osservatorio anci-ifel

Piccoli Comuni/2 - Cresce il numero delle Unioni

di Giuseppe Pellicanò

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

A giugno di quest'anno sono in totale 414 le unioni di Comuni presenti sul territorio nazionale, 33 in più rispetto al 2014. È quanto emerge dai dati di Anci-Ifel che come ogni anno ha fornito la fotografia aggiornata sui piccoli Comuni italiani. L'Atlante 2015, presentato oggi a Cagliari nell'ambito della XV Conferenza nazionale dei piccoli Comuni Anci, ci dice di un universo delle Unioni estremamente dinamico e in costante trasformazione. Confrontando i dati di giugno 2015 con quelli di settembre 2014, infatti, è aumentato sia il numero di amministrazioni comunali coinvolte, passato da 1.958 a 2.137, che, conseguentemente, la popolazione complessiva (attualmente 9.237.869, nell'anno precedente era 8.508.497).

Pur muovendosi all'interno di un unico quadro normativo nazionale - notano i ricercatori di Cittalia-Anci - le Regioni stanno adottando politiche diverse finalizzate, di volta in volta, a favorire in misura più o meno diretta il percorso di unificazione comunale. Si rileva così una forte polarizzazione tra Regioni in cui il numero di Unioni di Comuni è superiore a 30 e Regioni in cui tale valore è inferiore o uguale a 10. In particolare - evidenzia ancora il Rapporto - nel primo caso, il dato di Lombardia (60), Piemonte (52) e Sicilia (47), che da sole contribuiscono per poco meno della metà sul totale nazionale. In definitiva, i Comuni italiani che partecipano alle Unioni di Comuni sono 2.137, il 26,55% del totale delle amministrazioni comunali.

Tutto questo conferma comunque l'interesse dei Comuni verso modelli di gestione associata dei servizi, secondo una linea rilanciata di recente dalla legge 56/2014, la legge Delrio. Sul tappeto rimane la prescrizione obbligatoria per i piccoli Comuni di associare almeno 10 funzioni, la cui entrata in vigore è stata nuovamente prorogata al 31 dicembre 2015. Da parte dell'Anci – e di questo si discuterà ampiamente nell'appuntamento di Cagliari – si cercherà di ottenere da governo e Parlamento l'abbandono dei criteri demografici di unione obbligatoria degli enti, a vantaggio della logica degli ambiti ottimali di gestione. Un criterio che, oltre a rispettare l'autonomia gestionale dei territori, ha il vantaggio di porre il tema delle unioni e delle fusioni non più come prerogativa dei piccoli Comuni ma come tema generale che riguarda la totalità dei municipi italiani.


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