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In caso di titolo esecutivo alla Pa termine di «tolleranza» di 6 mesi

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In relazione alla domanda di condanna dell’amministrazione al pagamento del danno di cui all’articolo 114, comma 4, lett. e), c.p.a. (“il giudice, in caso di accoglimento del ricorso, (…) salvo che ciò sia manifestamente iniquo, e se non sussistono altre ragioni ostative, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato; tale statuizione costituisce titolo esecutivo”), la sezione I-quater del Tar Lazio, con sentenza 2 luglio 2015, n. 8887, ha ribadito che la giurisprudenza amministrativa ritiene ormai l’applicabilità del predetto articolo 114, comma 4, lett. e), c.p.a., ai giudizi di ottemperanza relativi a titoli esecutivi giudiziali portanti l’obbligazione della pubblica amministrazione di pagare una somma di denaro (Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, 25 giugno 2014, n. 15).

In diritto
Da quanto affermato consegue:
a)
che rispetto all’inadempimento dell’obbligazione di pagare una somma di denaro portato da titolo esecutivo giudiziale e in vista dell’applicazione dell’istituto di cui si discute, è concedibile all’amministrazione un termine di “tolleranza” di 6 mesi (sentenze Cedu Gaglione e Cocchiarelli), la cui decorrenza va individuata con riferimento alla data in cui il titolo giudiziale recante la condanna al pagamento di una somma di denaro a titolo di indennizzo, munito della prescritta formula esecutiva, è stato notificato nei confronti dell’amministrazione soccombente;
b)
che, scaduto tale semestre, nulla osta, anche in carenza di attualità di disponibilità di risorse finanziarie sul pertinente capitolo, alla condanna dell’amministrazione al risarcimento del danno da ritardo in favore del creditore;
c)
che la quantificazione del pregiudizio risarcibile può essere in via generale effettuata prendendo a fondamento il parametro, individuato dalla Cedu, dell’“interesse semplice ad un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea applicabile durante tale periodo, aumentato di tre punti percentuali”;
d)
che, ai sensi dell’articolo 1227, comma 2, c.c., non è ininfluente nella considerazione della misura del risarcimento la tempestiva attivazione da parte del creditore del rimedio dell’ottemperanza;
e)
che, sussistendo positivamente le condizioni di cui alle lett. b) e d), detta misura - e, quindi, il tasso sopra individuato, da applicare sulla sorte capitale - dovrà essere corrisposta a titolo di risarcimento del danno da ritardo.

Il caso
Nella specie, la parte vittoriosa in un contenzioso chiusosi con condanna della PA al pagamento di una somma di denaro, passata in giudicato, deduceva che l’amministrazione, nonostante la sua notifica in forma esecutiva e il decorso di nove mesi, non ha provveduto all’adempimento del comando giudiziario, instando affinché l’adito Tribunale:
- dichiarasse l’inottemperanza dell’amministrazione all’obbligo di provvedere al pagamento delle somme di cui sopra, assegnando per l’effetto un congruo termine per adempiere;
- disponesse che a tanto provveda, per il caso di perdurante inadempimento, un commissario ad acta;
- condannasse il ministero inadempiente al pagamento di una somma ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., nella misura ritenuta di giustizia;

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio persuade. Effettivamente, il fattore tempo condiziona sempre più le relazioni economiche e per il creditore rileva ormai non più soltanto il “se” del pagamento, ma anche il “quando”.
Appare dunque un giusto compromesso quello raggiunto con le sentenze Cedu Gaglione e Cocchiarelli, richiamate nella decisione in commento, secondo le quali rispetto all’inadempimento dell’obbligazione di pagare una somma di denaro portato da titolo esecutivo giudiziale è concedibile all’amministrazione un termine di “tolleranza” di sei mesi, scaduto il quale, nulla osta, anche in carenza di attualità di disponibilità di risorse finanziarie sul pertinente capitolo, alla condanna dell’amministrazione al risarcimento del danno da ritardo in favore del creditore.


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