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Zero compensi per gli amministratori di consorzi tra enti locali

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Al di là delle incertezze riscontrate nell'inquadramento della fattispecie in esame, la Corte dei conti, sezione di controllo per il Veneto, con la deliberazione n. 327/2015/PAR, ribadisce il divieto di attribuire indennità di carica agli amministratori di consorzi di servizi tra enti locali, alla luce della disciplina legislativa di rigore introdotta negli ultimi anni.

La vicenda
Nel caso di specie, un Comune aderente a un consorzio di servizi tra enti locali, costituito per la gestione di strutture residenziali per anziani, interpella la Sezione veneta con un quesito in ordine alla legittimità dell'erogazione dei compensi ai membri del Cda consortile.

L'interpretazione
Ad avviso del collegio la natura giuridica di tale consorzio non appare ben definita, in quanto lo stesso, pur rientrando nella categoria degli enti pubblici di cui all'articolo 1, comma 2, del Dlgs 165/2001, è aperto alla partecipazione di soggetti diversi dagli enti locali. In conseguenza di ciò, la Corte non ravvisa i presupposti per esprimere un parere attinente al caso concreto, ma evoca alcuni interessanti principi che devono considerarsi quali punti fermi per l'analisi della questione.
Il collegio rammenta che il perimetro di applicazione dell'articolo 5, comma 7, del Dl 78/2010 convertito dalla legge 122/2010, si estende anche ai consorzi tra Comuni, costituiti tra Comuni, ai sensi dell'articolo 31 del Tuel. È vero che tale disposizione non cita espressamente i consorzi, limitandosi a disporre che «agli amministratori di comunità montane e di unioni di comuni e comunque di forme associative di enti locali, aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche non possono essere attribuite retribuzioni, gettoni, o indennità o emolumenti in qualsiasi forma siano essi percepiti». Ogni dubbio interpretativo è stato però sciolto dalla Sezione delle autonomie, che con deliberazione n. 4/2014/QMIG ha affermato che «tra le forme associative di enti locali aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche ai cui amministratori, ai sensi dell'art. 5, comma 7, della Dl 78/2010, non possono essere attribuite retribuzioni, gettoni e indennità o emolumenti in qualsiasi forma, deve ritenersi che rientrano anche i componenti dei consigli di amministrazione dei consorzi di enti locali».
La coerenza di una siffatta interpretazione estensiva trova il suo sigillo nella sentenza della Corte Costituzionale n. 151/2012, secondo cui il citato disposto del Dl 78/2010 «persegue l'obiettivo di ridurre la spesa pubblica corrente per il funzionamento di tali organismi attraverso una disciplina uniforme, che coordina la legislazione del settore».

I vincoli di finanza pubblica
Vale la pena ricordare che ormai da tempo i tagli della spesa pubblica hanno comportato, in una logica sempre più stringente di spending review, il divieto ex lege di erogare indennità di carica non soltanto agli amministratori ai vertici delle forme associative di diritto pubblico, ma anche ai Cda delle istituzioni e delle aziende speciali.
In relazione a ciò, si ripropone il dubbio che i vincoli di finanza pubblica, ove ispirati a un estremo rigore, si possano trasformare in misure di dubbia equità, visto che con un siffatto modus operandi si penalizza l'attività istituzionale di cariche pubbliche pur sempre necessarie al governo locale, e il cui esercizio richiede al soggetto che le occupa una qualificata esperienza professionale, nonché l'assunzione di compiti esposti a notevole responsabilità.


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