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Per il consigliere comunale diritto di impugnativa con limiti

di Stefano Usai

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Tar Puglia - con la recente pronuncia n. 2200/15 - ha chiarito efficacemente il perimetro delle prerogative istituzionali del consigliere comunale, in particolare, in relazione al diritto di conoscere i vari atti relativi alla deliberazione da adottare al fine di potersi esprimere ex informata causa.

La vicenda
Nel caso di specie, un consigliere comunale di un Comune pugliese impugnava una deliberazione del proprio Consiglio «recante l'adozione della variante generale al Piano regolatore generale per l'adeguamento (…) dello strumento urbanistico comunale» al Piano urbanistico territoriale tematico per il paesaggio della Regione Puglia, sostenendo la «mancata consegna della materializzazione cartacea» necessaria, a suo dire, per un'adeguata – ai fini del voto – conoscenza dei piani territoriali. Quanto rilevato, secondo il dogliante, avrebbe impedito di poter esprimere il proprio voto in modo informato e quindi, in definitiva, avrebbe negativamente inciso sulle prerogative istituzionali del ruolo di consigliere comunale.

Il ragionamento espresso in sentenza
Il giudice riconosce che effettivamente - secondo l'insegnamento giurisprudenziale prevalente e condivisibile - «il componente di un organo collegiale è legittimato a ricorrere avverso le deliberazioni che investano direttamente la sua sfera giuridica, ovvero quando le norme che attengono al procedimento formativo dell'atto collegiale siano state violate in modo tale che egli non sia stato posto in condizione di potere svolgere regolarmente il proprio ufficio». In simili accadimenti, si legge nella sentenza, il consigliere è legittimato a ricorrere.
È noto che per la disciplina dei lavori del consiglio comunale, oltre alle disposizioni contenute nel decreto legislativo 267/2000, gli enti locali debbono adottare un regolamento sul funzionamento del consiglio. In questo ambito devono pertanto essere chiaramente regolamentate le procedure non solo relative alla convocazione ma anche in tema di messa a disposizione degli atti oggetto di delibere al fine di consentire ad ogni componente del consesso di esprimere il proprio voto con cognizione di causa.

La valutazione nel merito
Se la riflessione appena espressa, per cui il consigliere ha diritto a poter votare in modo informato e con cognizione, ha una valenza generale, è altrettanto vero che occorre verificare concretamente se le condizioni minime dirette ad assicurare l'informazione e la conoscenza sono effettivamente mancate. Nel caso di specie, il ricorrente lamentava la mancata consegna da parte degli uffici del Comune di una serie di atti necessari per formare il proprio convincimento, il giudice invece ne ha disconosciuto l'assunto.
In questo senso in sentenza si legge che «emerge chiaramente dagli atti di causa che il predetto Consigliere Comunale (nonostante l'asserita mancanza di cognizioni telematiche) avrebbe potuto sia visionare e consultare» gli «elaborati tecnici durante il periodo di (rituale) deposito degli stessi - in formato cartaceo ed aggiornato - presso la Segreteria Generale dell'Ente resistente (…), sia procedere autonomamente alla stampa degli elaborati medesimi in formato cartaceo utilizzando il DVD (contenente la riproduzione su supporto telematico degli elaborati tecnici di che trattasi) tempestivamente consegnato a tutti i Consiglieri Comunali». L'ultimo inciso, come si può intuire, ha una rilevanza anche pratica non di poco conto che dovrebbe indurre a una riconsiderazione delle modalità operative con cui vengono, nella prassi operativa, convocati i consigli comunali. Nell'odierno appare francamente opinabile un sistema che imponga la consegna materiale degli atti delle proposte all'ordine del giorno laddove si possa tranquillamente procedere con convocazioni telematiche e con il deposito degli atti – secondo una tempistica che non ne impedisca la visione – in modo da consentire ad ogni consigliere (e/o interessato) di averne tempestiva conoscenza. Lo stesso giudice, nel respingere il ricorso, precisa che « tenuto conto dell'oggetto della proposta di deliberazione consiliare (…) e dei principi generali di economicità e di proporzionalità», non può ritenersi che « fosse onere degli uffici comunali consegnare al Consigliere (…) gli elaborati tecnici originari del Piano regolatore generale».


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