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Ok della Consulta al Mef su gare di acquisti tramite Consip in programmi cofinanziati Ue

di Riccardo Sciaudone

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Non viola la Costituzione il ricorso alla Consip Spa da parte del ministero dell'Economia e delle Finanze per lo svolgimento di procedure di gara finalizzate all'acquisizione, da parte delle autorità di gestione, certificazione e audit istituite presso le singole amministrazioni titolari dei programmi di sviluppo cofinanziati con fondi dell'Unione europea, di beni e di servizi strumentali all'esercizio delle relative funzioni.
La sentenza, resa nell'ambito del giudizio di costituzionalità promosso dalla Regione Campania in merito all'articolo 9, comma 8-bis, del Dl 66/2014 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), conferma lo scavalcamento delle amministrazioni locali e periferiche dello Stato, impegnate e coinvolte nella gestione di programmi di sviluppo cofinanziati con fondi dell'Unione europea, da parte della Consip in relazione ai processi di acquisto di beni e servizi relativi all'attuazione dei programmi medesimi.

La norma contestata
Allo scopo di semplificare e rendere più efficiente l'attuazione dei programmi di sviluppo cofinanziati con fondi dell'Unione europea, l'articolo 9, comma 8-bis del Dl 66/2014 prevede che il ministero dell'Economia e delle Finanze si avvalga di Consip Spa, nella sua qualità di centrale di committenza ai sensi dell'articolo 3, comma 34, del Dlgs 163/2006, sulla base di convenzione disciplinante i relativi rapporti per lo svolgimento di procedure di gara finalizzate all'acquisizione di beni e di servizi strumentali all'esercizio delle relative funzioni da parte delle Autorità di gestione, certificazione e di audit istituite presso le singole amministrazioni titolari dei programmi di sviluppo cofinanziati con fondi dell'Unione europea.

Le censure di incostituzionalità
La Regione Campania ha sostenuto la contrarietà di tale previsione normativa con gli articoli 97, 118 e 120 della Costituzione. In particolare, l'accentramento di funzioni amministrative in capo al Mef, a scapito delle competenze regionali in ambito amministrativo, violerebbe i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza e sarebbe anche in contrasto con il principio di buon andamento dell'azione amministrativa. Per di più, la sostituzione del ministero dell'Economia e delle Finanze alle diverse amministrazioni titolari dei programmi di sviluppo cofinanziati con fondi dell'Unione europea violerebbe il principio di leale collaborazione, dal momento che il potere sostitutivo dovrebbe essere esercitato solo in caso di inerzia degli enti titolari dei poteri.

La Corte e il contesto europeo
Nel rigettare la fondatezza delle censure, la Corte ha dato una lettura e interpretazione "europeistica" della norma, nel senso cioè che ha proceduto a una contestualizzazione europea, pur nell'ambito di un giudizio costituzionale, della norma in questione, a conferma che certe questioni devono essere risolte alla luce del quadro normativo europeo. La Corte ricorda, infatti, che la disposizione controversa si inserisce nell'ambito della disciplina europea sui fondi, e in particolare del regolamento (Ue) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sui fondi strutturali e di investimento europei (Fesr, Fse, Fondo di coesione, Feasr e Feamp). In tale disciplina, sono contenute le disposizioni relative alle "autorità di gestione e controllo", in particolare, l'articolo 125 che definisce le funzioni dell'autorità di gestione, l'articolo 126 che definisce quelle dell'autorità di certificazione e l'articolo 127 che disciplina quelle dell'autorità di audit. L'ordinamento nazionale, prosegue la Corte, ha inteso supportare tale disciplina con moduli di coordinamento e sostegno delle attività relative ai programmi cofinanziati con fondi dell'Unione europea e affidando le relative funzioni alla Presidenza del Consiglio (o a un ministro delegato), all'Agenzia per la coesione territoriale e allo stesso ministero dell'Economia e delle Finanze.

Una disciplina necessaria e attinente la finanza pubblica
In questo contesto, allora, la disposizione si inserisce come inevitabile strumento per l'attuazione efficiente e semplificata dei programmi di sviluppo cofinanziati con fondi dell'Unione europea. Difatti, nota la Corte, l'esperienza operativa pregressa ha registrato ritardi e inadempimenti nell'attuazione dei programmi anzidetti. In tal senso, dunque, la previsione in questione si prefigge una riduzione dei tempi e dei costi delle procedure, favorendo maggiori economie di scala e la riduzione del contenzioso, nonché di generare maggiore trasparenza e correttezza delle procedure di appalto attivate per l'attuazione dei programmi finanziati dai fondi europei. Peraltro, conclude la Corte, la disciplina censurata è riconducibile alla materia del «coordinamento della finanza pubblica», di cui all'articolo 117, terzo comma, Costituzione, e in quanto tale non porrebbe, in ogni caso, problemi di interferenza con gli articoli 97 e 118 della Costituzione.


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