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È peculato se l'agente si appropria di stupefacenti sequestrati

di Daniela Casciola

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Commette peculato il poliziotto che si appropria, per uso personale, degli stupefacenti sequestrati. Il reato c'è anche in assenza di un danno economico consitente per la Pa essendo la merce destinata alla distruzione. Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza n. 30141/15, depositata ieri.

La vicenda
La decisione riguarda il ricorso contro la sentenza della Corte d'appello di Venezia che aveva condannato un sovrintendente della Polizia municipale di Stato per essersi appropriato di quatitativi «imprecisati» di sostanze stupefacenti sottoposte a sequestro. L'uomo avrebbe agito con l'intenzione di utilizzare la droga a fini personali.

La decisione
La Cassazione ha rigettato il ricorso muovendo dalla premessa che l'appropriazione di cose o danaro da parte di un agente pubblico, anche quando non arreca danno patrimoniale alla Pa, è comunque lesiva dell'altro interesse tutelato dall'articolo 314 del codice penale che si identifica nella legalità, nell'imparzialità e nel buon andamento del suo operato. Non occorre, quindi, che si sia realizzato un ingiusto profitto.
La Corte ricorda, infatti, in via generale che il peculato è un reato a carattere plurioffensivo: da un lato tutela l'interesse della «funzionalità operativa della Pa», dall'altro riguarda la protezione dei beni patrimoniali che sono affidati - come nel caso di specie - alla custodia dei pubblici funzionari. Da questo deriva che l'irrilevanza del danno patrimoniale non esclude la sussitenza del reato. L'agente ha infatti leso l'interesse non patrimoniale, cioè il buon andamento della pubblica amministrazione.
Non rileva che il bene oggetto dell'indebita appropriazione fosse destinato alla distruzione. La sostanza, una volta sottoposta a sequestro, doveva rimanere nella sfera di esclusiva disponibilità dell'amministrazione per essere sottoposta a valutazioni ed accertamenti che ne autorizzassero la distruzione.
La Corte sottolinea, a proposito e in riferimento specifico al caso in giudizio, che integra il reato di peculato anche l'appropriazione di cose il cui commercio è vietato.


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