del Tuel, invero, consente di applicare legittimamente la sanzione all’ente locale che ha presentato con ritardo il certificato di gestione richiesto.

L’analisi e la soluzione
L’articolo 243, comma 6, del Tuel, rubricato “controlli per gli enti locali strutturalmente deficitari, enti locali dissestati ed altri enti”, sottopone ai controlli descritti nella norma anche gli enti che non presentino il certificato di gestione di cui all’articolo 161 del Tuel. Nel caso di specie, il Comune sanzionato non ha presentato il certificato di gestione richiesto dalla norma in oggetto, con la conseguenza che, pur essendo sottoposto ai controlli di cui al comma 2, si è reso inadempiente all’obbligo posto a proprio carico.
Secondo la sentenza in esame, il comma 5 dell’articolo 243 del Tuel, nel comminare la sanzione in questione, prevede due fattispecie differenti: la prima diretta ad applicarsi agli enti locali strutturalmente deficitari che non rispettano i livelli minimi di copertura dei costi di gestione; la seconda, alternativa, fa invece riferimento agli enti locali che non diano prova della dimostrazione in oggetto. La mancanza di adeguata prova, da fornirsi tempestivamente, unitamente all’iscrizione del comune resistente nell’elenco degli enti sanzionabili consente di integrare la fattispecie descritta nel comma 5 dell’articolo 243, del Tuel, con la conseguenza che sotto il profilo letterale l’ipotesi di fatto risulta rientrare nella previsione in oggetto (in senso contrario si segnala Tar Abruzzo, Pescara, sez. I, 3 giugno 2013, n. 307, secondo cui quella introdotta dall’articolo 4, comma 9, del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16 convertito con modificazioni con legge 26 aprile 2012, n. 44 - che ha appunto modificato il comma 5 dell’articolo 243 del Tuel- è una sanzione propria, con una marcata specificità soggettiva, vale a dire che si applica espressamente solo ai Comuni e alle Province che sono in condizione strutturalmente deficitaria; in difetto di tale presupposto tipizzato non si può applicare la sanzione).
Inoltre, sotto un profilo logico o teleologico, l’intenzione del legislatore, che è espressamente intervenuto sul testo della disposizione inserendo la mancata prova come fatto cui applicare la sanzione in oggetto, è quella di allocare l’onere della prova dell’esistenza delle condizioni di fatto a carico dello stesso ente locale, in applicazione del principio di vicinanza che caratterizza l’onere della prova.
La sanzionabilità della mancata dimostrazione del rispetto dei parametri previsti risulta d’altro canto giustificata se si considera che la stessa è idonea a integrare una violazione del principio di collaborazione che deve caratterizzare la pubblica amministrazione e del principio di buon andamento della stessa pubblica amministrazione.
Il rispetto della tempistica prevista dalle legge e il principio costituzionale di parità del bilancio, con la contestuale responsabilità dello stato centrale per il mancato rispetto del principio in oggetto da parte degli enti locali, richiedono strumenti di controllo particolarmente stringenti e il rispetto della tempistica imposta dal legislatore, al fine di garantire l’effettività dei controlli e la possibilità di adottare tempestivamente misure dissuasorie o ripristinatorie e al fine di evitare di incorrere in violazioni dei principi costituzionali e degli obblighi comunitari.
Ne deriva che il fatto in oggetto è conforme e coerente con l’intenzione del legislatore, diretto a comprendere non solo la violazione dei livelli minimi di copertura dei costi di gestione ma anche la mancanza di prova sul punto.


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