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Esami da avvocato, sono sindacabili i voti senza motivazione

di Paola Cosmai

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Nota e ricorrente la questione della sindacabilità o meno in sede giudiziaria dei voti assegnati dalle commissioni d'esame agli elaborati scritti degli esami di abilitazione alla professione di avvocato, che, pur dopo l'apertura delle Sezioni unite (sentenza 28 maggio 2012 n. 8412), non ha trovato sponda tra i giudici amministrativi, rispetto ai quali, dunque, la decisione del Tar Roma 14 luglio 2015 n. 9366, che annulla il giudizio negativo per difetto di motivazione, rappresenta un'inversione di tendenza.

La questione
In assenza di un quadro normativo lineare e omogeneo, spinta da esigenze di effettività della tutela, soprattutto la giurisprudenza di prossimità (Tar Catania, 14 settembre 2006 n. 1446; Firenze, 19 luglio 2004 n. 2649; Venezia, 21 gennaio 2002 n. 137; Latina, 18 aprile 2000 n. 194) ha avallato quell'orientamento più garantista secondo cui solo per la valutazione negativa delle prove di concorso non é sufficiente il semplice voto alfanumerico, dovendo questo essere integrato da un giudizio sintetico, il solo idoneo ad esprimere compiutamente l'iter logico seguito dalla commissione esaminatrice per pervenire a un apprezzamento sfavorevole, in applicazione dei criteri fissati dal bando e da essa stessa.
Impostazione che, peraltro, ha tratto vigore all'indomani della legge 7 agosto 1990 n. 241, che, all'articolo 3, nel prevedere l'obbligo generalizzato di compiuta motivazione dei provvedimenti amministrativi, non ha contemplato tra le ipotesi di esclusione, enumerate al comma 2 in maniera tassativa ed in numerus clausus, anche quella degli atti concorsuali accanto a quelli normativi e generali. Ben più rigida e di segno opposto l'opinione dei giudici di Palazzo Spada (Consiglio di Stato, 3 novembre 1989 n. 732 e 19 luglio 1989 n. 431), che hanno optato per la sufficienza del voto alfanumerico, costituendo esso pur sempre un giudizio, certamente sintetico, ma non per questo meno eloquente e soddisfacente allo scopo di assolvere all'onere di motivazione, pur dopo il varo della legge n. 241, trattandosi di giudizi tecnici ad esso sottratti (Consiglio di Stato, 26 aprile 2006 n. 2335) anche considerando l'obbligo di preventiva adozione delle griglie di valutazione delle prove scritte a cura delle commissioni d'esame (Consiglio di Stato, 30 aprile 2003 n. 2331, 18 dicembre 2008 n. 6228).

L'iter motivazionale
I giudici di prossimità, premettendo che l'insufficienza del voto numerico, la carenza di istruttoria e la genericità dei criteri valutativi sono tutte censure tra loro connesse e finalizzate a scardinare la correttezza del modus procedendi della commissione d'esame, ne dichiara legittimo l'operato nella parte in cui, recependo le griglie di valutazione adottate a livello centrale, le applica al caso di specie traducendole in un voto numerico di sintesi. Ciò che, viceversa, ne mina la regolarità è l'assoluta assenza sull'elaborato scritto di indicazioni, sottolineature o correzioni che valgano ad esternarne l'operato come richiesto dall'articolo 46, comma 5, della legge 31 dicembre 2012 n. 247, che, benché non ancora applicabile per il termine dilatorio di quattro anni contenuto nel successivo articolo 49, costituisce non di meno un criterio ermeneutico attuale in linea con i principi di trasparenza dettati dal generale obbligo di motivazione introdotto dall'articolo 3 della legge 241/1990, poi declinato anche da discipline concorsuali specifiche, come quella notarile (articolo 11, comma 5, del Dlgs 24 aprile 2006 n. 166).
Quanto innanzi pur avendo la Consulta fatta salva la legittimità della disciplina degli esami di abilitazione all'esercizio della professione forense laddove ammette la graduazione dei punteggi in forma esclusivamente numerica (sentenza 8 giugno 2011 n. 175), atteso che ciascun Giudice ha potere decisionale e interpretativo autonomo qualora le pronunce della Corte siano di rigetto come in ipotesi.

La decisione
Il Tribunale capitolino ritiene che non violi la disciplina transitoria dettata dal menzionato articolo 49, verificare la correttezza dell'iter valutativo seguito dalle Commissioni d'esame alla stregua delle leggi di settore e dei singoli atti procedimentali, tenuto conto anche dei principi di rango comunitario considerato che l'esame di abilitazione forense è pur sempre espressione della libertà di stabilimento e che l'obbligo di motivazione è recepito anche dalla Carta fondamentale dei diritti dell'Unione europea.
Nel caso deciso, in particolare, il collegio ha ravvisato l'illegittimità dell'operato dell'Organo valutativo non avendo esso apposto alcun segno o breve nota a margine dell'elaborato ritenuto insufficiente, rendendo impossibile sia verificare le ragioni dell'apprezzamento negativo, sia, ed ancor prima, le modalità di concreta applicazione dei parametri generali di riferimento adottati dalla Commissione Centrale.
Questi ultimi, infatti, risultano connotati da astrattezza tale da attagliarsi ad ogni argomento richiesto dalla singola traccia, necessitando, dunque, una specificazione in sede di correzione, attraverso, appunto, l'annotazione a margine di ciascun elaborato, per dare contezza delle mancanze riscontrate e, dunque, dell'insufficienza assegnata.


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