osservatorio anci-ifel

Ai Comuni i proventi delle alienazioni, ragionevole che il Dl enti locali si applichi dal 2013

di Matteo Valerio

Anche i Comuni che hanno venduto i propri beni immobili prima dell'entrata in vigore del Dl Enti locali potranno, con grande probabilità, utilizzarne i proventi al 100%. La norma che prevedeva l'obbligo di destinare il 10% degli introiti al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato, abolita proprio dal Dl enti locali, viene infatti sostituita dalle nuove disposizioni in modo che, come appare ragionevole, gli effetti avranno nei fatti validità per tutte le alienazioni portate a termine dai Comuni a partire dal 4 settembre 2013. Tanto che l'Anci auspica che la norma abbia effetto anche per le Città metropolitane e le ex Province.
Come spiega Ifel in una nota, tutto nasce dal fatto che l'accantonamento del 10% delle vendite di beni immobiliari, disposto dal Dl 69/2013 ed efficace a partire dallo scorso 4 settembre 2013, sarebbe dovuto finire nel Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato in seguito a un decreto attuativo mai emanato. Gli enti che hanno dismesso i propri immobili dopo il 4 settembre 2013, dunque, hanno fatto confluire la percentuale che sarebbe dovuta spettare allo Stato nel capitolo dei residui passivi, in attesa di trasferirla al Fondo pluriennale vincolato previsto in seguito dalle nuove norme sulla contabilità.

L'intervento del Dl enti locali
Ora però l'articolo 7 del Dl Enti locali fa decadere questa previsione. Se a questo si aggiunge che appare ormai assai improbabile la possibilità di emanazione di un decreto attuativo delle norme ormai superate e relative al 2013, è ragionevole che l'utilizzo delle risorse potrà essere destinato in via prioritaria per l'estinzione dell'indebitamento, ma anche per la ripresa degli investimenti. I Comuni, fa notare inoltre l'Ifel, potranno comunque avere una certa discrezionalità di valutazione riguardo i capitoli di spesa a cui destinare queste risorse: la priorità dell'estinzione dei debiti, sostiene Ifel, passa in subordine nel caso in cui le spese per l'estinzione dei mutui e le eventuali penali non siano proprio in linea con i principi di economicità.

Fondo crediti di dubbia esigibilità
Porte aperte dunque anche agli investimenti, oppure all'utilizzo delle risorse per la copertura dei disavanzi generati dalle nuove regole di contabilità. L'obbligo per i Comuni di creare un Fondo crediti di dubbia esigibilità e di operare per un riaccertamento straordinario dei residui, infatti, genera in moltissimi casi aumenti dei disavanzi di bilancio. Ebbene, il decreto del 2 aprile 2015 varato dai ministeri dell'Economia e dell'Interno, che si occupa della copertura delle negatività causate dall'avvio del nuovo sistema contabile degli Enti, stabilisce proprio che il maggior disavanzo può essere annualmente ripianato anche con i proventi derivanti dall'alienazione dei beni patrimoniali dei Comuni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA