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Società escluse dalle nomine negli Oiv, esclusiva alle persone fisiche

di Amedeo Di Filippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Gli incarichi di componente degli organismi indipendenti di valutazione possono essere conferiti solo a persone fisiche e non anche alle società. È quanto afferma la sezione di Catanzaro del Tar Calabria con la sentenza n. 1190/15, relativa al caso di esclusione di una società dalla selezione per il conferimento di incarichi esterni per l'organismo di valutazione.
La società in questione ha partecipato alla selezione pubblica indetta da un Comune avente a oggetto il conferimento di tre incarichi di componente dell'Oiv, mettendo a disposizione alcuni professionisti i quali hanno sottoscritto la domanda-dichiarazione di possesso dei requisiti. La società si è vista esclusa dalla selezione in ragione del fatto che l'istanza era proveniente da soggetto non persona fisica, secondo le indicazioni fornite dalla (ex) Civit.

Solo persone fisiche
Dopo aver affermato la giurisdizione del giudice amministrativo, a ragione del fatto che il soggetto che aspira alla nomina di componente dell'Oiv fa valere una posizione giuridica di interesse legittimo a fronte di una apposita procedura selettiva e che egli è una figura riconducibile al genus del «funzionario onorario» il cui rapporto di servizio viene costituito con provvedimento amministrativo, il Tar giunge alla conclusione che il bando deve essere rivolto soltanto ai soggetti persone fisiche e non anche alle società.
Ruolo centrale nel processo di nomina è assegnato, secondo i giudici calabresi, alla (ex) Civit, che fissa le linee guida e i criteri ed emana i pareri per la nomina dei componenti gli Oiv, «con la conseguenza – si legge nella sentenza – che l'atto di nomina contenente elementi di discrasia rispetto alle indicazioni in essi contenute, che ne delimitano l'ambito di esercizio del potere discrezionale, risulta inficiato da eccesso di potere». Talché la nomina dell'Oiv deve soggiacere alle indicazioni espresse dalla Civit nella delibere nn. 29/2012 e 12/2013, che l'Anac, nel frattempo subentrata, ha confermato (si vedano le Faq pubblicate sul sito), compreso il divieto di estendere la partecipazione per la nomina alle società. Nemmeno possono essere nominati soggetti diversi dalle persone fisiche nell'ipotesi in cui il conferimento dell'incarico avvenga scindendo il rapporto personale con il candidato dal rapporto economico, prevedendo l'erogazione del corrispettivo a una società per l'attività prestata dal singolo; si sarebbe in presenza, secondo il Tar, di un'ipotesi di interposizione, con riflessi anche sul principio della tendenziale esclusività.

Le incoerenze della vicenda giudiziaria
C'è da osservare che quelle che appaiono certezze granitiche vengono nella sentenza temperate da locuzioni e allusioni che ne minano la solidità. Come per esempio quando sottolinea che, non contenendo il bando in questione una clausola espressamente comminatoria della esclusione delle società, la suddetta esclusione viene attestata per via interpretativa. O quando, nonostante i riferimenti alle delibere Civit, assume che queste si applicano solo e in quanto l'amministrazione comunale abbia scelto di adeguarvisi richiamandole negli atti. Tanto più che proprio la mancanza di una clausola espressa dichiarativa dell'esclusione delle società dalla selezione, unita alla scarna motivazione contenuta nel provvedimento di esclusione, consentono al Tar di disporre l'integrale compensazione delle spese di giudizio.
Degna di annotazioni è anche la tesi secondo cui non è possibile scindere il momento dell'affidamento del servizio, effettuato nei confronti di una persona fisica, da quello del versamento del corrispettivo della prestazione, effettuato nei confronti di una società. Che vuol dire negare qualsiasi libera concorrenza e competitività nella materia della valutazione, penalizzando ogni tipo di attività economico-imprenditoriale, posto che nel caso di specie l'incarico è destinato ai singoli esperti proposti dalla società e non a questa in quanto tale, che anzi si propone come soggetto di assistenza e consulenza e che, in virtù di una attività professionale svolta per giunta a favore di una pluralità di enti – in genere di modeste dimensioni organizzative – garantisce interventi efficaci con notevole risparmio di risorse. Per il Tar Calabria e per la (ex) Civit e poi Anac, dunque, la scelta dei valutatori Oiv è meglio collocata nell'autonomo e personale apprezzamento del Sindaco e non anche in una trasparente selezione tra soggetti privati dotati della giusta esperienza.
Il problema è evidentemente nell'interpretazione fornita dalla Civit e fatta propria dall'Anac, relativamente all'esclusione delle società dal novero dei possibili partecipanti alle selezioni.
Non è un caso che nella sentenza n. 1190 il Tar Calabria evidenzi tra le righe che le delibere della Civit non siano state impugnate dalla società ricorrente.
Che non può non apparire come un suggerimento per l'appello. Chissà cosa ne pensa la Funzione Pubblica, che ha ereditato le funzioni in materia di misurazione e valutazione della performance dall'articolo 19 del Dl 90/2014 convertito dalla legge 114/2014.


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